4 Settembre Set 2017 1201 04 settembre 2017

Perché Blue Whale è una bufala

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Ha impazzato sul web per diverse settimana, ha incuriosito e preoccupato l’opinione pubblica facendo parlare di se. Parliamo del macabro gioco di origine russa Blue Whale Challenge, una competizione, diffusa soprattutto tra gli adolescenti, che in 50 step di autolesionismo porterebbe al suicidio. Una delle terribili e folli "mode" dell’epoca 3.0, il social game del 2017 che ha fatto tremare il mondo intero.

Una pericolosa escalation che manipola la mente dei giovani ragazzi portandoli passo dopo passo al suicidio.

Eppure dopo l’esplosione dell’allarme sul pericoloso gioco sembrerebbe che sia tutta una bufala, una delle fake news che hanno fatto il giro del mondo allarmando i genitori.

Blue Whale, bufala o realtà?

Quando si legge sul web bisogna farlo sempre con cognizione e spirito critico. Certamente i suicidi ci sono stati e nessuno se li ha inventati, come i gruppi su social autolesionisti ma di ciò di cui si è parlato nei mesi scorsi non è proprio tutto chiaro e qualche tassello non torna.

Il Blue Whale Challenge è stata una bufala confezionata ad arte, costruita su fatti reali che hanno eretto una parvenza di credibilità seminando il panico nei 5 continenti. Il gioco condotto dal master manipolatore, il russo Philip Budeikin di soli 21 anni, era la spiegazione più plausibile e semplice da servire sul piatto d’argento ai genitori che chiedevano e cercavano una spiegazione al suicidio dei loro figli.

Gli stessi media russi hanno sottolineato il fatto che alcune testate abbiano etichettato alcuni suicidi sotto il nome di Blue Whale senza approfondire e verificare se fosse realmente così.

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