27 Dicembre Dic 2016 1502 27 dicembre 2016

Come aprire una biblioteca privata

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Le procedure e la burocrazia

Quando si ha intenzione di aprire una qualsiasi attività in proprio, come una biblioteca privata, bisogna entrare nell’ordine di idee che si fa impresa. Le regole le conosciamo già: si tratta di registrarsi come impresa presso la Camera di Commercio, registrarsi anche come soggetto fiscale presso l’Agenzia delle Entrate, verificare se la scelta della tipologia d’impresa determina l’accesso a finanziamenti a fondo perduto, o fondi speciali (impresa giovanile, impresa femminile, associazione culturale o ONLUS, cooperativa o consorzio, ecc.) o, al limite, è quella economicamente più conveniente. In questa fase i costi sono bassi, fino a 300 euro o giù di lì, a seconda della scelta effettuata.

Quali strumenti e beni su cui investire

Prima di tutto c'è la sede in cui stabilire la biblioteca, e che deve essere sufficientemente ampia (almeno 100 metri quadri), di facile accesso (negozio al pianterreno), conforme ad ogni norma di sicurezza, agibilità e accessibilità architettonica (disabili), economicamente sostenibile dal punto di vista dell’affitto. Poi ci sono gli arredi che costituiscono il “cuore” organizzativo della biblioteca: tavoli e sedute adeguate alle consultazioni, aree attrezzate con supporti multimediali (computer, internet wireless, schermi video, punti di ascolti audio, ecc.), scaffalature facilmente accessibili e adeguatamente divise per categorie di contenuti o per editori…qui la scelta è su base specialistica (biblioteca per ragazzi, di libri scolastici, di belle arti, ecc.). Ci sono poi i prodotti veri e propri (libri, multimedia, Cd, dvd, e-book, ecc.) di cui rifornirsi dagli editori attraverso contratti di fornitura e accordi che definiscano margini di profitto sufficientemente vantaggiosi per la propria biblioteca.

La scelta di un Franchising

Per non sbagliare su alcune scelte che dipendono da un progetto che non sempre è vincente circa l’utenza, o i contenuti, o la zona di svolgimento dell’attività, ci si può affidare ad un marchio in franchising che si prenda carico della maggior parte delle spese, tra cui la comunicazione e la pubblicità, e in cambio chieda delle royalty sul prodotto venduto: il rischio si limita e può anche essere un buon punto di partenza per chi non ha alcuna esperienza nel settore.

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