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Fenomeni

Pattumiera Italia

Un libro racconta come ogni anno si butti cibo per 12 miliardi.

di Maurizio Di Lucchio

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In Italia, ogni anno, finiscono impropriamente tra i rifiuti oltre 12 miliardi di euro di prodotti agroalimentari ancora buoni da mangiare. La stessa quantità di cibo basterebbe per nutrire tre quarti della popolazione italiana, oltre 44 milioni di persone, per almeno 365 giorni.
A fornire questo dato allarmante è il Libro nero dello spreco in Italia: il cibo (124 pagine, 12 euro, Edizioni ambiente), il rapporto curato da Andrea Segrè e Luca Falasconi, docenti alla facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, che documenta l’entità del colossale sperpero di alimenti nel nostro Paese e ne illustra le conseguenze in termini nutrizionali, sociali, economici e ambientali.
Nel volume, nato nell’ambito della campagna di sensibilizzazione «Un anno contro lo spreco» promossa dalla società spin-off dell’Università di Bologna, Last minute market, gli autori hanno elaborato una stima degli sprechi per ciascuno dei passaggi della filiera alimentare, dalla campagna alla tavola.

Nel settore agricolo 7 milioni e mezzo di tonnellate di spreco

Il settore in cui si «perde per strada» la maggiore quantità di cibo è quello agricolo. Una grossa fetta della produzione, ancora perfettamente commestibile, resta infatti a marcire nei campi senza essere rivenduta.
Le cause di questo fenomeno possono essere commerciali (prodotti fuori pezzatura, quelli troppo piccoli o troppo grandi), di mercato (costi della raccolta superiori ai prezzi liquidati agli agricoltori) o semplicemente estetiche: prodotti non belli da vedere, perché ammaccati o leggermente danneggiati.
A lasciare senza parole sono però i numeri. Solo nel 2009, sono rimasti in giacenza nei terreni dei contadini oltre 7 milioni e mezzo di tonnellate di frutta, verdura e cereali. Se si confronta questo dato con quello dei consumi ortofrutticoli dello stesso anno nel nostro Paese, 8,4 milioni di tonnellate, si evidenzia che la quantità di cibo sprecata avrebbe potuto soddisfare le esigenze dell'intera Spagna.
Come osservato da Luca Falasconi nel libro, «questa banale equivalenza chiarisce comunque, in modo inequivocabile, quale scempio viene perpetrato ogni anno nei campi italiani».
I FINANZIAMENTI DELL'UE PER DISTRUGGERE I PRODOTTI. A generare rifiuti «impropri» di cibo sono anche le cooperative di primo grado o le Organizzazioni di produttori, i soggetti autorizzati a ritirare parte della produzione agricola dal mercato per scongiurare il crollo dei prezzi.
Per esempio, nell’annata agraria 2005-06 si sono registrati ritiri per un totale di quasi 73 mila tonnellate. Di queste, solo una quota irrisoria, il 4,43%, non è andata sprecata ed è stata distribuita gratuitamente a fasce deboli della popolazione, scuole e istituti di pena.
Dalla ricerca si apprende che, nella stessa annata, l’Unione europea ha stanziato per l’Italia 6,8 milioni di euro finalizzati alla gestione della produzione ritirata dal mercato: nel 90% dei casi, le risorse economiche sono state spese per distruggere i prodotti. In altri termini, con questo sistema si finanziano allo stesso tempo gli agricoltori per farli rimanere in campagna a produrre e le misure che portano alla distruzione di una parte delle produzioni. Secondo gli autori, tale controsenso è una delle dimostrazioni più evidenti di quanto lo sperpero alimentare rappresenti un «fallimento di mercato» in ognuno dei passaggi della catena.
Nella terza fase della filiera, la lavorazione industriale, in un anno si sprecano in media complessivamente circa 1,7 milioni di tonnellate di prodotti alimentari che non presentano nessun danno dal punto di vista organolettico e che possono quindi essere consumati senza rischi.

La cattiva gestione dei punti vendita e della conservazione casalinga

Nello step successivo, la distribuzione, lo scenario è altrettanto preoccupante. Ogni anno, centri commerciali, ipermercati e negozi eliminano quasi 100 mila tonnellate di cibi perfettamente utilizzabili.
In questo caso però, a generare le perdite non è tanto la cattiva gestione delle scadenze da parte dei punti vendita quanto l’eccessiva manipolazione dei prodotti sugli scaffali fatta dagli stessi clienti. I cibi, infatti, si danneggiano dal punto di vista estetico e diventano meno «appetibili» per gli altri consumatori che potrebbero acquistarli.
Alla fine del percorso si arriva all’ultimo anello della catena, il consumo. E come prevedibile, tra le mura di casa, la situazione tende ulteriormente a peggiorare.
Basandosi su un’indagine dell’associazione di consumatori Adoc, il libro attesta che le famiglie italiane buttano nella spazzatura una parte consistente dei loro acquisti alimentari: il 35% di carne, latte, uova e formaggi e il 17% di frutta e verdura. E questi sprechi sono da ricondurre quasi esclusivamente a banali disattenzioni come l'acquisto di quantità di cibo superiori alle proprie necessità e la conservazione in maniera non corretta dei prodotti deperibili.
LE RIPERCUSSIONI SULL'AMBIENTE DEGLI SPRECHI. Alla lista delle implicazioni negative dello spreco made in Italy si aggiunge, naturalmente, anche l’impatto sull’ambiente. Ecco alcune cifre: ogni anno, solo lo smaltimento dei rifiuti alimentari impropri consuma 105 milioni di metri cubi di acqua, impoverisce 9.720 ettari di terreno e libera nell’atmosfera 9,5 milioni di tonnellate di Co2. Senza gli sperperi alimentari nei vari passaggi della filiera, le emissioni di anidride carbonica potrebbero abbassarsi del 15%.
Insomma, le informazioni per mettere in guardia gli italiani sugli effetti delle loro cattive abitudini ci sono e non si fermano a quelle elencate in questa sede.
Ma il Libro nero dello spreco in Italia: il cibo non si limita solo a quantificare i disastri. Ha anche il pregio di indicare i modi in cui si può diventare consumatori responsabili cambiando di pochissimo il proprio stile di vita. Per esempio, ha scritto Andrea Segrè, «basterebbe iniziare a ridurre gli imballaggi che ingombrano la nostra spesa, diminuire la quantità di rifiuti che produciamo quotidianamente, trasformare gli sprechi in una risorsa in nome della solidarietà e della reciprocità».

Venerdì, 27 Maggio 2011


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Solo nel settore agricolo sono 7 milioni e mezzo le tonnellate di cibo sprecato.

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