Steel Rain, il film che tra umorismo e azione mette a confronto le due Coree

«Negli ultimi 20 anni noi nordcoreani abbiamo scavato decine di tunnel che portano al Sud». «Davvero? Beh allora vorrà dire che quando le due Coree saranno riunificate vi faremo lavorare alle nuove linee della metropolitana». In mezzo alla grandinata di sangue e piombo che dà il titolo alla pellicola, l'audace spy movie coreano ''Steel Rain'' - pellicola co-prodotta da Netflix ma inedita oltre i confini corani e che ha inaugurato la 20esima edizione del Far East Film Festival di Udine - è la storia dell'improbabile amicizia tra un ex-agente dell'Intelligence nordcoreana e il capo della sicurezza degli affari esteri della Corea del Sud impegnati nel tentativo di salvare la vita del “Numero Uno” di Pyongyang e scongiurare così una potenziale nuova guerra. Una pellicola, quella di Yang U-seok, che è un miracolo di equilibrismo tra azione e leggerezza, che “percula” l'ottuso militarismo nordcoreano e in mezzo a tonnellate di sparatorie, esplosioni e inseguimenti riesce a far ridere mentre indaga l'annosa questione che da decenni tiene banco in un Paese diviso al centro di interessi extra-nazionali. E se pensate che la figura del dittatore nordcoreano Kim Jong Un fosse mediaticamente “intoccabile”, sappiate che il suo personaggio passa un paio d'ore avvolto in coperte insanguinate e su lettini ospedalieri lottando tra la vita e la morte anche se mai inquadrato o chiamato per nome. (Attenzione Spoiler – visto che nelle sale italiane non lo vedrete mai – alla fine il dittatore viene riconsegnato fuori pericolo a Pyongyang in cambio di un consistente numero di testate nucleari).

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