22 Ottobre Ott 2017 1643 22 ottobre 2017

Chi era Berlinguer

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Per molti studiosi Enrico Berlinguer è stato uno dei politici più importanti nella storia italiana e comunque tutti concordano sul fatto che sia una figura assolutamente da conoscere per le novità da lui introdotte e per la passione, l’impegno e la serietà messi nel proprio attivismo politico.

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La gioventù di Berlinguer

Berlinguer è nato a Sassari nel 1922 da una famiglia di stampo aristocratico, appartenente alla media borghesia cittadina. Cugino di Francesco Cossiga, altro nome noto nella storia politica del nostro Paese, è cresciuto in un ambiente democratico e antifascista. Il padre è stato prima un membro dell’Unione Democratica Nazionale di Giovanni Amendola, poi un esponente del Partito d’Azione e del PSI.

Già a 14 anni Berlinguer si mostra ostile e critico nei confronti del sistema e decide di aderire al Partito Comunista Italiano in forma clandestina. I legami col partito si intensificano col tempo e di lì a poco il giovane sardo diventerà uno dei massimi dirigenti del movimento. Grazie al padre avrà anche modo di conoscere, entrare in confidenza e imparare tanto da Togliatti.

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La carriera politica

La carriera di Berlinguer è stata abbastanza lineare: dopo qualche bassa carica a livello locale è entrato in Parlamento, è stato cooptato nel gruppo dirigente del Partito e dopo una veloce carriera politica è arrivato ai vertici del movimento. Alla morte di Togliatti è diventato il coordinatore del partito, assumendone poi la guida effettiva nel 1972.

Da capo del PCI Berlinguer ha saputo mediare tra innovazione e continuità nel rispetto delle tradizioni e delle posizioni storiche del partito. Attento agli insegnamenti di Croce e alla situazione storica e intellettuale, Enrico ha tentato di andare incontro a cattolici e laici con il suo celebre Compromesso Storico, per avviare una ripresa condivisa e un percorso comune verso la democrazia, nonostante le difficoltà del tempo. A lui si devono tante conquiste nella concezione dei partiti, valorizzati per il loro ruolo pedagogico e di mediazione tra politica e società.

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