17 Gennaio Gen 2017 2136 17 gennaio 2017

Frasi famose di Zygmunt Bauman

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Il filosofo Zygmunt Bauman, celebre per la sua concezione di "società liquida", è scomparso di recente, lasciando un vuoto nel mondo della cultura.

A testimonianza dell'incredibile lavoro svolto con le sue riflessioni si possono annoverare una serie di citazioni, in cui è tangibile l'altissima profondità del suo pensiero, oltre alla sua estrema attualità.

Ne "La società dell'incertezza" Bauman dice:
" L'attenzione verso il corpo si è trasformata in una preoccupazione assoluta e nel più ambito passatempo della nostra epoca."

Ecco un esempio della sua lungimiranza. Il saggio viene pubblicato nel 1999, ancor prima dell'avvento di Facebook ed Instagram, i quali hanno fatto comprendere, forse troppo tardi, quanto oggi si senta il bisogno di mostrarsi agli altri impeccabili, specie dal punto di vista fisico.

E questo è un nodo centrale del concetto di "società liquida" di Bauman. L'uomo del nostro tempo vive un bisogno di omologazione o per dirla con le parole del filosofo, di "omogenizzazione", secondo cui si ritrova costretto ad adattarsi in maniera passiva ai costumi del contesto sociale che di volta in volta si ritrova a vivere.

" Penso che la cosa più eccitante, creativa e fiduciosa nell'azione umana sia precisamente il disaccordo, lo scontro tra diverse opinioni, tra diverse visioni del giusto, dell'ingiusto, e così via. Nell'idea dell'armonia e del consenso universale, c'è un odore davvero spiacevole di tendenze totalitarie, rendere tutti uniformi, rendere tutti uguali."

Anche questo è un pilastro del pensiero di Bauman ossia il profondo legame che egli ritrova tra la cultura moderna e il totalitarismo. In parole povere, le grandi filosofie passate, non potevano, a causa delle loro idee principali, che condurci verso le grandi dittature del '900.

" La nostra vita è un'opera d'arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l'arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l'impossibile. E possiamo solo sperare – senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe – di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all'altezza della sfida. L'incertezza è l'habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all'incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità «autentica, adeguata e totale» sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso. (da L'arte della vita, trad. it., Bari, 2009)

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