29 Marzo Mar 2017 1117 29 marzo 2017

Perché si dice Roger

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Moltissime persone hanno preso l’abitudine di dire “Roger” per indicare che si è capito o si è ricevuto il messaggio, ma forse non tutti sanno che questo modo di esprimersi viene dal vecchio alfabeto fonetico utilizzato nelle trasmissioni via radio, in cui ogni lettera identifica una parola, per abbreviare il messaggio che si vuole inviare ed evitare la possibilità di errori durante la comunicazione o la comprensione.

Che cosa significa Roger e come viene utilizzato

Roger deriva dalla procedura radiotelefonica in inglese ACP125, un manuale di telecomunicazioni della NATO che nasce per finalità strettamente militari, esteso in seguito alle comunicazioni in ambito aeronautico e addirittura spaziale. Stando a questo particolare linguaggio, Roger starebbe per “Received Order Given, Expect Results”, ovvero “ordine ricevuto, daremo i risultati”. In alcuni casi Roger e altri codici simili, come “Mike” e “Charlie”, vengono abbreviati addirittura con la sola lettera iniziale, dunque “Roger” diventerebbe “R”, “Mike” “M”, “Charlie” “C”.

In realtà recentemente questo tipo di alfabetico fonetico è stato quasi completamente sostituito dall’ICAO, un linguaggio convenzionale utilizzato dalle compagnie aeree, in cui la lettera R sta per “Romeo” e non “Roger”. Ad ogni modo Roger resta molto utilizzato in particolare nelle comunicazioni radiotelefoniche aeronautiche, dove viene sempre impiegato per far sapere che il messaggio è arrivato a destinazione, insieme ad altri comandi come “Over” (passo) o “Out” (chiudo).

Oltre a permettere di trasmettere i messaggi in maniera più chiara, la fraseologia dell’ICAO, proprio come l’ACP125, consente la comunicazione tra lingue diverse, in quanto si serve di codici internazionali, riconosciuti in ogni Paese. Questo particolare codice di comunicazione ha anche formule per chiedere di ripetere il messaggio comunicato, chiedendo un readback, di ignorarlo o di ritrasmetterlo; esistono persino dei codici per identificare i numeri e riferirli attraverso pronunce univoche e inconfondibili.

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