15 Aprile Apr 2017 0920 15 aprile 2017

Cosa succede se l'Italia esce dall'Europa

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Non è un segreto che il nostro Paese si trovi, attualmente, al centro di un grande dibattito che concerne sempre più la politica e l’economia.

L’Italia è uno dei Paesi più industrializzati d’Europa, ma, nel corso degli ultimi anni, stanno sorgendo una serie di problematiche, le quali potrebbero portare l’Italia a prendere una decisione che sarà per lei definitiva e unidirezionale.

Dopo la Brexit, molti economisti, ma anche la gente comune, hanno avanzato l’ipotesi di un’uscita dall’Europa anche dell’Italia.

Vediamo allora quali sarebbero le conseguenze per il nostro Paese.

Aspetti positivi e vantaggi

  • Il vantaggio principale è la riconquista della sovranità monetaria; uno Stato a moneta sovrana non può incorrere in un default involontario sul proprio debito. Oltre tutto, una condizione di sovranità monetaria consente agli Stati di non dover più reperire fonti di finanziamento per le loro spese prima delle loro decisioni sulle spese stesse. Ciò costituisce il fondamento di tutta una serie di scelte politiche a disposizione del Paese, in funzione dell’obiettivo della piena occupazione.
  • A esso si collega la necessità di promuovere la piena occupazione; qualunque governo deve manifestare un impegno volto al perseguimento di politiche di sviluppo interno, votate alla piena occupazione e ad un’equa redistribuzione del reddito.
  • La netta superiorità in tal senso di un sistema monetario sovrano, con un tasso di cambio non fisso, sta nella maggiore indipendenza di cui può disporre il governo: la Banca Centrale nazionale non è più costretta ad acquistare dei quantitativi predefiniti di valuta estera, ma può gestire liberamente il suo portafoglio di riserve valutarie ed è sempre in grado di effettuare pagamenti denominati nella valuta domestica.

Aspetti negativi

  • L’isolamento dell’Italia nei mercati di capitali mediante l’esclusione degli asset italiani dai portafogli degli investitori internazionali.
  • Una diretta conseguenza di questo “isolamento” potrebbe essere la diminuzione della domanda europea di beni e servizi, di cui beneficiano molte imprese esportatrici del nostro Paese.
  • Tutto verrà convertito in Lire: titoli, depositi, certificati, fondi. Il problema sarà la svalutazione che ne deriverà. In poche parole, gli Italiani saranno molto più poveri in pochissimo tempo, visto che la nuova valuta subirà nei primissimi giorni una svalutazione che potrebbe raggiungere anche il 50%.
  • Rimosso l’euro, l’Italia si ritroverebbe in un vincolo esterno di domanda estera (aggravato dalla crisi finanziaria conseguente) che difficilmente permetterebbe di perseguire politiche espansive.
  • Infine, l’effetto sul piano politico sarebbe il collasso della stessa Unione europea e del mercato unico: una parte rilevante dei paesi, ai quali vorremmo esportare, potrebbero adottare politiche protezionistiche, rendendo ancor più complesso il compito di mantenere l’equilibrio esterno.
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