3 Maggio Mag 2017 1713 03 maggio 2017

Perché si dice ammazzacaffè

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È abitudine diffusa quella di bere un amaro o digestivo “alcolico” a fine pasto, ovvero di bere i cosiddetti “ammazzacaffè”. Ma per quale motivo determinate bevande vengono chiamate in questo modo? Nella categoria degli ammazzacaffè rientrano alcune tipologie di liquori: Amaro, limoncello, sambuca, cent’erbe, grappa, cognac, brandy, whisky, anice, mirto, laurino, cerasella, nocino, arancello. Prodotti sia commerciali che casalinghi, l’importante è che contengano miscele di erbe ed aromi favorevoli alla digestione.

Da secoli sulle tavole

Già nel 1523 sotto Caterina De Medici si diffuse l’arte liquoristica a fine pasto. Nei secoli a venire, gli ammazzacaffè vennero serviti agli aristocratici (per la precisione agli uomini) che a fine cena andavano in un’altra stanza per fumare. Oggi invece i digestivi vengono offerti in ogni ristorante o trattoria d’Italia, spesso compresi nel prezzo, e ne esistono per tutte le tasche.

"Ammazzare" e digerire

Sono detti ammazzacaffè proprio perché sono abitualmente presi alla conclusione del pasto, e quindi dopo il caratteristico caffè espresso che chiude tutte le portate. Hanno quindi l’effetto di “ammazzare” la pesantezza del pranzo o della cena, unitamente all’impasto dei diversi sapori in bocca, favorendo la digestione di chi li assume. Dopo un amaro o un cent’erbe si avrà subito la sensazione di avere lo stomaco più “leggero” e una bocca più pulita senza i vari contrasti di sapore. In piemontese l’ammazzacaffè viene detto “pusa café” ovvero “spingi caffè”, mentre in Veneto e Trentino è detto “resentin” ossia “risciacquare”.

Curiosità

Il digestivo più costoso? Si tratta dell’Henry IV Dodognon Heritage Cognac Grande Champagne. Una bottiglia di questo cognac invecchiato 100 anni vale oltre 2 milioni di euro. Ma tralasciando i prezzi esorbitanti, in Italia, dove la passione per gli amari è radicata ci sono molte scelte a basso costo. I più amati? In prima posizione c'è il classico Cynar, seguono il Vecchio Amaro del Capo, l’Amaro Lucano, Fernet Branca e Braulio.

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