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Berlusconi: «Perso per la tenaglia dei media»
Alfano è il segretario del Pdl. Lascerà l'incarico al ministero.
Dalla sconfitta elettorale alla rivoluzione interna al Pdl, culminata con la promozione del pupillo Angelino Alfano ai vertici del partito.
Con Silvio Berlusconi che ha approfittato del momento dell'investitura, per sferrare l'ennesimo attacco ai media, colpevoli della débâcle elettorale: «Abbiamo perso per la tenaglia di stampa e tivù. Faremo in modo che non accada più».
Un finale che ha rischiato di sfociare in rissa, con gli insulti lanciati al premier dal leader del Popolo viola, presente tra il pubblico durante l'annuncio.
L'INVESTITURA DEL PARTITO. Alfano non è più ministro della Giustizia. Mercoledì 1 giugno è stato, infatti, nominato segretario politico del Pdl.
Una nomina nuova nel Popolo della libertà che «deve ridare slancio al partito e al nostro elettorato», ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Alfano è giovane, ha fatto bene come ministro ed è ben voluto da tutti».
La bufera sui berluscones si è sollevata in seguito all'eclatante sconfitta maturata alle elezioni ammnistrative: 4-0, solo considerando il secondo turno di Milano, Napoli, Cagliari e Trieste.
RISTRUTTURAZIONE INTERNA. Con Alfano, già al centro di voci sul dopo-Cavaliere, non c'è più solo quindi un triumvirato di coordinatori, formato da Sandro Bondi, Denis Verdini e Ignazio La Russa (che nonostante l'esito negativo del voto amministrativo, restano al loro posto, almeno fino al congresso nazionale), ma anche un segretario politico che rappresenti il partito in aggiunta al Cavaliere.
ALFANO: «LAVOREREMO PER VINCERE». Al termine della riunione del Pdl e della nomina ufficiale di Alfano, Silvio Berlusconi ha annunciato anche l'addio alla vecchia formula del 70-30, che stabiliva la divisione dei pesi all'interno tra ex Forza Italia e ex Alleanza nazionale: «Da oggi tutti hanno deciso di confluire tutti con pari diritto nel Pdl».
«Ci candidiamo a vincere le elezioni politiche del 2013, chi crede di avere la vittoria in tasca si illude», ha dichiarato Angelino Alfano, già calato nel suo ruolo: «Ci sono i fondamentali per superare questa fase vincere le elezioni del 2013».
ELEZIONI: «ABBIAMO PAGATO DAZIO». Alla domanda se, nel 2013, sarà di nuovo lui candidato alla premiership, Berlusconi è rimasto vago: «È qualcosa che si dovrà decidere. Ancora non possiamo dare risposte».
Quanto alla crisi del centrodestra dopo la batosta delle amministrative, il premier ha gridato al lupo: «Abbiamo pagato dazio perché siamo al governo. Il Pd fa festa ma è patetico, festeggia candidati non suoi».
«Qualche giornale oggi titolava che siamo un partito sull'orlo dell'implosione, nulla è più lontano dal vero. Il nostro è un partito compatto e unito», ha rilanciato Berlusconi, «anzi, dovrebbero farci un monumento».
ATTACCO AI MEDIA. «Il risultato del voto delle amministrative è stato influenzato da una straordinaria tenaglia dei media, di tutta la stampa e i giornali: ci impegneremo in Parlamento perché ciò non si ripeta più», ha attaccato il presidente del Consiglio.
Poi l'affondo: «Il gruppo Mediaset si è astenuto da trasmissioni politiche, mentre la Rai ha messo in campo dieci trasmissioni che non si sono fermate durante i ballottaggi. Ho visto dei servizi micidiali. Uno di Annozero me lo hanno fatto vedere in cassetta».
BERLUSCONI PRESO A INSULTI. Un fine conferenza stampa tesisissmo, sfociato quasi in rissa, con il leader del Popolo viola Gianfranco Mascia che ha contestato Berslusconi inveendo: «Vergognati! Sarai ricoperto all'immondizia, fatti processare!» Il contestatore è stato poi trascinato via a forza, dalla scorta del Cavaliere.
Il toto-successione al ministero della Giustizia
«Abbiamo esaminato i possibili candidati, ma non è questo il momento di fare nomi sulle successione di Alfano», ha detto il premier, parlando del futuro ministro della Giustizia.
Ovviamente, però, Alfano non può tenere il piede in due scarpe. E infatti annunciato pubblicamente di «dimettersi da ministro della Giustizia non appena il consiglio nazionale mi immetterà nell'esercizio della funzione e non prima del decreto sul codice antimafia e di quello sulla semplificazione dei riti dei processi civili. Ritengo il ruolo di ministro della Giustizia incompatibile con qualsiasi altro incarico».
I NOMI DEI PAPABILI. Tra i nomi usciti da radio-corridoio, sono spuntati quelli di Maurizio Lupi e del capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, anche se poi quest'ultimo ha decisamente smentito: «Non ho nessuna intenzione di fare il ministro, preferisco continuare con il lavoro in Parlamento». Continueranno invece a lavorare anche nel governo la triade: La Russa si occuperà di propaganda, Verdini di organizzazione e Bondi di filosofia dei valori.
Intanto diverse dichiarazioni di condivisione sul nome di Alfano si sono levate all'interno del partito, tra gli altri Enrico La Loggia, Anna Maria Bernini, Francesco Casoli, Antonio Tajani, Mario Baccini.
MALUMORI INTERNI. Quella del segretario è una figura nuova per il Pdl, che per la sua vocazione presidenzialista non aveva mai ritenuto di dover individuare un ruolo che potesse in qualche modo affiancarsi a quello del leader fondatore.
Ora, invece, la nuova linea e il nuovo organigramma stanno per diventare realtà.
La riorganizzazione del partito era diventata un tema non più rimandabile a causa dei malumori già emersi in diverse occasioni in alcune delle componenti del partito, in particolare la corrente che fa capo a Scajola, che avevano criticato la gestione del Pdl da parte dei tre coordinatori, due ex Forza Italia e un ex An a rappresentare le due anime principali che hanno dato vita al nuovo soggetto politico.
Ma questa rappresentanza a molti era sempre andata stretta.
Per La Russa «non si fanno miracoli», anche Lettieri chiede il «passo indietro»
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, intervistato da Il Messaggero, ha commentato l'ipotesi di Angelino Alfano come coordinatore unico del Pdl: «Il totonomine è un approccio infantile. Non è che se arriva Alfano al posto di Verdini si fanno miracoli. Non ci sono bacchette magiche. Il Pdl riparte solo se riusciremo a dare risposte alla gente».
La sconfitta elettorale, ha detto La Russa, «potrebbe essere una lezione salutare: nel 2006 perdemmo le elezioni politiche malamente, ma trovammo le energie e l'entusiasmo per ripartire e tornare vittoriosi nel 2008. Non tutti i mali vengono per nuocere».
Il ministro ha invitato la Lega a «fare una riflessione: una maggiore coesione e unità conviene a tutti e due».
IL FAMOSO PASSO INDIETRO. Proprio in Campania Gianni Lettieri, il candidato sindaco Pdl sconfitto da Luigi de Magistris, si è sfogato con Corriere della Sera e Il Mattino. «È indiscutibile che a Napoli abbiano colpito me per far del male a lui. Ora credo si debba cambiare: Silvio Berlusconi dovrebbe fare un passo indietro».
Serve una riflessione, dunque: «La cosa più generosa che può fare è rendersi conto che una stagione è finita e provare a guidare una transizione. Deve cercare una persona vicina a lui, di alto profilo istituzionale, che vada bene a tutti in grado di traghettare il Paese alle elezioni, fra due anni».
Malumori nella maggioranza. Formigoni: «Riforma fiscale e cambiamento economico»
Dopo l'esito decisamente poco postivo dei ballottaggi, la piccola rivoluzione nel Pdl permette forse a Berlusconi di disincagliare il vascello del partito dalle secche delle gelosie e delle liti interne.
Ma è solo un primo passo perché come ha osservato Roberto Formigoni, presidente della regione Lombardia, gli elettori del centrodestra chiedono ben altro: «Riforma fiscale e cambiamento economico».
Giancarlo Galan, ministro dei Beni culturali ha agigunto che il Pdl non ha capito la «questione liberale» e non ha dato le libertà economiche promesse alla piccola e media impresa, seminando il malcontento nel suo blocco sociale di riferimento.
In altre parole, un partito pacificato (anche con l'assenso degli ex di An) sarà costretto a confrontarsi subito con il tema dei temi al centro della verifica: la ripresa dell'economia italiana.
«Berlusconi venga in aula con proposte concrete», ha reclamato il segretario Udc Lorenzo Cesa, «oppure si dimetta».
Non sarà per niente facile.
PDL SENZA SINTONIA. Le critiche trasparenti mosse dal premier al ministro dell'Economia Giulio Tremonti hanno dimostrato che non esiste in questo momento sintonia tra palazzo Chigi e via XX settembre.
Alla vigilia di una manovra economica da 40-46 miliardi di euro sembra davvero difficile parlare di taglio delle tasse.
Al massimo, pare di capire, si potrà pensare di essere più «selettivi» sui tagli lineari della spesa pubblica.
Ne deriva che ben difficilmente la verifica di fine giugno potrà sfoggiare qualche vera innovazione economica.
Tremonti è in questo momento il custode di una linea che ha consentito di tenere agganciata l'Italia ai maggiori Paesi europei e anche la Lega non sembra in grado di metterne in discussione la poltrona: anche perché ciò significherebbe frantumare l'asse del Nord che ha proprio nel ministro dell'Economia uno dei principali garanti.
Per il momento Berlusconi ha ripreso in mano le redini del partito e lo ha affidato a uno dei volti nuovi più popolari nell'elettorato di centrodestra.
Giovedì, 02 Giugno 2011
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L'elemento nocivo nella sconfitta del PDL è stato il distacco dalla realtà
Perdere le elezioni è un fatto normale, ma perderle in quel modo ha un significato che semplicemente và letto da angolazioni dei votanti, ormai era nell'aria e nè la politica e neppure chi doveva dare l'allarme a quello che stava succedendo, non ci sono state azioni significative, un esempio da almeno 20000 voti:
Premetto che in 35 anni di voto stò sempre nella maggioranza del paese:
Ospedale nuova costruzione di bergamo: oltre 800 persone truffate e senza pagate e tutti i casini e manifestazioni ribellioni non sono state ascoltate e tutti abbiamo capito che erano imprese collegate al PDL abbiamo giurato di non votare e così è andata..e così altre truffe come in benetton costruzione nuova a milano, allora ci simao parlati e capito che per il PDL doveva esserci una fine, la lega sapeva e forse anche il PDL in ogni modo abbiamo bastonato il PDL. .. la prox sarà la lega a scomparire.e ora che sono pure disoccupato farò il possibile affinchè del PDL e Lega si becchino quello che meritano.. Augh ! il popolo ha parlato.
FACCIA DI... I VENDITORE DI FUSTINI DI DETERSIVO
«Abbiamo perso per la tenaglia di stampa e tivù. Faremo in modo che non accada più».
Ma non ha un po' di disgnità...
Vorrei ricordare cosa disse di lui alcuni anni fa Bossi, - ora suo fedele alleato - :
:«Berlusconi,come presidente del Consiglio, è stato un dramma. Quando è in ballo la democrazia, a qualcuno potrebbe anche venire in mente di fargli saltare i tralicci dei ripetitori. Perché lui con le televisioni fa il lavaggio del cervello alla gente, col solito imbroglio del venditore di fustini del detersivo»
Niente in Comune
http://neuropolitik.blogspot.com/2011/05/niente-in-comune.html
dunque,
eravamo rimasti alla ripartenza del popolo delle libertà.
Non condivido i nuovi ruoli come descritto nell'articolo. Se vogliamo fare qualcosa di diverso bisogna reipostare come descritto di seguito:
Berlusconi all'organo, Scilipoti al piffero, Giovanardi in IKEA tutto il giorno, la Gelmini a studiare, La Russa dal chirurgo plastico, Rotondi a cosa serve, Alfano al suo paese, Frattini presenta, Carfagna al mandolino, Meloni e Prestigiacomo coriste, Bossi trombone, Calderoli si abbronzi di meno e si allacci il colletto della camicia più spesso, Brunetta al basso, Romani è il plurale di romano, Maroni al campanello, la Brambilla e la Santanchè a casa, subito, Bondi in seminario.................
Quelli che sono al senato vanno alla camera e, quelli della camera al senato.
Tutti quelli non menzionati se fanno i bravi avranno anche loro un compito, decideremo in futuro.
Questi sono cambiamenti sostanziali per il paese.
Male che vada sarà tutto com'era prima !
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