28 Novembre Nov 2017 1150 28 novembre 2017

Web tax dal 2019: ecco chi colpirà, da Google a Facebook e passando per Amazon

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In vista dell'approvazione della Legge di Bilancio, in commissione è stato approvato un emendamento che, a partire dal 2019, porterà all'introduzione nel nostro Paese di una nuova tassa. Trattasi, nello specifico, della cosiddetta web tax, o tassa sui servizi digitali, ma in passato è stata anche definita come 'Google Tax'. Sì, perché la nuova imposta andrà a colpire anche e soprattutto i colossi della Rete che sono quotati a Wall Street, e le cui azioni al Nasdaq vengono negoziate anche dagli investitori italiani appoggiandosi a broker online come quelli che sono recensiti su TradingOnline.me .

Tassa sui servizi digitali, Google e Facebook le società più penalizzate

Nel dettaglio, la web tax sarà al 6%, sarà applicata solo a carico di chi vende i servizi ad altre imprese, ed è stata già bollata come incostituzionale in quanto a prima vista sembra essere favorevole alle imprese italiane e discriminatoria, invece, nei confronti dei gruppi stranieri operanti su Internet. In accordo con quanto è stato riportato da 'Il Fatto Quotidiano', la tassa sui servizi digitali colpirà maggiormente, tra i colossi di Wall Street, Google e Facebook, mentre Amazon, la nota società di e-commerce, sarà solo sfiorata dalla web tax per la quale, invece, le imprese italiane operanti nel digitale potranno limitare i danni grazie al fatto che per loro è prevista l'agevolazione fiscale rappresentata dal classico meccanismo del credito di imposta.

Web tax , perché farla partire dal 2019?

Ma perché non applicare subito la web tax, facendola così partire già dal 2018? Ebbene, sebbene al riguardo al momento non ci siano conferme ufficiali, è probabile che già in Commissione Bilancio, nonostante l'approvazione, siano state rilevate nel testo del provvedimento delle criticità tali da farla slittare di un anno. Non a caso già si parla non solo di un vero e proprio pasticcio, di una web tax all'italiana, ma anche della probabilità, molto alta, che le imprese operanti in Rete, ed in particolare quelle straniere, presentino una valanga di ricorsi dinanzi alla Corte di giustizia europea.

Già da qualche anno a questa parte in Italia si è parlato dell'applicazione di una tassa a carico dei colossi del web che, grazie al fatto di operare online, sono stati spesso accusati di elusione fiscale, ma la mossa del Governo italiano potrebbe non essere altro che un buco nell'acqua specie se, nel caso in cui le indiscrezioni fossero confermate, il testo del provvedimento dovesse presentare delle lacune non solo dal punto di vista tecnico, e quindi applicativo, ma anche dal lato prettamente giuridico.

Trattandosi di una tassa a carico di imprese che vendono servizi ad altre imprese, questo significa, ad esempio, che Google e Facebook saranno chiamati a pagare la web tax sulla vendita degli spazi pubblicitari, mentre l'imposta non è prevista quando l'impresa vende i servizi digitali al consumatore finale. In questo caso l'esempio può essere quello di Netflix che, nel vendere un abbonamento in streaming per cinema e serie Tv ad un cliente, non sarà soggetto alla nuova tassazione sui servizi digitali.

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