11 Maggio Mag 2017 1200 11 maggio 2017

Come insegnare a parlare a un bambino di 18 mesi

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Lo sviluppo del linguaggio è qualcosa che inizia sin dai primi mesi di vita, anche se non ce ne accorgiamo. Per questo è importante iniziare da subito a stimolare la necessità del bambino di comunicare.

Sin dai primi giorni di vita bisogna parlare con il bambino quando si interagisce con lui, per esempio durante il bagnetto o quando gli si danno le prime pappe, spiegandogli tutto quello che succede usando espressioni semplici e senza mai storpiare le parole.

Un buon modo è leggere al bambino qualcosa, accompagnando le parole con espressioni del viso e gesti, modulando la voce in modo da rendere comprensibile il senso delle parole anche attraverso il tono utilizzato.

In questo senso è importante usare suoni onomatopeici che vengono memorizzati facilmente dal bambino il quale tenderà poi a ripeterli esercitandosi nell'emissione dei suoni.

Le età del linguaggio

La prima forma di comunicazione del bambino è il pianto, seguita, al terzo mese quando compare il “sorriso sociale”. Solitamente tra i quattro e i sei mesi il bambino inizia a sviluppare il fenomeno noto come “lallazione” che diventa gradualmente più complesso e variato fino alla ripetizione di sillabe. Fin qui non si può ancora parlare di linguaggio. In genere le prime parole compaiono tra i 9 e i 13 mesi.

A 16 mesi il vocabolario medio di un bambino italiano è di circa 50 parole. E’ però intorno a 18 mesi che si assiste al fenomeno dell’esplosione del vocabolario. Tra i 24 e i 36 mesi infine lo sviluppo grammaticale ha una rapida accelerazione, che conduce a uno uso sempre più completo del linguaggio.

Affrontare il problema

Può accadere che a 18 mesi il bambino non abbia ancora raggiunto i traguardi sopra indicati. A questo punto solitamente i genitori si preoccupano, ma non è necessario. Ogni bimbo ha i suoi tempi e ci sono bambini più precoci e bambini più “pigri” di altri. In questo caso devono essere i genitori a imparare delle regole di comportamento. Per esempio bisogna lasciare che il bambino, se vuole un oggetto, trovi la parola giusta e la dica.

Non bisogna intervenire anticipandolo e dandogli l’oggetto che ha indicato ma piuttosto prenderlo e dire: “vuoi la palla?”. Sempre per aiutare il piccolo a parlare è sempre opportuno parlargli mantenendo il contatto visivo.

Infine, quando gli adulti si rivolgono a un bambino molto piccolo è importante che scandiscano bene le parole. Per concludere i genitori ricordino che un ritardo nello sviluppo del linguaggio non è affatto un indice di ritardo nello sviluppo cognitivo.

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