Zibaldone43

23 Gennaio Gen 2015 1530 23 gennaio 2015

Presidente della Repubblica, 6 caratteristiche per salire al Colle

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Il palazzo del Quirinale, sede del presidente della Repubblica.

È tempo di elezione del presidente della Repubblica, anche se a sceglierlo sono i 'grandi elettori' (i parlamentari più rappresentanti locali) che, in gran numero, sarebbero pure illegittimi visto che sono arrivati in Camera e Senato per merito di una legge elettorale che la Cassazione ha bocciato.
Polemiche a parte sull'identità di coloro che devono scegliere il successore di Giorgio Napolitano - quest'ultimo ha lasciato il Quirinale dopo nove anni e ora siede a Palazzo Madama in qualità di senatore emerito - è ora di delineare l'identikit del capo dello Stato ideale da piazzare al Colle.
Senza fare il classico toto nomi - alla fine sono sempre le solite facce che girano - meglio partire dalle qualità necessarie per rappresentare l'Italia. Sempre che alla politica interessi davvero avere un presidente della Repubblica che, come recita l'articolo 87 della Costituzione rappresenti «l'unità nazionale» e non sia solo un burattino nella mani di chi l'ha eletto.

1. Non deve essere troppo vecchio

Per prima cosa, sarebbe utile che il nuovo capo dello Stato non sia eccessivamente anziano.
Posto il limite minimo di 50 anni indicato dalla Costituzione, si potrebbe eleggere un 60enne. Nella storia della Repubblica, finora solo tre presidenti su 11 avevano meno di 70 anni al momento dell'elezione: Giuseppe Saragat (66), Giovanni Leone (63) e il 57enne Francesco Cossiga che è stato l'unico, insieme con Carlo Azeglio Ciampi, a essere eletto al primo scrutinio.
Visto che Napolitano, certo per 'grande senso delle istituzioni', ha sdoganato il limite di una sola legislatura per il capo dello Stato, in tempi sempre più cupi (non solo per l'economia) meglio eleggere una personalità che, in caso di necessità, possa avere un'età che gli consenta di andare oltre ai sette anni del primo mandato evitando di ritrovarsi a 90 anni con il peso di un Paese sulle spalle.

2. Nessuna ombra con la giustizia

A volte lo si dà per scontato, però è fondamentale che il prossimo presidente della Repubblica goda di un'illibata reputazione con la giustizia. Da escludere tuttavia che un'indagine della magistratura possa compromettere la carriera del prescelto: in troppe occasioni sono stati celebrati processi (con sentenze) sui media sulla base di semplici sospetti che poi si sono rivelati inconsistenti.
Resta il diktat di non avere ombre: non vogliamo più trovarci un capo di Stato che è costretto a ospitare al Quirinale i giudici per farsi interrogare; con gli avvocati dei mafiosi che pretendono di porre domande al presidente della Repubblica.
Non dimentichiamoci, infine, che l'inquilino del Colle, secondo l'articolo 87 della Costituzione, «presiede il Consiglio superiore della magistratura»: vogliamo che l'organo rappresentativo dei giudici sia guidato da chi non lo merita?

3. Abbia un profilo internazionale

A differenza del passato, ormai la politica non è più un affare nazionale. La crisi economica degli Anni 2000 ha evidenziato la necessità di una maggiore coesione dei Paesi a livello sovranazionale: per l'Italia il riferimento è la tanto bistrattata Unione europea. È a Bruxelles che si prendono le decisioni che contano per la vita dei circa 60 milioni di italiani (e di tutti i restanti 500 milioni di europei). Quindi al Quirinale è meglio eleggere una personalità che conosca il funzionamento degli organi dell'Ue perché è da lì che passa la politica che conta.
Far sedere al Colle qualcuno che sia apprezzato anche a livello internazionale, poi, sarebbe una decisione che dimostrerebbe come l'Italia abbia compreso che l'Europa non è una zavorra, bensì lo strumento con cui uscire dalla crisi. Se poi il candidato conoscesse qualche altra lingua (magari in modo fluente), oltre all'italiano ovviamente, sarebbe perfetto: quando si sussurra all'orecchio di qualche altro capo di Stato è meglio non ricorrere all'interprete.

4. Meglio un politico che un tecnico

Da sempre la principale incognita per la scelta del presidente della Repubblica riguarda il profilo: meglio un tecnico o un politico?
Secondo quanto scritto nella Costituzione, ci si dovrebbe aspettare l'elezione di una figura tecnica, visto che il capo dello Stato è una carica super partes: solo così può assicurare il corretto funzionamento dei vari organi del Paese. Da tempo, però, l'inquilino del Quirinale si è ritrovato a prendere decisioni politiche, tipo la scelta del premier, visto che il sistema elettorale ormai abolito e altre vicissitudini dell'Italia (leggi la crisi economica con lo spread alle stelle) l'hanno reso indispensabile. Un tecnico assicura tutti i partiti sulla sua buona fede, ma rischia di farsi tirare dalla giacchetta dal più forte: un politico avrebbe l'esperienza per saper scegliere nel modo migliore. Napolitano l'ha dimostrato, non è certo il momento per invertire la rotta.

5. Sia apprezzato dai cittadini

L'elezione del capo dello Stato, come sancito dall'articolo 83 della Costituzione, avviene «in seduta comune da parte dei membri del parlamento» cui «partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze». Significa, quindi, che i cittadini non sono possono scegliersi quel presidente che poi li rappresenterà a livello internazionale.
Detto questo, allora, sarebbe cortese che la classe politica eleggesse una personalità gradita ai cittadini. Visto che gli elettori non possono neppure scegliersi i propri rappresentanti (dopo le liste bloccate del Porcellum ci aspettano i capilista con il posto assicurato dell'Italicum) sarebbe un bel gesto che la Casta valutasse le opinioni degli italiani. Giusto perché, se proprio non possiamo scegliercelo, almeno che il capo dello Stato ci piaccia.

6. Uomo o donna? Il sesso non è importante

Ogni volta che in Italia si deve eleggere una personalità, si scatena il dibattito se sia meglio un uomo o una donna. Anche per la successione di Napolitano in molti hanno candidato una donna solo per il fatto che, finora, il Quirinale sia stato un affare per soli uomini. Che sia arrivato il momento che il Colle si tinga di rosa è certo: che sia la discriminante con cui scegliere il prossimo presidente della Repubblica è denigrante. Per le donne.

Twitter @Dario_Colombo