Politica
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Deutsche Vita
La battaglia tra Fini e Berlusconi si gioca in campo tedesco.
di Pierluigi Mennitti
Sembra quasi che Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini abbiano scelto appositamente la Germania come campo neutro sul quale proseguire l’aspra disfida che da mesi ormai li contrappone. Gli ex alleati e oggi, con qualche pausa parlamentare, acerrimi nemici, sbarcano dunque all’estero per cercare di convincere élite e opinioni pubbliche della bontà dei rispettivi percorsi politici.
Italia-Germania tra i cliché
Terreno difficile, comunque, la Germania. Paese legato all’Italia da sentimenti profondi ma anche da visioni che ogni tanto accarezzano vecchi cliché, in positivo e in negativo.
La terra dove fiorivano i limoni, per riprendere uno dei passaggi letterari di Goethe trasformati poi quasi in uno slogan turistico, quella delle vacanze, dell’arte, della sana cucina e del buon vino, le colline toscane e le coste pugliesi (solo per citare un vecchio classico e una new entry dell’immaginario turistico tedesco), ma anche quella dei debiti pubblici e dei conti economici mai a posto, dell’inefficienza, della burocrazia e delle criminalità organizzate: tutte, dalla mafia siciliana alla 'ndrangheta scoperta dopo le pallottole di Duisburg, fino alla "Gomorra" di Saviano, l’ultimo idolo dell’intellighenzia tedesca (il 21 ottobre era anche lui a Berlino).
Per non parlare della politica. Dolce vita è un concetto che ritorna spesso nei dibattiti e negli articoli, al quale i tedeschi hanno da poco affiancato una loro versione, un neologismo: Deutsche Vita. Anche qui, il significato dipende dal contesto, può definire rilassatezza ma anche confusione.
C’è dunque poco da aspettarsi dalla campagna di Germania avviata da Berlusconi e Fini. Sarà anche un caso, ma l’intervista concessa dal presidente del Consiglio al più autorevole dei quotidiani conservatori, la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha anticipato di qualche giorno l’arrivo a Berlino del presidente della Camera che, dopo aver osservato a Londra David Cameron impostare il taglio di spesa più pesante dai tempi della Thatcher, vuol stringere contatti e rapporti anche con il mondo del centrodestra tedesco, che pure di questi tempi non se la passa troppo bene.
La Zeitung e l'ironia su Putin
«In ogni caso mi ricandido», ha detto Berlusconi ai tre giornalisti della Frankfurter che lo hanno intervistato, dando così il là alla titolazione del pezzo che a molti suonerà come una minaccia. «Vedremo prima delle elezioni se il programma del partito di Fini consentirà di accoglierlo nella nostra coalizione», ha proseguito, «io mi aspetto comunque che i suoi parlamentari continuino a sostenere il nostro governo e il programma per i prossimi tre anni sul quale ho ottenuto la fiducia in Parlamento».
Politica, appunto. Ma delle 29 domande poste, ben sette hanno riguardato i suoi problemi con la giustizia, i processi intentatigli dai magistrati, le leggi ad personam che il suo governo sta cercando da mesi di far passare. Il che svela su quali scogli sia destinata a infrangersi questa nuova offensiva del Cavaliere.
Il conto che lui stesso ha fatto, come fosse una medaglia ottenuta per una battaglia campale di libertà contro i giudici di sinistra (104 processi, 1000 avvocati ingaggiati, 300 milioni di euro spesi) suona inevitabilmente alle orecchie dei lettori tedeschi come un atto d'accusa.
Facile dunque per la Süddeutsche Zeitung, quotidiano di orientamento progressista, ironizzare sull’intervista ai rivali della Frankfurter. Cogliendo spunto da un altro passaggio del colloquio, quello in cui il premier parla di Putin, la Süddeutsche ha ripreso un'altra affermazione del Cavaliere: «Putin è una persona diversa da quel che descrive la stampa occidentale. È sensibile, aperto, ha il senso dell’amicizia, rispetta tutti soprattutto la gente semplice e ha una profonda comprensione per la democrazia».
E poi il quotidiano ha commentato: «Avrebbe potuto anche dirlo di sé e, leggendo l’intervista sulla Frankfurter, è quello che Berlusconi pensa della sua persona, cogliendo l’occasione del momento per raddrizzare ancora una volta la sua immagine nell’opinione pubblica tedesca».
«La rivolta dell'aiutante»
La prossima sarà la settimana di Gianfranco Fini. Non lo attende un compito semplice, perlomeno al di fuori del tracciato amichevole stesogli dalla fondazione Konrad Adenauer, l’istituto vicino alla Cdu con il quale Fare Futuro ha intessuto negli ultimi anni una fitta rete di collaborazione. Dovrà cercare di fugare una spessa coltre che rende la sua figura indefinita agli occhi di quei tedeschi che s’interessano di politica italiana.
«La rivolta dell’aiutante», ha stigmatizzato già un mese fa la sua rottura con il Pdl la Süddeutsche Zeitung, come si vede poco tenera con chiunque. E nell’estate delle accuse pubbliche e del dito puntato, una corrispondenza da Roma lo aveva paragonato al principe Carlo d’Inghilterra, eterno pretendente a un trono che non sarebbe mai stato suo. Fini dovrà spiegare come e perché, di punto in bianco, ha ritenuto che Berlusconi fosse un’altra persona rispetto a quella con la quale aveva condiviso il cammino per 16 anni. E dovrà cercare di convincere della sua svolta democratica un pubblico molto sensibile su questo argomento.
Quel che in Italia passa ormai come un dato acquisito, il rifiuto del fascismo, non è stato in Germania ancora davvero percepito. Quel fantasma dei primi anni '90, quella dichiarazione su «Mussolini statista del secolo», torna in ogni biografia, in ogni ritratto che descrive il nuovo sfidante di Berlusconi. Questo è il Paese nel quale il Msi, nelle tabelle dei dati elettorali, veniva sempre affiancato da una ulteriore spiegazione posta tra parentesi: neofascisti.
Sebbene proprio a Berlino, correva l’anno 1990, un comitato centrale di quel partito in trasferta per celebrare la caduta del Muro, decretò la rottura dell’alleanza europea con Jean-Marie Le Pen: ma il segretario a quel tempo era ancora Pino Rauti.
Trasformismo all'italiana
La rivista liberal di cultura politica Cicero ha dedicato a Fini, nel numero di settembre, un lungo e approfondito articolo, consacrandolo all’attenzione almeno degli addetti ai lavori. Ma anche in questo caso, tre quarti del racconto s’è consumato fra obelischi mussoliniani e repubbliche sociali, cameratismi e vecchi slogan.
Alla fine la svolta, che non convince sino in fondo. L’autore, Carlos Widman, ha accennato alla categoria del trasformismo, «che in Spagna è un concetto sessuale, in Italia politico, anche se ha sempre a che fare con una capacità di cambiamento». In fondo, anche per Cicero, i suoi galloni Fini se li è conquistati per il fatto di essere «il più presentabile» tra coloro che rappresentano un’alternativa a Berlusconi.
Ora Fini vuol ottenere qualcosa di più di una vaga e scettica attenzione. Giovedì 28 ottobre sarà ospite a Berlino di una tavola rotonda organizzata nella sede della Springer Verlag. Il tema non è dei più accattivanti: l’Europa. Con lui, l’ex presidente della Repubblica polacca Aleksander Kwasniewski e il ministro della Difesa tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg.
Il primo è un politico che ha già alle spalle i suoi anni migliori e ha più o meno l’età di Fini. Il secondo è l’enfant prodige della politica tedesca ma di anni ne ha 20 di meno. Fini sarà seduto fra due fuochi, col fantasma di Carlo d’Inghilterra ad aleggiargli attorno.
Venerdì, 22 Ottobre 2010
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COME IL MUGNAIO DI POTSDAM
Ci sarà un giudice, almeno a Partinico,
per il Presidente Prevalente e Unico!
da "Epigrammi corsari"
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