9 Marzo Mar 2017 0700 09 marzo 2017

Come ci si rivolge ad un Vescovo per lettera

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Nel momento in cui ci si trova a scrivere una lettera al Vescovo di una Diocesi bisogna usare degli appellativi e dei titoli necessari per sottolineare il suo grado di appartenenza nella gerarchia della Chiesa cattolica e per il dovuto rispetto, educazione e fede.

Così, qualunque sia il motivo che ci spinge a scrivere una tale lettera sarà necessario rivolgersi al Vescovo in questo modo:

  • nell'intestazione è bene usare Eccellenza o Eccellenza Reverendissima
  • nel corpo della lettera invece è meglio Eccellenza Vostra o Vostra Eccellenza
  • in chiusura Vostra Eccellenza Reverendissima
  • nell'indirizzo mettere "A sua Eccellenza Reverendissima" poi il suo cognome e nome ed infine "Vescovo di...." e scrivere la città o la Diocesi di sua competenza

In effetti, il modo corretto per scrivere una lettera al Vescovo è quello di usare l'incipit Eccellenza Reverendissima, anche se forse è troppo formale e magari un po' troppo ridondante. Tuttavia, aprendo con "Eccellenza" o "Reverendo Monsignore" e scrivendo il corpo della lettera in modo chiaro si potrebbe terminare con l'acronimo Sua Eccellenza Reverendissima (S.E.R.) in basso a sinistra.

Di solito si usa dire “Sua Eccellenza” parlando direttamente al Vescovo, ma non è molto corretto. Meglio usare questa espressione quando si parla del Vescovo che è assente.
Infatti se il Vescovo è presente si deve eliminare "Sua" e bisogna rivolgersi a lui con "Eccellenza". Molte persone invece usano un modo più semplice per parlare al Vescovo, senza formule ufficiali.

Ma nel caso di una lettera è bene utilizzare il titolo preciso.

E dato che i Vescovi non sono altro che i successori degli Apostoli e che la Chiesa o la Diocesi in cui il Vescovo esercita è la cattedrale della città è sempre meglio usare "Eccellenza Reverendissima".

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