Politica
ELEZIONI
Il Guatemala guarda a destra
l'ex generale Perez e Baldizon al balottaggio.
di Giorgio Caccamo
Sicurezza e lotta al crimine. In Guatemala, la campagna elettorale per le prossime presidenziali è stata condotta tutta su questi temi. Del resto a parlare sono i numeri. Nel Paese centramericano vengono uccise in media 12 persone al giorno.
I due candidati che hanno saputo meglio interpretare le richieste di maggiore sicurezza, e che si sfideranno al ballottaggio del 6 novembre prossimo, sono Otto Pérez Molina e Manuel Baldizon.
L'EX GENERALE IN TESTA. Pérez, ex generale 60enne, ha ottenuto il 36% dei voti al primo turno. È stato ufficiale dell’esercito durante la guerra civile che insanguinato il Paese per 36 anni, ma è considerato anche uno degli artefici dei negoziati che nel 1996 portarono alla pace tra le forze governative e i ribelli di sinistra. Il simbolo della sua campagna elettorale è, non a caso, un pugno di ferro.
Baldizon si è fermato invece al 23%. L’uomo d’affari ha dichiarato di voler reintrodurre la pena di morte, e non ha escluso le esecuzioni in pubblico. Ma i suoi proclami elettorali sono andati oltre: è arrivato a promettere la qualificazione del Guatemala ai Mondiali di calcio del 2014.
IL VOTO NELLA PAURA. I due candidati di destra - l'unica sfidante di sinistra era Rigoberta Menchù Tum, premio Nobel per la Pace nel 1992, che ha ottenuto un risicato 3% - hanno cavalcato l'onda della paura approfittando del clima di insicurezza generato dalle violenze commesse nell’ultimo anno dai cartelli della droga messicani. Il tasso di omicidi - 45 morti ogni 100 mila abitanti - è infatti molto più alto di quello registrato durante la guerra civile. Durante i 36 anni di violenza tra l'esercito, sostenuto dagli Usa, e i ribelli di sinistra, le vittime furono 200 mila. Ecco perché i guatemaltechi si sono affidati al pugno di ferro.
Per contrastare il crimine, l’ex generale ha promesso il dispiegamento di migliaia di poliziotti e soldati, mentre Baldizon ha proposto la creazione di un nuovo corpo armato nazionale.
Le piaghe della povertà e del lavoro nero
Non tutti gli elettori, però, si sono lasciati convincere dai proclami sull’ordine e la sicurezza. Per gli indigeni e gli abitanti delle aree rurali del Paese la priorità resta la povertà a cui sono condannati. Il 75% dei guatemaltechi vive, infatti, in condizioni di miseria e la loro principale occupazione è l'agricoltura, molto spesso di sussistenza.
DISOCCUPAZIONE AL 3%. Nonostante il Pil sia cresciuto del 3% nell’ultimo anno, il Guatemala rimane, secondo la Banca Mondiale, uno dei Paesi con maggiore sperequazione di ricchezza: un quinto della popolazione ha in mano la metà della ricchezza nazionale. Anche il tasso di disoccupazione, di poco superiore al 3%, può trarre in inganno vista la diffusione del lavoro nero. La vera sfida del nuovo presidente sarà quindi creare opportunità di lavoro in regola e adeguatamente retribuite per i giovani. Un altro modo per combattere la corruzione e il crimine.
Lunedì, 12 Settembre 2011

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