2 Febbraio Feb 2017 1228 02 febbraio 2017

Perché si chiama Fabbrica del Vapore

  • ...

In tram a Milano

Giuseppe Vigoni detto Pippo fu uno tra i più importanti geografi italiani. Negli ultimi anni dell’800 Vigoni arrivò in America, dove rimase affascinato dai primi tram elettrici che si muovevano ordinatamente lungo le strade di Cincinnati, Philadelphia e Chicago.

Vigoni tornò in Italia con il desiderio di adottare quell’innovativa tecnologia di trasporto anche a Milano, città di cui nel frattempo era diventato sindaco. Nel 1882 autorizzò una linea tranviaria sperimentale che potesse dimostrare ai milanesi i vantaggi di questo nuovo mezzo di trasporto.

Il progetto ebbe successo e la rete tranviaria si diffuse sempre più capillarmente sul territorio cittadino. Tra le tante società che beneficiarono del boom del trasporto su rotaia ci fu la Ditta Carminati Toselli.

La Fabbrica del Vapore

Per soddisfare la crescente mole di lavoro, la Carminati Toselli allargò i suoi spazi fino ad occupare l’intero isolato compreso tra via Messina, via Procaccini, via Nono e piazza Coriolano. Dal fabbricato in cui aveva sede l’officina si alzavano giorno e notte gli sbuffi di fumo prodotti dai macchinari industriali. Il capannone di via Messina venne così ribattezzato dagli operai “Fabbrica del Vapore”.

L’ascesa della Carminati Toselli proseguì fino al 1935, quando la società fu costretta a chiudere i battenti.
I bombardamenti che colpirono Milano durante la Seconda Guerra Mondiale danneggiarono gli edifici di via Procaccini. Per anni, dopo essere stata sgomberata dagli ultimi macchinari industriali, l’area venne utilizzata come piazzale da una ditta di autotrasporti.

La rinascita

La situazione cambiò nel 1999, quando l’Amministrazione comunale decise di far tornare la “Fabbrica del Vapore” ai suoi antichi splendori. L’idea era quella di trasformare gli spazi abbandonati in un centro di produzione culturale capace di raccogliere le capacità artistiche e produttive dei giovani.

Nei primi mesi del 2000 l’Amministrazione aprì un bando per la selezione dei soggetti che avrebbero operato all’interno della nuova “Fabbrica del Vapore” occupandosi di design, scrittura e arti visive.

I lavori di ristrutturazione hanno restituito alla città di Milano uno dei suoi luoghi più emblematici. La nuova “Fabbrica del Vapore” è un incubatore di energie e progetti non convenzionali, come testimonia la performance “The art of the brick” dell’americano Nathan Sawaya, in cartellone proprio in questi giorni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati