28 Ottobre Ott 2014 2120 28 ottobre 2014

Che cos’è tortura del waterboarding

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Dalle foto scattate nella celebre prigione di Guantanamo e dalle rivelazioni negli anni della stessa CIA è emerso l'utilizzo di una pratica tutt'oggi piuttosto diffusa per torturare e far "cantare" i prigionieri, specialmente quelli islamici (ed oggi come non mai, con l'Isis, se ne sente parlare): si tratta del cosiddetto "waterboarding", una forma di tortura che utilizza l’acqua. In questo caso l’individuo in questione viene disteso su un asse inclinato con la testa rivolta verso il basso e un panno messo sul viso.

Sul panno si rovescia dell’acqua, conferendo al prigioniero la sensazione dell’annegamento. Tra i sintomi, si manifestano forte dolore, mancanza di ossigeno, danni  permanenti ai polmoni e al cervello, ossa rotte a causa degli spasmi incontrollabili, danni psicologici e, se prolungata, la morte cerebrale per asfissia. Tuttavia, e questo è forse il dato più agghiacciante, la causa di morte più frequente per le vittime di waterboarding è l’aspirazione di vomito.

Il waterboarding è conosciuto dagli anni dell’inquisizione spagnola ma nel 2004 se ne è tornato a parlare negli Stati Uniti, utilizzato sui sospettati di terrorismo. Bandito nel 2007 dal presidente Bush, è assodato che in realtà se ne continua utilizzo nelle cosiddette prigioni extra-territoriali, luoghi di detenzione della CIA.

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