27 Aprile Apr 2017 1539 27 aprile 2017

C’est la vie: parole francesi che usiamo nella routine quotidiana

  • ...

C’est la vie è il titolo di un bel video prodotto e girato dal videomaker italiano Simone Rovellini, in cui le parole francesi si susseguono con ritmo serrato e divertente nella quotidianità della giovane protagonista.

E noi? Quanto ci avventuriamo o pensiamo di avventurarci nella nostra routine quotidiana nel vocabolario di Balzac, Dumas e – perché no – della malinconica e controversa chansonnier Edith Piaf?

Forse abbiamo abbandonato la classica abat-jour per lampade più moderne e à la mode, ma il bidet è sempre lì presente. Ci teniamo stretti i nostri dessert preferiti con un occhio alla dieta perché la silhouette è importante, soprattutto con l’estate alle porte. E che dire di quegli incontri speciali accompagnati da champagne che ci fanno pensare a un déjà vu o a una rêverie degna di Amélie?

Il fatto è che la Francia, e soprattutto Parigi ci rammentano un’idea forse un po’ âgé del bien vivre, ma che è così affascinante e conturbante quanto può esserlo la femme fatale in un film noir.

Eccoci al punto in cui guardandoci indietro troviamo parole che danno risalto a sentimenti e stati d’animo, più che a semplici fatti. Da quel viaggio da sogno che non vorremmo dimenticare mai non ci portiamo forse dietro qualche souvenir? Provate voi a spiegarlo ai vostri amici che si tratta di un Andenken.

C’è poco da fare, anche nel corteggiamento è la stessa storia. Si parla di boudoir e non certo di salottini, se non possiamo farne a meno ci scusiamo e andiamo alla toilette, mica al bagno. E se l’incontro prende la piega giusta ci avventuriamo in terreni degni della comédie française. Il cameriere si trasforma in garçon, ci scusiamo con un pardon, facciamo notare il perlage, auguriamo la santé: e qui corriamo il rischio che i nostri sforzi finiscano in una débâcle senza chance.

E quella ruota che gira tirando fuori rouge e noir, carré e cheval non prende forse il nome di roulette che in Francia è nata e dalla Francia si è diffusa in tutto il mondo? Con les jeux sont faits si chiude il gioco, ma si può chiudere un contratto o una storia o un racconto. Fate voi. La roulette la troviamo nei casinò dove l’immaginazione si fa strada attraverso mises charmants e foyers art-decò degni del più iconico film d’essai che potrebbe intitolarsi, perché no: Mélancolie.

In questo mélange linguistico basta girarsi intorno per scoprire a ogni svolta nuove sorprese.

Non avete tempo di riposarvi sulla vostra chaise longue preferita, guai a cedere alla pigrizia abbandonandovi sul sofa, perché il territorio è vasto e non esistono cul de sac. Possiamo decidere di avventurarci lungo promenade affollate di gente, esplorare bistrot e café dal sapore ancien régime oppure rilassarci con un déjeneur sur l’herbe, ma sia che siate degli appassionati di atelier o preferiate dedicarvi a una vita bohémien all’altezza di un Baudelaire, come vedete non se ne esce.

Abbiamo iniziato a farci strada in questo territorio linguistico attraverso pantagrueliche scorpacciate di croissant e profiterol, crêpe e omelette. Per non parlare degli interminabili lavori di découpage dagli esiti incerti, imposti da insegnanti il cui coiffeur sembrava prossimo alla fine. E che dire dei primi sussulti ormonali provocati dai négligé della Bardot, mentre il physique du rôle di un Alain Delon faceva tacere una volta per tutte inutili revanscismi di genere.

Il consiglio, dato ovviamente pourparler, è quello di cedere all’assalto linguistico senza troppi antagonismi sciovinistici utili solo a impoverire la mente e la sintassi. Possiamo fare a meno dell’ordinateur e chiamarlo computer, rinunciare all’emplacement e chiamarla location, ma non ci stiamo forse già perdendo?

Suggerisco di prenderci un buon cocktail davanti a una playa, o un buon chardonnay – va bene anche una cerveza – e aprirci a una più ampia Weltanschauung.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso