8 Giugno Giu 2017 1145 08 giugno 2017

Anche Roma pensa che il governo abbia poco coraggio nell'affrontare il gioco

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Onestamente, non si riesce a comprendere cosa di diverso avrebbe potuto sottoporre il Governo alle Regioni ed agli Enti Locali relativamente alla ultima proposta per il riordino del settore del gioco e dei casino con bonus. Ed ancora onestamente bisogna sottolineare che l'Esecutivo si è reso disponibile a “mediare” su quasi tutte le richieste che sono state fatte dagli Enti Locali, cercando di proporre qualcosa che lasciava una parte di individualità ai detti Enti su come intraprendere il modo migliore per gestire i territori. Però, imponendo regole nazionali che tenessero conto delle esigenze degli operatori del gioco, cercando di non opprimerli ulteriormente nell'espletare il loro diritto di libera impresa.

Il Governo, d'altra parte, non può proprio mettere in atto una forma di gestione tale che lasci quasi solo agli Enti Locali la possibilità di decidere se le attività di gioco “devono vivere o morire” posto che il sistema gioco lecito non si può eliminare completamente dal territorio, perché non sarebbe democratico ed imporrebbe una volontà terza nei confronti di quegli imprenditori che vorrebbero investire nel settore del gioco.

Ma dopo queste premesse poi, ovviamente, ognuno ha il diritto di pensare come crede relativamente alle decisioni assunte dal Governo: non bisogna dimenticare che alcune Regioni non si sono trovate d'accordo con il percorso intrapreso per il riordino del gioco, prima tra tutte le Lombardia impersonificata dalla sua paladina, l'assessore Viviana Beccalossi che ha accusato il Governo di avere poco coraggio nell'affrontare la tematica della riforma del gioco pubblico.

Dello stesso avviso, sembra essere anche il Sindaco di Roma che si dichiara contrario alla proposta del Governo relativamente al gioco e dichiara che, a breve, sarà pronto il Regolamento sul gioco della città di Roma, atteso già da un po' di tempo. Virginia Raggi, in una sua esternazione alla stampa, si dichiara contraria soprattutto per quello che attiene la collocazione delle sale a 150 metri dalle scuole e da pochi altri luoghi sensibili. E questo evidenzia il poco coraggio, secondo il Sindaco, del Governo nell'intraprendere una linea troppo “morbida”.

Per quello che riguarda la città di Roma, ed il suo Regolamento sul gioco, in esso saranno considerati ulteriori tipologie di luoghi sensibili e verranno inclusi anche impianti sportivi, parchi, strutture frequentate da bambini e persone fragili come quelle anziane. E, soprattutto, verrà inserita la distanza minima di 500 metri che è un ulteriore forza per contrastare il gioco problematico. Il “distanziometro nazionale” di 150 metri non piace proprio a nessuno: coraggio o meno questa soluzione sembra proprio quella meno “gettonata”.

Evidentemente, però, da parte dei “dissidenti” non viene fatta una valutazione complessiva dell'intervento del Governo, ma il tutto si ferma al “distanziometro nazionale” e questo sta diventando, forse, un modo strumentale per non arrivare a questa benedetta riforma. Palestre, scuole, ospedali, parchi, centri anziani, stabilimenti balneari e luoghi di culto: quante sale verrebbero proibite vista la presenza di tutti questi luoghi sensibili? In che periferie finirebbero i giochi “espulsi” dal centro? Secondo chi scrive, tra regolare e proibire c'è una enorme differenza, tra stabilire e razionalizzare la presenza del gioco sul territorio -e concentrarlo invece in aree ancora più a rischio- c'è una differenza ancora più seria ed impegnativa. Ci si trova davanti ad affermazioni non gestibili in modo concreto e, quindi, irrealizzabili.

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