Adriana Belotti

Disabili in sedia a rotelle: le difficoltà quotidiane

Pochi treni attrezzati. Spostarsi è un inferno.

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20 Novembre 2013

Il servizio Trenitalia che dovrebbe garantire l'assistenza ai disabili.

Il servizio Trenitalia che dovrebbe garantire l'assistenza ai disabili.

Ogni mio viaggio in treno inizia necessariamente con una telefonata.
«Buongiorno, mi chiamo Adriana Belotti, sono una persona con disabilità motoria e mi sposto su una carrozzina pieghevole», esordisco con l'addetto di Sala blu di Trenitalia, il servizio dedicato all'assistenza dei disabili.
«Vorrei prenotare un'assistenza per un viaggio da Bergamo a Padova, il giorno X alle ore Xy», spiego fiduciosa.
«Buongiorno», mi risponde la voce all'altro capo della cornetta, «aspetti che verifico se a quell'ora e su quella tratta ci sono treni attrezzati per il trasporto dei passeggeri con disabilità».
SOLO SU CONVOGLI ADIBITI. La telefonata si conclude con la risposta negativa dell'operatore: «No, non ci sono treni attrezzati a quell'ora».
Clic.
Dunque, non posso viaggiare quando ne ho l'esigenza. Perché non ho diritto, per ragioni di sicurezza e in ottemperanza con la normativa vigente in materia, a salire su convogli non adibiti al trasposto di sedie a rotelle.
BERGAMO-BRESCIA, TRATTA IMPOSSIBILE. Non mi è permesso neppure richiedere l'aiuto del personale responsabile dell'assistenza ai passeggeri con disabilità per salire e scendere dalla vettura, nonché per il trasporto da un treno all'altro nelle stazioni intermedie.
In altre occasioni mi è andata meglio: se i miei orari sono molto flessibili, magari il personale riesce a trovare una soluzione. Ma nella maggior parte dei casi e soprattutto in alcune tratte, su tutti il tragitto Bergamo - Brescia, non esiste alcuna possibilità di viaggiare in nessuna ora del giorno.

Nelle stazioni nessun ascensore: si attraversano i binari sulle passerelle merci

La vita a ostacoli di un disabile.

La vita a ostacoli di un disabile.

Un treno con «vettura attrezzata per il trasporto di passeggeri disabili» è, semplicemente, un treno sul quale un vagone ha uno spazio riservato per le sedie a rotelle, provvisto di blocchi per le ruote e cinture di sicurezza.
Normalmente (ma non sempre) gli accessi a questi convogli non hanno scalini. Oppure, se li hanno, manca il corrimano centrale, e quindi chi è in carrozzina può utilizzare il carrello elevatore per saltare a bordo.
SPOSTARSI? GRAZIE ALLA SOLIDARIETÀ. Quante volte ne avete visti? Mai? Appunto. E quindi a me non resta altro che viaggiare comunque su treni 'no disable friendly'.
Con l'aiuto di amici e parenti salgo e scendo nelle stazioni di partenza e di arrivo. E grazie alla solidarietà dei passeggeri riesco a spostarmi nelle stazioni di cambio. Il trucco c'è: se sorretta sotto le ascelle, qualche passo riesco a farlo e sono anche in grado di salire i gradini del treno e di sedere su un posto ordinario.
PERICOLO TRA LE ROTAIE. Ma non è una operazione senza rischi: il pericolo di scivolare e cadere è sempre in agguato. Così come il rischio di finire spiattellati - io e il mio benefattore - da un treno in corsa, mentre attraversiamo i binari.
Giovane donna con tendenze suicide? No, semplicemente, molte stazioni italiane sono sprovviste di ascensore: per andare da un binario all'altro usufruisco delle passerelle sui binari gentilmente offerte da Trenitalia per il trasporto delle merci. È consolante vedere che almeno le merci possono esercitare il loro sacrosanto diritto di libera circolazione!

Le telefonate di rimprovero delle Fs: «Lei non può viaggiare»

Mauro Moretti, amministratore delegato di Trenitalia.

(© Ansa) Mauro Moretti, amministratore delegato di Trenitalia.

Uno dei momenti migliori è l'incontro con il capotreno. Quando mi vedono su un vagone, mi chiedono se ho provveduto ad avvisare 'l'assistenza' perché mandi qualcuno per aiutarmi a scendere. Rispondo che non ho provveduto a chiamare nessuno perché sarebbe stato inutile visto che, sui treni non attrezzati, non viene offerto alcun supporto.
«Impossibile, signorina! Devono garantirle l'assistenza, aspetti che chiamo io».
Penso che la delusione sia sincera, quando lo informano delle stesse cose che gli ho detto io.
IO, UN RISCHIO PER L'INCOLUMITÀ ALTRUI. Credo anche che spesso i capitreno vengano aspramente rimproverati per avermi permesso di salire su un convoglio non a norma. Minuti dopo, tipicamente, squilla anche il mio cellulare
«Lei è la signorina Adriana Belotti?».
«Si, sono io», rispondo, preparandomi al solito ritornello.
«Signorina, noi la conosciamo bene e gliel'abbiamo detto molte volte: lei non può salire sui treni che vuole! Lei mette a repentaglio la sua incolumità e quella degli altri, la deve smettere di comportarsi in questo modo», tuona l'interlocutore.
«Ma, secondo lei, come potrei viaggiare?», non resta che domandare.
I FUNZIONARI SENSIBILI, E QUELLI NO. Ho ricevuto molteplici risposte. Dalle più comprensive (ne incontro molti di funzionari che si rendono conto dell'assurdità e gravità della situazione, di cui non possono far altro che prendere atto, impotenti) a quelle decisamente meno accomodanti. Fino a tipo: «Non può chiedere a sua madre o alla sua badante di accompagnarla direttamente dove deve andare?».

Non esistono responsabili, ma così facendo si continua il disastro

L'autrice dell'articolo, Adriana Belotti.

L'autrice dell'articolo, Adriana Belotti.

L'elemento che accomuna i miei viaggi in treno è il 'rimpallo di responsabilità' da parte di chi lavora per le Ferrovie. Non si possono addossare responsabilità ai funzionari della Sala Blu perché loro giustamente sono chiamati a rispettare le norme di sicurezza. Non è responsabile il capotreno che si trova a dover gestire il problema di una passeggera che non potrebbe trovarsi lì. E non c'entrano neppure i dipendenti della cooperativa che, materialmente, aiutano nelle salite e discese ma che si rifiutano di farlo quando mi vedono viaggiare da 'fuori legge'.
LA PERPETUAZIONE DELLO STATUS QUO. Tutto vero. Ma se nessuno si sente responsabile di una certa situazione, nessuno si sentirà in dovere far proposte per il cambiamento dello status quo, mantenendosi connivente con il perdurare di un determinato stato di cose.
Non me ne vogliano i dirigenti delle Ferrovie e il personale della cooperativa deputato all'assistenza: niente di personale, capisco la loro difficile posizione. Ma questa situazione deve cambiare.
UN'AZIONE CONCORDATA PER CAMBIARE. Per questo, sulla scorta della coraggiosa azione di disobbedienza civile del turista svedese nella stazione di Calalzo, che ha cercato di fermare il treno sul quale non lo lasciavano salire, invito tutte le persone disabili che si trovano nella vergognosa condizione di non poter decidere liberamente quando viaggiare a contattarmi. Per concordare insieme quale tipo di azione intraprendere per far valere i nostri diritti.
La proposta di disobbedienza civile potrebbe anzi essere estesa a chiunque: a tutti potrebbe capitare di vivere in condizione di disabilità, anche solo temporanea. Chiedere diritti migliori per noi, insomma, è potenzialmente a vantaggio dell'intera collettività.
Infine, ringrazio tutti gli sconosciuti compagni di viaggio che, con la loro solidarietà, sopperiscono a ciò che Fs avrebbe l'onere di garantire.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco Checcuswriter Danieletto 20/nov/2013 | 13 :46

treni e disabili.
Cara Adriana come te qualche passo riesco a farlo anche da solo ma per il resto è una tragedia come dici giustamente. Io ho fatto un Padova-Roma su di un freccia d'argento, tutto in regola, caricamento e discesa, ma, domanda, perché su di una carrozza adibita a invalidi ci sono solo tre posti a sedere? o tre attacchi carrozzine? E perché un disabile costretto a muoversi in carrozzina, anche se fa i fatidici quattro passi non ha diritto all'accompagnatore gratuito ma solo se dispone di un'accompagnatoria dell'INPS? Per l'attraversamento dei binari, sia Padova che, Roma per il ritorno i freccia... vengono fatti arrivare sul primo binario ma quando sono tornato a Padova l'hanno fermato al decimo e abbiamo dovuto, con il personale di servizio, attraversare come porta bagagli 9 binari; erano le nove di sera e per saltare le pensiline hanno dovuto quasi uscire dalla stazione per attraversarli tutti rapidamente. Per fortuna non c'erano treni in arrivo. Inutile dirti che hai tutta la mia solidarietà. Checcuswriter

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