11 Gennaio Gen 2017 1046 11 gennaio 2017

Come funzionano i riscatti contributivi INPS

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La legge permette di rendere utilizzabili determinati periodi ai fini della pensione, per poter riscattare questi intervalli temporali è necessario pagare un onere da parte del lavoratore interessato. Alla luce di quanto esposto, la mancata copertura contributiva di determinati periodi di tempo nel mentre dei quali un individuo ha svolto delle particolari attività, ossia di periodi per i quali, pur avendo svolto una prestazione lavorativa, non sono stati versati dal datore di lavoro, in suo favore, i dovuti contributi, può essere riscattata mediante una modalità onerosa, da parte del medesimo soggetto assicurato.

In queste evenienze, cioè, il lavoratore ha la possibilità di inoltrare una domanda all’istituto di previdenza chiedendo di poter essere ammesso al versamento dei contributi previdenziali per i periodi interessanti in una unica soluzione. È bene però precisare che si tratta di una facoltà complementare rispetto alla prosecuzione volontaria dell’assicurazione. A differenza di questa ultima, il riscatto può essere portato a termine in qualsiasi momento dall’assicurato e può essere utilizzato a coprire anche periodi “scoperti” molto remoti (o lontani) nel tempo.

Ma a questo punto la domanda sorge spontanea: quali sono i periodi che possono essere oggetto di riscatto? La normativa disciplina in maniera tassativa i periodi che possono formare oggetto di riscatto. In generale nell’assicurazione obbligatoria e negli specifici fondi ad essa esclusivi e sostitutivi le forme maggiormente conosciute di riscatto, da molto molto tempo presenti nel nostro ordinamento, riguardano in particolare il versamento dei contributi prescritti e omessi, i periodi di studio universitario (laurea, eventuale dottorato e periodi equivalenti) ed anche le attività lavorative svolte all’estero ed altro ancora (servizio civile, servizio militare, ecc.).

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