Giulia Latorre, coming out tra mille smentite

Latorre jr fa coming out su Facebook. Poi nega di averlo detto. Alla fine smentisce la smentita. Solo per farsi pubblicità?

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26 Gennaio 2016

Giorgia Meloni forse rottamerà le sue due nuove statuine del presepe. E chissà che fine faranno i cartelloni «Riportiamoli a casa» firmati da Fratelli d'Italia e affissi a pali, piloni e cavalcavia. 
Giulia Latorre, di professione figlia di marò, è tornata a fare parlare di sé. Questa volta con un coming out in Rete, poi smentito e riconfermato.
Se la logica regge, la 21enne ha dichiarato dunque di essere lesbica.
Sicuramente una bella scoppola per la destra, in prima linea sia nella difesa della famiglia tradizionale sia in quella dei due marò, per di più proprio alla vigilia del Family Day. 
E dire che Fdi voleva persino candidare i due fucilieri alle Europee.
La ragazza ha messo fine alla giostra pomeridiana postando la foto del suo «unico amore»: un cane, anzi una cagna.



Ma andiamo per ordine.
Tutto è cominciato con una lettera inviata al sito OmofobiaStop: un coming out in piena regola, con tanto di presa di posizione pro adozioni gay in prima persona.
«Cosa avremmo di diverso noi omosessuali?», ha scritto la 21enne. «Siamo tutti esseri umani, abbiamo sentimenti, abbiamo un cuore, abbiamo la voglia e il diritto di essere felici! È chi ci giudica ad avere qualche problema. Perché le coppie gay, lesbiche non possono adottare un bambino? Per quale assurdo motivo? Vi dirò di più: a mio avviso ci sarebbe più amore nelle coppie gay che crescono un bambino, che in una coppia etero».
LA SMENTITA E LA CONTROSMENTITA. Giusto il tempo di incassare qualche sfottò e like sui social che era arrivata marcia indietro: quel «noi omosessuali» è stato frainteso. Per la felicità della pagina omofoba No ai matrimoni gay che aveva commentato: «Improbabile che fosse una di quelle, un padre militare avrebbe corretto le perversioni e i disordini sessuali della figlia».
Una soddisfazione durata poco: pochi minuti via: tutto falso, mai smentito nulla.
Un modo come un altro, a voler essere maligni, per conquistarsi i 15 minuti di celebrità social. E non solo.
Forte dei suoi 20.740 seguaci in Fb, Giulia si era addirittura lanciata in un appello dal sapore beleniano alla stampa: «Giornalisti fatemi un favore non mettete in mezzo gli amici ecc per arrivare a me. Non mettete gente in mezzo, grazie». Post poi cancellato.
 

 

 

La polemica contro Miss Italia e la voglia pazza di showbiz

A giocare contro Latorre jr, però, il fatto che nei polveroni pare sguazzarci proprio.
Fu infatti lei a scatenare sempre con un post la polemica sulla neo miss Italia Alice Sabatini. E non certo per la sua gaffe sulla Seconda guerra mondiale.
«Nessuno si è accorto che ha il pisello!», commentava la ragazza con uno stile non proprio gayfriendly.
Poi, senza scomporsi, liquidò tutto con un: «Io sono fatta così, mi piace scherzare».
Insomma, pur di essere notata e fare parlare di sé tutto è lecito.
Anche il cattivo gusto.

 

 

Comprensibile se si vuole entrare nello showbiz. E se si deve combattere contro la discriminazione.
Omofoba? Ma nemmeno per sogno. Semmai maròfoba.
MODELLA O GIEFFINA. MA SOPRATTUTTO PILOTA. «Potrei fare la modella», si era sfogata in una intervista, «ma sono discriminata a causa di quello che è successo a papà».
Giulia avrebbe voluto pure entrare nella casa del Grande Fratello, ma niente: anche in quel caso le era andata male.
Attenzione, però, con i giudizi affrettati. La tivù non è mai stata la prima scelta della figlia di Massimiliano Latorre. «Il mio sogno più grande», confessò, «è sempre stato essere una pilota, sin da piccola faccio motocross».
Le telecamere vengono dopo. «Il mio secondo sogno è lavorare nel mondo dello spettacolo. Ma col problema di mio padre non me lo permettono, purtroppo». Aridaje.

Sul coming out non si scherza

L'ennesima boutade di Giulia Latorre - gay/non gay/ gay potrebbe essere relegata al basso gossip. In fondo la nazione ha ben altro di cui occuparsi che non del balletto sulla presunta omosessualità di una 21enne, nota alle cronache solo per il cognome che porta.
Se non fosse per il fatto che fare coming out, dichiarare a compagni di classe o ai colleghi la propria omosessualità, nella maggioranza dei casi non è una passeggiata. O un modo per attirare l'attenzione.
Sono parole che meritano rispetto, pesano e molto spesso cambiano una o più esistenze.
Per questo gettarle in pasto alla Rete così per «vedere l'effetto che fa» è un punto segnato per l'omofobia.
ALLARME BULLISMO OMOFOBICO. Basta scorrere i dati di uno studio pubblicato lo scorso maggio sul bullismo omofobo nelle scuole condotto su un campione di 2.138 studenti delle scuole superiori del Friuli Venezia Giulia, il più ampio mai analizzato.
È emerso che più del 43% degli studenti ha assistito ad atti di bullismo omofobico, oltre il 30% dichiara di aver subito aggressioni omofobe verbali o comportamentali, più del 10% dichiara di aver compiuto atti omofobi nei confronti di un compagno gay o ritenuto tale mentre il 4,17% dichiara di aver messo in atto gli stessi comportamenti ma nei confronti  di una ragazza lesbica o ritenuta tale.
Un'atmosfera di vero e proprio terrore, spiega Arcigay a Lettera43.it, che funge da deterrente a eventuali coming out proprio in un'età delicata come quella dell'adolescenza.
Ma non sono solo numeri. Perché di omofobia in Italia si muore ancora.
UNA VERA E PROPRIA SPOON RIVER. Un ragazzo siciliano si è impiccato lo scorso settembre in casa. Aveva 16 anni e pare che vivesse un rapporto difficile col padre che non aveva accettato la sua omosessualità.
«Sono omosessuale, nessuno capisce il mio dramma e non so come farlo accettare alla mia famiglia», aveva invece scritto un 14enne romano prima di gettarsi dal terrazzo nell'agosto del 2013.
Ma si tratta di un dramma che non conosce età.
«L’Italia è un Paese libero, ma esiste l’omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza». Sono state queste le ultime parole scritte su un foglio da uno studente 21enne che si è buttato nel vuoto nell'ottobre di tre anni fa sempre nella Capitale.
SE LA FAMIGLIA NON TI ACCETTA. Mentre lo scorso 9 luglio, dopo diversi tentativi a farla finita è stato un 40enne di Cerignola. Ha ingerito un cocktail di farmaci perché la famiglia non accettava la sua scelta di vita e perché vittima di bullismo.
Per questo il coming out non può essere banalizzato o usato per ottenere un briciolo di pubblicità a costo zero.
Ed è per lo stesso motivo che i post di Giulia Latorre vanno oltre il pettegolezzo che nutre la pruderie degli internauti annoiati dalla polemica Renzi-Juncker. O il tifo da stadio di certe associazioni.
A meno che la sua non sia un'uscita consapevole e ponderata.
Ma questo, Facebook non lo rende noto.

 

Twitter: @franzic76
 

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