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Panetta mani di forbice
Usa, cosa c'è dietro la nomina del capo della Cia al Pentagono.
di Barbara Ciolli
Un fedelissimo al Pentagono, piazzato al posto del repubblicano Robert Gates, che dovrà proseguire con la scure alle spese militari imbracciata dal suo predecessore. Quando, nel luglio prossimo, Leon Panetta si insedierà a capo della Difesa, avrà appena compiuto 73 anni e sarà l'uomo più vecchio mai scelto per quella poltrona.
DA REPUBBLICANO A FEDELE DEMOCRAT. L'attuale capo della Cia, sostituito da David Petraeus, è un funzionario di lungo corso e di solida fede democratica dal 1971, anno in cui il promettente avvocato poco più che 30enne voltò le spalle al Partito repubblicano: stava per esplodere lo scandalo del Watergate e, dicono i suoi sostenitori, Panetta era deluso dai maneggi dei conservatori. In più, aggiungono i maligni, intravide nelle file degli avversari maggiori opportunità di carriera politica.
LA TARDIVA E FOLGORANTE CARRIERA. Come, in effetti, è stato per l'ex deputato e capo di Gabinetto della Casa Bianca dell'amministrazione Clinton, che con Barack Obama ha spiccato il doppio salto carpiato, passando dai vertici dell'intelligence, di cui fino alla sua nomina nel gennaio 2009 sapeva poco o nulla, alla cabina di comando del Pentagono, materia di cui Panetta è egualmente all'asciutto.
Un esperto di bilancio pubblico per i tagli alla Difesa
Eppure, lo hanno difeso numerosi analisti, nonostante il suo percorso militare sia terminato con un magro congedo da tenente dopo due anni trascorsi in Marina lontano dal Vietnam, il buon Panetta farà un lavoro egregio, al pari di quanto dimostrato come direttore della Cia.
Il futuro segretario americano alla Difesa, ha scritto il Washington Post, «è un uomo astuto di grande capacità critica», ben addentro i «giochi di potere della Casa Bianca» e «soprattutto abituato a gestire le enormi somme di denaro dei contribuenti», come presidente del comitato del Bilancio per il governo.
IL RISANAMENTO DELLA CIA. Il burocrate, figlio di emigranti calabresi e deputato alla Camera per nove lunghi mandati, negli ultimi due anni ha portato avanti una delicata operazione di trasparenza nella Central intelligence agency, minata dagli scandali delle torture di Guantanamo. Ora le sue doti di oculato contabile saranno provvidenziali per riassestare il bilancio della Difesa.
Il braccio destro di Obama, hanno previsto gli analisti, porterà a termine il percorso intrapreso dal repubblicano Gates, cui «somiglia più di quanto non si creda»: «Entrambi sono stati a capo della Cia, entrambi sono considerati pragmatici e non ideologici».
LUNGO LE ORME DI GATES. Quale miglior successore, dunque, se non un esperto in materie finanziarie, per mettere mano ai profondi tagli alle spese militari e all'apparato della Difesa, preannunciati dal governo Usa per 400 miliardi di dollari nei prossimi 12 anni?
Con un bilancio annuale di oltre 700 miliardi di dollari, inclusi i costi delle guerre in Iraq e in Afghanistan, il previdente Gates aveva frenato fino all'ultimo sulla guerra in Libia, dichiarandosi scettico fin dall'ipotesi della no fly zone.
Ridurre le uscite del Pentagono, portando avanti la campagna in Libia e mantenendo alti gli standard di sicurezza negli Usa, sarà il compito ambizioso e improbo per il quale Panetta dovrà, nei prossimi mesi, camminare sul filo del rasoio.
Panetta e Petraeus: Obama accelera con il valzer di nomine
I commentatori più radical non hanno escluso che il valzer di incarichi innescato dalla chiamata del direttore della Cia possa anche servire a sbloccare le acque della palude libica, portando a scelte più nette.
Con il brillante generale David Petraeus come successore di Panetta al vertice dell'intelligence e attualmente a capo delle operazioni belliche Usa in Afghanistan, la Cia, che già conduce le missioni dei droni Predator in Pakistan e in Afghanistan con un suo distaccamento dell'air force, avrà un capo militare, come raramente accaduto in passato.
LA CIA E LA GUERRA DEI DRONI. Viceversa, alla guida del Pentagono ci sarà Panetta, che in virtù del suo ruolo ha accumulato esperienza e conoscenze nell’impiego di droni armati, fatti decollare anche sui cieli libici. Mentre al posto di Petraeus in Afghanistan andrà il generale John Allen e nell’estate 2011 scatterà un nuovo balletto di nomine ai vertici delle forze armate.
In molti, con il passaggio di consegne da Gates a Panetta e da Panetta a Petraeus, oltre a un’oculata scelta di continuità per la gestione della politica degli tagli, hanno intravisto anche la volontà di Obama di imprimere un’accelerata alla politica estera.
Una volta superato lo scontro tra l’interventista Hillary Clinton e il recalcitrante Gates, l’impegno militare degli Stati Uniti con la Nato potrebbe essere più deciso, soprattutto attraverso un maggiore contributo nelle missioni aeree.
PETRAEUS, AVVERSARIO SCOMODO. Contemporaneamente, hanno insinuato i più maliziosi, sistemando Petraeus alla Cia, con un abile gioco di regia Obama si è tolto di mezzo un avversario scomodo per la prossima tornata elettorale del 2012. Da tempo si susseguono le voci che il 58enne generale, ambizioso, popolare e con in tasca un dottorato in Affari internazionali alla Princeton University, si sia messo in testa di scendere in politica.
Giovedì, 28 Aprile 2011

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