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Politica 

Il caso

Una Germania all'italiana

Sulla stampa tedesca la polemica sul conflitto d'interessi.

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Da Berlino
Pierluigi Mennitti

Berlusconi è solo il simbolo più evidente. Ma nella storia della Repubblica non sono pochi i casi in cui esponenti del mondo dell’impresa abbiano deciso di impegnarsi in politica. Nella cosiddetta seconda Repubblica, rotta la diga del professionismo politico, il travaso ha assunto le dimensioni di un alluvione, a livello nazionale e a livello locale.
In Germania la moda sembra essere invertita. E negli ultimi tempi, non sono pochi i casi di politici che abbandonano anzitempo la carriera (per scelta propria o degli elettori) e passano a occupare posti di rilievo in azienda. Qualche anno fa fece scalpore il caso dell’ex cancelliere Gerhard Schröder, passato dopo la sconfitta elettorale del 2005 armi e bagagli al vertice del consiglio d’amministrazione del consorzio russo-tedesco Nord Stream, che sta completando la costruzione della famosa pipeline sotto il Baltico per trasportare il gas direttamente dalla costa russa a quella tedesca.
Ora è il turno di Roland Koch, uno dei colonnelli della Cdu, politico di lungo corso ed ex presidente della ricca regione dell’Assia dove ha sede la city finanziaria di Francoforte. Dimessosi il primo settembre dalla carica, ha trovato rifugio al vertice della Bilfinger Berger, gruppo industriale di costruzioni tedesco di respiro internazionale.

Manager e politici, sospetti incrociati

E come capitò per il caso Schröder, anche la scelta di Koch ha scatenato il dibattito nell’opinione pubblica ripreso oggi dai principali quotidiani del Paese. La Süddeutsche Zeitung ha ricordato il 30 ottobre come politica ed economia rappresentino tradizionalmente in Germania due campi poco permeabili, con ruoli, compiti e personale distinti, spesso anche sospettosi gli uni degli altri: «Gli imprenditori considerano i politici poco pragmatici, burocratici e portati a bloccare ogni tipo di innovazione e progresso e al contrario i politici pensano che i manager siano avari, privi di scrupoli e attenti solo al proprio interesse particolare».
Una visione errata e probabilmente anche superata, ha sottolineato il quotidiano bavarese, anche se nel caso di Koch il problema morale non è rappresentato dalla cifra astronomica che andrà a guadagnare ma dal fatto che «proprio la Bilfinger Berger ha approfittato economicamente della decisione, presa e difesa qualche anno fa dal Koch politico, di costruire la terza pista di atterraggio nell’aeroporto di Francoforte». La questione è dunque il conflitto d’interesse, il rischio che l’attuale rapporto di lavoro maturato dall’ex presidente dell’Assia sia collegato ai vantaggi che, direttamente o indirettamente, Koch ha assicurato ai suoi nuovi datori.
«Un’impresa può beneficiare della rete di rapporti, della flessibilità e della sensibilità diplomatica che i politici possono offrire, così come la politica può avvantaggiarsi dell’esperienza decisionista di un manager», ha concluso la Süddeutsche, e allo stesso tempo gli elettori possono aver fiducia in un politico che non intende incollarsi alla poltrona solo perché non ha un’alternativa di lavoro. Ma è necessario trovare un meccanismo che elimini i sospetti dei cittadini, come potrebbe essere una commissione che certifichi che l’azienda per cui va a lavorare un politico non abbia ricevuto favori nel corso del suo mandato».

La proposta: aspettare un anno per cambiare vita

Più netta è l’opinione del Financial Times Deutschland. Il corsivo affidato a Simon Schäfer è esplicito fin dal titolo: "Il cambio senza pudore di Koch non deve fare scuola". Bilfinger Berger e Koch hanno certamente tutto da guadagnare da questo accordo, ha continuato Schäfer, chi ha da perderci è la politica.
Dalle dimissioni da presidente al contratto da manager sono passati appena due mesi ed è probabile che Koch abbia utilizzato gli ultimi giorni della sua attività politica per trattare con la nuova azienda. Si giunge così a un’amara conclusione: «In questo caso politica ed economia si sono troppo avvicinate e un politico ha strumentalizzato il suo ruolo e la sua reputazione di rappresentante del popolo per strappare un lavoro lucrativo». La soluzione del Financial Times Deutschland è però differente da quella proposta dalla Süddeutsche: i partiti dovrebbero introdurre una semplice norma nei loro regolamenti, un lasso di tempo di un anno fra le dimissioni da una carica politica e l’assunzione di un ruolo dirigenziale in un’azienda. «Se Koch si fosse preso più tempo» ha concluso Schäfer, «avrebbe reso un servigio migliore a se stesso, al suo partito e alla politica tedesca».
Koch ha smentito ogni rapporto con il suo nuovo gruppo e anche di averlo in passato favorito con le sue scelte politiche. Da oggi, comunque, la sua vita avrà a che fare con numeri, conti e profitti. È su queste misure che dovrà dimostrare la sua competenza. Bilfinger Berger è un gruppo quotato in borsa e la reazione di Francoforte alla sua nomina, il 29 ottobre, non è stata particolarmente positiva. Dovrà fare attenzione perché gli azionari, come avverte ancora la Süddeutsche, sono meno tolleranti degli elettori.

Sabato, 30 Ottobre 2010


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Roland Koch, ex presidente dell?Assia, la regione di Francoforte.

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