10 Aprile Apr 2017 1145 10 aprile 2017

Perché si dice l'eccezione che conferma la regola

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“L’eccezione che conferma la regola” è solo una goccia nel mare delle forme linguistiche assorbite dalla nostra abitudine e sulle quali è sempre più difficilmente soffermarsi a riflettere. Nella nostra lingua colloquiale questa formula viene adottata quando qualcuno, per respingere la nostra tesi, enuncia e descrive un caso che palesemente mette in discussione la veridicità delle nostre parole; così facendo, però, ciò che riesce a dimostrare è che la mia tesi non possa assurgere a totalizzazione o a verità assoluta. Ciò che il detto in questione sentenzia, è che fin dall’origine della pronunciazione della tesi era prevista un’eccezione a cui si fa riferimento: una sorta di: “tutti gli altri casi avvalorano la tua tesi, tranne che questo:…“.

Come andrebbe intesa

La frase: “L’eccezione conferma la regola” viene però ritenuta da molti dal punto di vista scientifico sbagliata, in quanto basterebbe una sola eccezione per invalidare una regola generale. In questo caso il detto generale dovrebbe essere "L'eccezione che confuta la regola". Ricordiamo che il comportamento umano non è spiegabile con regole matematiche pur tuttavia la logica non è un concetto così astratto da potere essere calpestato impunemente. Potremmo correggere i in questo modo: se un fatto viene considerato essere un'eccezione significa che esiste una regola, l'eccezione quindi rafforza la regola e ne conferma l'esistenza. Per approfondimenti potremmo riferirci a Karl Popper per il quale la verità è di natura sempre congetturale e ipotetica, in quanto la mia esperienza del mondo può in ogni momento concedere la possibilità di confutazione. Ovvero non c’è regola che possa prescindere dalle possibilità di smentita.

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