Protagonisti
Auf Wiedersehen Loki
La stampa tedesca ricorda Frau Schmidt, ex first lady.
Da Berlino
Pierluigi Mennitti
Per i tedeschi è come se se ne fosse andata una madre della patria. Loki Schmidt, all’anagrafe Hannelore Glaser, aveva 91 anni e da 68 era sposata con Helmut Schmidt, 91 anni anche lui, il cancelliere tedesco che nel 1974 raccolse l’eredità di Willy Brandt e nel 1982 consegnò il mandato a Helmut Kohl, nell’unico voto di sfiducia costruttiva andato a segno nella storia politica della Bundesrepublik.
Una vita insieme, fino all’ultimo momento, come nelle favole. Nacquero a pochi mesi di distanza nella stessa città, l’anseatica Amburgo, quando i cannoni della prima guerra mondiale avevano da poco cessato di rombare. Si conobbero alle scuole elementari e insieme crebbero nelle brune atmosfere della Germania nazista. Lei insegnante, lui ufficiale spedito sul fronte orientale fin sotto le mura di Leningrado.
Si sposarono nell’estate del 1942, quando la guerra ancora infuriava. Insieme sopravvissero alle tempeste della storia, dell’ideologia e della vita privata. Soffrirono la morte prematura del primo figlio, crebbero nei turbolenti anni '60 la figlia Susanne, oggi giornalista di Bloomberg a Londra, patirono i drammi di molti aborti spontanei.
«La ruvida picchiatrice»
Non c’è quotidiano tedesco che il 22 ottobre non abbia riportato un ricordo particolare di questa donna, forte e autonoma, atea e ricca di humor («Non sono mai stata una vera ragazza», diceva di sé, «piuttosto una ruvida picchiatrice»), ma anche capace nel 1974 di abbandonare le sue attività e mettersi a disposizione non solo di un uomo divenuto cancelliere ma di un intero Paese.
Frank Pergande ricorda sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung quanto amasse descrivere quel periodo con toni distaccati: «Mi vedevo come una parente acquisita della politica», aveva scritto Loki in una recente autobiografia, «alla quale era toccato in sorte di vivere una curiosa e altra esistenza». Una sorta di vita degli altri, che tuttavia non le impedì di curare la sua passione di sempre, la tutela dell’ambiente naturale.
Una verde della prima ora, appassionata di piante in via d’estinzione, alla cui cura dedicò un’associazione trasformata qualche tempo dopo in fondazione, con tanto di ricercatori e studiosi finanziati per girare il mondo e salvare piante in pericolo.
Il giardino botanico dell’Università di Amburgo ospita una Loki-Schmidt-Haus, decine di libri sul tema hanno la sua firma e una pianta d’ananas scoperta in Messico porta il suo nome: Pitcairnia Loki-Schmidtii.
La sua Amburgo
«La mia vita sarebbe bastata per cinque». Una frase che racchiude l’intensità di un’esistenza vissuta in pieno, ha afferma il sito online della Zeit, il settimanale diretto dall’italo-tedesco Giovanni Di Lorenzo e del quale Helmut Schmidt è da 30 anni co-editore e collaboratore fisso, scandita dalla passione dei viaggi naturalistici, dagli obblighi di first lady e dall’amore viscerale per la sua Amburgo, la città in cui è nata, cresciuta, tornata e infine anche morta.
Il riconoscimento che l’ha inorgoglita di più, ha ricordato la Zeit, fu il conferimento della cittadinanza onoraria datole dal sindaco Ole von Beust. Quasi un Oscar alla carriera, non solo per la sua attività di naturalista, quanto per essere stata la rappresentante di una generazione femminile che aveva vissuto la guerra e la fame e che, con grande determinazione, aveva contribuito a ricostruire la città distrutta.
La solitudine di Helmut
Con Loki Schmidt se ne è andato un altro pezzo di quella generazione che custodisce la memoria dei drammi e delle fatiche che hanno segnato la Germania del 900.
Le memorie del nazismo, della guerra, della miseria, della ricostruzione. Ma in qualità di moglie di Helmut Schmidt, le toccò vivere in prima persona anche gli anni difficili del suo cancellierato, gli anni '70, quelli della fine del miracolo economico, della recessione, della crisi petrolifera, del terrorismo.
Gli anni della Raf e dell’attacco al cuore dello Stato, nei quali la Bundesrepublik fu posta di fronte a una sfida tremenda, che allora appariva esiziale: la risposta fu la linea dura e non fu una scelta facile.
È anche per questo, continua la Zeit, che negli anni successivi gli Schmidt sono stati percepiti dai tedeschi come una coppia e non solo come due persone che hanno vissuto insieme. Il ruolo di padre della patria, di grande saggio assunto dall’anziano cancelliere negli ultimi tempi è inscindibile da quella presenza femminile al suo fianco.
Loki è stata sempre percepita più come il lato rassicurante della coppia, colei che dava al marito equilibrio e calore, «una infermiera comprensiva e umana». Il dialogo continuo ha cementato una complicità sempre più forte, perfino nelle testardaggini: entrambi fumatori accaniti, rifiutarono qualche anno fa di spegnere le sigarette in un ristorante, nonostante le rimostranze dei clienti: da pochi giorni era entrato in vigore il divieto di fumo in luoghi pubblici.
I tedeschi, sempre piuttosto rigidi verso gli obblighi degli uomini politici, hanno giustificato quella vegliarda arroganza, gliel’hanno perdonata. Helmut Schmidt dovrà ora percorrere l’ultimo tratto della sua vita da solo.
Quella che, utilizzando un bel vocabolo tedesco, la Zeit descrive come Zweisamkeit, l’essere in due, diventa oggi una Einsamkeit, una solitudine. Chissà quanto durerà. I tedeschi lo sanno e ieri è come se una pagina di storia politica e umana si fosse chiusa definitivamente.
Venerdì, 22 Ottobre 2010

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