Pd, propaganda flop

Chi gestisce le campagne mediatiche del partito.

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08 Marzo 2011

Stefano di Traglia, responsabile comunicazione del Pd.

Stefano di Traglia, responsabile comunicazione del Pd.

Della campagna 'Porta a porta', presentata da Pierluigi Bersani come «la più grande mobilitazione che un partito abbia mai promosso», non ci si ricorda più neanche la data di inizio e di fine, ammesso che sia cominciata.
Del “Viaggio in Italia”, che avrebbe dovuto portare il segretario del Partito democratico (Pd) nei luoghi maggiormente colpiti dalla crisi economica, si hanno notizie che risalgono a dicembre 2010, quando è cominciato il progetto, poi più nulla, salvo qualche cronaca su siti locali o web tivù dalle zone interessate.
Prima delle due maxi-mobilitazioni, esempio di campagna mediatica silenziosa, c'era stato l'ormai famoso spot “Rimbocchiamoci le maniche”, in cui Bersani, preceduto da una gamma si suppone rappresentativa di giovani italiani, rigorosamente politically correct - dal professionista al ragazzo di colore al padre single - si rimboccava le maniche della camicia invitando (in silenzio) anche il popolo a darsi da fare: tripudio di parodie in rete e commenti del tipo «Che cos'è? “Il partito del buco”?».
OLTRE LE DIVISIONI. Adesso arriva la nuova campagna d'immagine del Pd, con i manifesti in cui il mezzobusto del segretario appare sormontato dalla scritta 'Oltre'. Anche ammesso che non si scambi questa parola, per un invito a superare il partito, la formula scelta - «Oltre le divisioni, c'è l'Italia unita» - non sembra del tutto adatta a una formazione politica lacerata dagli scontri interni e minacciata dall'esodo di massa. Ma va così, la comunicazione dei democratici è un arcano. Conflitto d'interessi a parte, resta da capire perché il maggior partito d'opposizione non ne azzecchi una in fatto di comunicazione. Il Pd è riuscito a trasformare anche l'iniziativa 'Berlusconi dimettiti' - 10 milioni di firme per mandare a casa il premier - in un boomerang politico-mediatico con decine di firme false raccolte online (e chissà quante nei gazebo), una valanga di commenti ironici circolari in Rete e nessuna ammenda da parte di dirigenti e responsabili della comunicazione.
24 MILIONI DI EURO PER LA COMUNICAZIONE. Eppure, solo nel 2009, il partito democratico ha speso per la propaganda e la comunicazione politica 24.853.829,64 euro, il doppio rispetto al 2008, quando ne sono stati investiti 12.038.284, 98.
È vero che nel 2009 ci sono state le Europee e diversi appuntamenti congressuali, come viene annotato anche nel bilancio del Pd, ma nel 2008 c'erano state le politiche e altre amministrative. In ogni caso, più di 20 milioni di euro, la voce più corposa del bilancio, è un investimento considerevole. I risultati? A giudicare dalla vicenda firme false, non proprio esaltanti. Qualcuno ne risponderà? Per ora il partito tace, difende la campagna 'Berlusconi dimettiti' sostenendo che il pasticcio delle firme false sia stata solo una manipolazione dei giornali filoberlusconiani e che l'iniziativa è stata comunque un successo.

Gli spin doctor dalemiani

I nuovi manifesti del Pd.

I nuovi manifesti del Pd.

La campagna è stata ideata da Nico Stumpo, ex segretario della Sinistra giovanile, ora segretario organizzativo del Pd, e Matteo Orfini, 35 anni, dalemiano di ferro. Orfini, che per conto di D'Alema seguiva la fondazione Italiani Europei, è il responsabile cultura e informazione del Pd e fa parte della segreteria di Bersani insieme con Stumpo e con Stefano di Traglia, ex portavoce di Bersani, ora responsabile comunicazione del partito. Di Traglia è l'uomo che ha partorito l'idea dell'Oltre e che ha spiegato così la faccenda firme false: «Perché a voi (giornali, ndr) non capita quando fate i vostri appelli che qualcuno inserisca firme false?».
A occuparsi di comunicazione per il partito c'è anche Chiara Geloni, ex vicedirettrice di Europa adesso direttore di Youdem, la tivù satellitare nata veltroniana e diventata bersaniana dopo la chiusura di Red Tv, creatura che D'Alema voleva a sua immagine e somiglianza ma che non ha retto alla prova del mercato e dell'audience, nonostante i circa 4 milioni di euro di contributi pubblici all'editoria che riceveva.
RED TV HA CHIUSO, YOUDEM ARRANCA. Red Tv ha chiuso i battenti e tutti sono finiti in cassa integrazione. Youdem resiste, ma non è dato sapere a che prezzo e con quali risultati in termini di pubblico, visto che non viene monitorata dall'Auditel. Comunque non esaltanti, secondo fonti interne al partito. Qualcuno, come Mario Adinolfi, ex vicedirettore di Red Tv, da sempre molto critico con certa nomenklatura del partito e attento alle questioni della rete, l'ha definita TelePravda: «Era la rete di Walter Veltroni, ma Bersani ha vinto le primarie e chi vince comanda e dirige la tivù. Telepravda era liberale a confronto».
IL RUOLO DELL'AGENZIA DOL. A gestire i gangli della comunicazione democratica, c'è poi l'agenzia Dol, di Stefano Peppucci e Emanuele Fini, entrambi collaboratori di D'Alema fin dal 1998, quando il segretario ombra era ancora a palazzo Chigi. È stata la Dol, che si occupa della comunicazione web, a realizzare tecnicamente la raccolta firme online per la campagna 'Berlusconi dimettiti'.
E, infine, c'è Lino Paganelli, deus ex machina delle piazze democratiche, da anni responsabile delle feste del Pd, delle manifestazioni e, dal 2008, anno della sua nascita, anche editore di Youdem, attraverso la società Eventi Italia Srl, partecipata al 100% dal partito democratico, che ha il compito di gestire la comunicazione politica del partito via satellite e via web. Non c'è che dire, un vero dream team.


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ziopazzo 09/mar/2011 | 23 :39

Che c'entra la Dol?
Additare alla Dol una parte del flop delle campagne del partito democratico è come prendersela con gli operatori di ripresa se un film va male nelle sale. Bastava indicare nell'articolo che la giornalista avesse il dente avvelenato contro D'Alema. O no? Davvero non si capisce cosa la giornalista voglia dire e con chi voglia prendersela!

uqbal 09/mar/2011 | 20 :13

Le agenzie del PD
Prima c'era ProForma a lavorare per il PD, che fece la famosa campagna dei morti viventi, sbeffeggiata da tutti quanti.

Quando poi Proforma fece una presentazione facendo vedere come loro avevano pensato la campagna, e come il PD li aveva costretti a modificarla, si capì perché faceva così schifo.

In altre parole, ProForma aveva mandato dei messaggi ben precisi, il PD invece aveva richiesto che fossero molto più generici ("sostegno alle imprese!). I ritratti scelti da ProForma erano realistici, quelli richiesti dal cliente, il PD, erano degli zombie.

Il video è stato rimosso da quel paio di siti in cui l'ho cercato, e da allora il PD non si è più rivolto a ProForma.

Catardo 09/mar/2011 | 11 :48

Per descrivere una mano, bisogna ritrarre il ciò che la circonda, il guanto....
Da anni mi chiedo chi gestisca la campagna pubblicitaria del PD. Non ho mai visto una propaganda incisiva. mi ricordo quei manifesti in cui si tirava da una parte e si spingeva dall'altra....ci ho messo un po' a capire che non erano pubblicità della coop...Troppi slogan privi di contenuto. Il messaggio è sempre generico e rispecchia la confusione nel proporre un modello di progresso chiaro. Si tenta sempre di esporre la politica del Pd per definizioni o messaggi che risuonano nel vuoto. Manifesti a tema: prendere un problema e presentare sinteticamente un progetto per risolverlo. Da questi progetti si evince la definizione e il posizionamento di questo partito. L'insieme delle proposte crea il profilo della società che si vuole creare. Incalzare con delle tematiche pratiche, proporre riforme, progetti,idee specifiche....

candido 09/mar/2011 | 06 :45

Ancora non l'hanno capita e questo la dice lunga....
...Sul fatto che alla gente interessa un programma su cui decidere, e gente credibile per portarlo avanti.
Questi invece insistono su una lotta ad personam nei riguardi di un uomo i cui difetti sono noti.
Personalmente, mi trovo nella condizione di non essere un elettore di Berlusconi e di non trovare interesse per i partiti che si propongono come alternativa, visto che sono i manifesti di precedenti fallimenti a cui hanno solo cambiato l'aspetto.
Bersani, da una parte o Casini o Rutelli dall'altra hanno già dimostrato di essere politicanti esperti nel galleggiamento e nella sopravvivenza ai "vertici" dove comunque ci si riesce a spartire qualche cosa anche se si sta all'opposizione.
Vogliamo gente nuova, credibile e dalla parte del popolo...
...Forse cambiando paese.....

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