Politica
Germania
Il partito dei consumatori
La politica si trasforma in un prodotto pubblicitario.
di Pierluigi Mennitti
Un fantasma si aggira nella politica tedesca: il partito unico
dei consumatori. È una formazione di tipo nuovo ma con vecchi
protagonisti. Non ha un solo leader ma tanti aspiranti in
competizione fra loro per offrire ai cittadini la proposta
migliore. Il Tagesspiegel ha lanciato
l’allarme con un corsivo tagliente, descrivendo la strana
melassa che sta invadendo come un blob la scena politica
nazionale. Lo ha soprannominato Partito liberale social-ecologico
e vi ha iscritto di diritto cristiano-democratici e verdi, Fdp e
Spd. Forse anche la Linke potrebbe trovarci un suo spazio.
OMOGENEITÀ DELLA POLITICA. «Tutti dicono la stessa
cosa», ha esordito l’autore, Harald Martenstein, «e dalla
scorsa settimana tutti i partiti sono contro le centrali
nucleari, a favore delle quote rosa, contro il fumo nei locali
pubblici. Tutti sono per la difesa dell’ambiente, un po’ di
sinistra, a favore dei prodotti biologici e contro Westerwelle.
Tutti spingono perché gli stranieri imparino la lingua tedesca,
perché vengano assicurate uguali opportunità e migliore
istruzione. Tutti sono contro il consumo di carne».
Una situazione paradossale, nella quale non solo si eliminano le
differenze ma evaporano anche le strategie alternative tra i vari
partiti, le diverse visioni della società e del suo futuro: «A
che serve allora una democrazia?», si è domandato ironicamente
il Tagesspiegel.
UNA DEMOCRAZIA VUOTA. Già, perché al fondo di questa
corsa verso il senso comune, ma non necessariamente verso il buon
senso, c’è una trasformazione profonda della funzione delle
forze politiche che rischia di svuotare una democrazia pur
consolidata come quella tedesca: i partiti si stanno trasformando
da associazioni politiche in aziende che concorrono per quote di
mercato, inseguendo i desideri dei consumatori-elettori: «Cdu,
Verdi, Spd eccetera eccetera sono ormai diventati come tanti
grandi magazzini che propongono ai clienti quello che
desiderano», ha proseguito Martenstein, «pubblicizzano lo
stesso prodotto differenziandosi solo sul tipo di servizio. E
quando il prodotto non è più richiesto, lo tolgono dal mercato.
Se la maggioranza dei tedeschi si convertisse di colpo al
buddismo, la Merkel cambierebbe la denominazione del partito,
abolendo il termine cristiano e trasformando la Cdu in Bdu».
PARTITI COME PRODOTTI PUBBLICITARI. Si tratta in verità
di una tendenza piuttosto comune nei paesi europei a più lunga
tradizione democratica: dappertutto i meccanismi del marketing politico hanno trasformato i
partiti in prodotti pubblicitari da presentare a un pubblico
sempre più a digiuno di politica e sollecitato da proposte e
slogan che promettono mondi migliori e opportunità per tutti,
salvo poi veder frantumare quei sogni nel duro confronto con la
realtà quotidiana. E i cambiamenti si avvertono anche nella
struttura stessa dei partiti, sempre meno sede di confronto,
scelta e selezione della classe dirigente: partiti-azienda
sballottati tra i desideri delle masse e le lobby degli interessi
costituiti. La Germania sta vivendo questa trasformazione, senza
che il quadro politico abbia subito un terremoto visibile, come
accadde in Italia dopo Mani Pulite: i partiti sono formalmente
gli stessi, è cambiata però la loro natura.
LA DEMAGOGIA. «Non sembrerebbe una catastrofe», ha
proseguito il Tagesspiegel, «ma cosa accade se la
maggioranza dei cittadini impazzisce o se insegue obiettivi
demagogici? Prima era in qualche modo rassicurante sapere che
l’Fdp aveva una debolezza per la libertà o i verdi per la
scuola integrativa. Ma in Baden-Württemberg la maggioranza è
contraria a questo tipo di scuole e ora anche i verdi non le
vogliono più. I partiti corrono dietro alle opinioni, ma non ne
hanno più una propria e diventano in tal senso superflui».
IL NUCLEARE. La vicenda più recente è legata alle
strategia sulla politica nucleare. Il governo
aveva varato 5 mesi fa una legge che prolungava l’attività
delle centrali atomiche in funzione in Germania, superando il
limite che dieci anni fa era stato imposto dalla maggioranza di
allora Spd-verdi. L’incidente di Fukushima ha cambiato le carte
in tavola e risvegliato la paura verso il nucleare degli elettori
tedeschi. Gli esperti, anche quelli contrari all’atomo,
assicurano però che l’incidente giapponese non abbia
modificato di una virgola la situazione delle centrali tedesche.
Tuttavia il governo, sia la Cdu che l’Fdp, hanno inserito una
repentina retromarcia, anche a costo di pagare robuste penali
alle aziende energetiche: «Io sono contrario al nucleare», ha
concluso Martenstein, «ma se trovo in giro un politico che è
rimasto fedele alla sua vecchia posizione favorevole, lo vado ad
abbracciare».
Lunedì, 04 Aprile 2011

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