Politica
GOVERNO
La Lega dei sospetti
Dubbi su Calderoli: sapeva della norma salva Fininvest?
di Lino Ventura
Nella Lega Nord di Umberto Bossi ci si mette poco a passare dalle carezze agli schiaffoni. E se martedì 5 luglio il Carroccio si dichiarava unito, con il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli e quello dell'Interno Roberto Maroni concordi nel condannare e nell'essere «sorpresi» dalla norma salva Fininvest inerente al Lodo Mondadori, mercoledì 6 la situazione è cambiata improvvisamente.
CALDEROLI SAPEVA O NON SAPEVA? Le indiscrezioni sul fatto che Calderoli fosse a conoscenza della postilla inserita nella Finanziaria, hanno subito fatto scattare l'allarme nella sede di via Bellerio. La tesi è stata sostenuta da diversi quotidiani, che hanno riportato virgolettati del presidente del Consiglio, alcuni molto espliciti: «Calderoli era a conoscenza dell'articolo ad aziendam nella manovra».
Carmelo Briguglio, vicecapogruppo di Futuro e libertà alla Camera, ha puntato il dito: «Ora i leghisti negano ma Calderoli sapeva e Tremonti non poteva non sapere della norma pro-Fininvest. E il contemporaneo inserimento dello stop alle multe sulle quote latte fa pensare a uno scambio tra Berlusconi e Bossi, con l'accordo di Tremonti. Uno scambio che fino a questo momento non ha funzionato per Berlusconi perché la modifica salva-Fininvest è stata stoppata. Vediamo come finirà per le quote latte. Ma questo è un governo o un mercato delle vacche?».
LA VICENDA QUOTE LATTE E BRANCHER. D'altra parte la vicenda cui ha alluso Briguglio è sempre di attualità. Sia per le grane giudiziarie che interessano molti ex esponenti del Carroccio, sia per un'altra postilla inserita nella Manovra – auspicata soprattutto dai Cobas del latte vicini alla Lega – che consentirebbe agli allevatori, soprattutto del Nord, di evitare la riscossione delle multe da parte di Equitalia.
Ma lo scambio scellerato viene risolutamente negato dai protagonisti. Proprio Calderoli, durante la conferenza stampa di mercoledì 6 luglio insieme al ministro dell'Economia, ha fermamente ribadito: «Non ho visto né letto la norma e confermo la mia perplessità sulla sua costituzionalità».
Ma i sospetti che stanno circolando ai piani alti del Carroccio sembrano consolidarsi di ora in ora. I leghisti più attenti hanno infatti ricollegato la «salva Fininvest» a un'altra vicenda che proprio l'anno scorso interessò Calderoli: il caso di Aldo Brancher. Il ministro per il Federalismo, rimasto in carica appena 17 giorni, (si dimise il 4 luglio del 2010), diede il via a una ridda di voci sul ruolo che avrebbe avuto il ministro per la Semplificazione nella sua nomina.
Il caso Antoneveneta e le quote latte
Fu sua la scelta o la condivise con Bossi? Di quell'affare sono rimasti senza risposta molti quesiti, soprattutto in via Bellerio. Tanto che alcuni quotidiani lasciarono trapelare persino la clamorosa ipotesti che Calderoli fosse stato cacciato dal partito per la storia Brancher. Bossi smentì, ma quell'alone di mistero è rimasto. E l'idea che il ministro per la Semplificazione possa muoversi un po' troppo liberamente esiste tutt'ora.
LE DIMISSIONI DI BRANCHER. Del resto, l'estate dell'anno scorso fu contrassegnata dalle polemiche sul legittimo impedimento e al contempo sul processo Antonveneta, che vedeva imputato proprio Brancher.
L'ex ministro, che poi si dimise per le pressioni dell'opinione pubblica e del Quirinale, grazie allo scudo ministeriale avrebbe potuto evitare il procedimento. Invece fu condannato a due anni di carcere per ricettazione e appropriazione indebita. Nelle motivazioni del giudice si poteva leggere che «appare del tutto plausibile» quanto affermato da Giampiero Fiorani, ex amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi: con Brancher c’era «una sorta di intesa» per incassare «500/600 mila euro a più riprese» per «interventi diretti ad influenzare le nomine dei candidati alle elezioni nella circoscrizione lodigiana».
I SOLDI DI FIORANI GIRATI A CALDEROLI. Il gip nelle motivazioni ricordava che, tra marzo e aprile 2001, Brancher aveva ricevuto 200 mila euro e che a Lodi alle politiche del 13 maggio venne candidato (ed eletto) Vittorio Falsitta, «gradito all’amministratore delegato». Nel testo si parlava anche di altri 200 mila euro consegnati a Brancher da Fiorani a fine marzo 2005. Metà di quei soldi, secondo quanto riferì l’ex banchiere ai magistrati, il deputato li avrebbe dati a Calderoli. L’esponente leghista negò ogni addebito davanti al pubblico ministero Eugenio Fusco. E la sua posizione fu archiviata.
I dubbi sulla vicenda quote latte e Credieuronord
Ma la vicenda Antonveneta s'interseca a sua volta con un'altra storia di cui nel Carroccio fanno fatica a parlare: Credieuronord. La banca voluta da Bossi nel 1998, poi fallita nel 2005, ma salvata proprio da Fiorani nel 2006, è spesso entrata di striscio nella storia delle quote latte.
CI SONO COLLEGAMENTI TRA LE PARTI ? La domanda che si fanno insistentemente i magistrati della Procura è questa: gli allevatori che dovrebbero pagare le multe all'Unione Europea hanno investito nel fallimentare istituto di credito della Lega? E quali sono i collegamenti tra le vacche, la banca, Fiorani e Brancher?
In sostanza una rete di intrecci dove è difficile trovare il bandolo della matassa, ma che in un modo o nell'altro hanno toccato spesso proprio la figura di Calderoli. Fino all'attuale vicenda Mondadori che, certo, potrebbe avere ricadute imprevedibili sulla sin qui ferrea alleanza tra il Senatùr e il Cavaliere.
Mercoledì, 06 Luglio 2011
(1)
Noin c'è da èreoccuparsi
Tutte queste cose sono fuori dalla portata di un cervello leghista.
Basta gridare "fura dai bal i clandestini" e i leghisti saranno tutti con lui.
Per scrivere un commento è necessario registrarsi: Loggati - Registrati





3 foto


