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Palude Italia
Sulla stampa tedesca la crisi di governo e le dimissioni dei finiani.
Da Berlino
Pierluigi Mennitti
Se le recenti vicende pruriginose di Silvio Berlusconi non hanno trovato curiosamente vasta eco sulla stampa tedesca, grande resta l’attenzione per l’evoluzione politica nel nostro Paese. Su Ruby e contorno la cronaca non è mancata ma, rispetto ad altri Paesi europei, la ricerca del dettaglio morboso è rimasta confinata prevalentemente sui giornali popolari.
Con quali titoli, è facile immaginare. D’altronde, anche in Germania sesso e politica rischiano di sovrapporsi, anche se in modo parossistico: la scrittrice dello scandaloso Zone umide, Charlotte Roche, ha appena offerto al 51enne presidente della Repubblica Christian Wulff una notte di sesso in cambio del suo veto alla legge del governo Merkel sul prolungamento dell’attività delle centrali nucleari. La notizia è ovunque (leggi, per esempio, la Bild). Ma, appunto, resta una provocazione.
La coalizione è ormai decapitata
La stampa di qualità si cimenta invece con il groviglio politico che ha riportato l’Italia sull’orlo della crisi di governo e sulle mosse che i protagonisti muoveranno sulla scacchiera bizantina della politica.
Lo Spiegel ha evidenziato come la giornata del 15 novembre sarà quella del ritiro dal governo della delegazione riconducibile a Gianfranco Fini, il presidente della Camera alleato di lungo corso di Berlusconi, che una settimana fa ha reso definitiva la rottura chiedendo le dimissioni del premier (leggi l'intervista sulla Welt am Sonntag).
Per il momento, ha scritto il giornale, fanno un passo indietro quattro esponenti dell’esecutivo, un ministro di seconda fila, un viceministro e due sottosegretari (Andrea Ronchi, Adolfo Urso, Roberto Menia, Antonio Bonfiglio).
Al di là della ristretta componente ministeriale, l’abbandono della delegazione di Fli riflette il distacco dalla maggioranza della componente parlamentare dei finiani: il risultato è che la coalizione uscita vincitrice dal voto di due anni e mezzo fa non c’è più.
Elezioni sono alla Camera? «Una tattica furba»
Questo, ha spiegato lo Spiegel, non condurrà automaticamente alla crisi di governo. Berlusconi ha la possibilità di tentare un rimpasto, rimpiazzando i posti vacanti. E ha comunque intenzione di portare il conflitto in Parlamento, giocando sull’esigenza di far approvare la legge finanziaria, sulla quale anche il presidente della Repubblica ha chiesto unità di intenti.
La sua approvazione è una necessità, l’Italia ha superato in scioltezza la crisi globale, evitando il baratro che ha coinvolto Paesi come Grecia e Irlanda, ha scritto il magazine, ma l’enorme debito pubblico richiama tutti alla responsabilità di approvare questa legge per consolidare economia e finanze pubbliche.
Poi inizierà il vero e proprio duello, con la richiesta di un voto di fiducia in entrambe le Camere, a cominciare dal Senato dove la maggioranza dovrebbe tenere. L’articolo ha riportato anche il più recente intervento del premier, con la minaccia di andare alle elezioni solo per il rinnovo della Camera dei deputati (leggi la notizia) qualora l’assemblea di Montecitorio facesse mancare la fiducia al suo governo.
«Una tattica furba», ha commentato la Süddeutsche Zeitung, da sempre critica verso il Cavaliere, «che dimostra come il primo ministro italiano non abbia alcuna intenzione di darsi per vinto e voglia invece lottare fino alla fine».
La doppia mossa, finanziaria prima e fiducia poi, ha dato l’impressione che a Berlusconi sia rimasto un briciolo di spirito costruttivo e di responsabilità di Stato.
Ma è anche un modo astuto di guadagnare tempo, spostando più in là la data dello show down con Gianfranco Fini. Il duello resta tuttavia aperto e il premier farà in modo di essere sfiduciato apertamente in Parlamento in modo da scaricare tutta la responsabilità del fallimento sul suo ex alleato e utilizzare il mantra del tradimento di Fini nella successiva campagna elettorale. Insomma, il gioco del cerino spiegato ai lettori tedeschi.
La legge elettorale vigente, ha sottolineato il quotidiano di Monaco, promette d’altronde di restituire a Berlusconi e alla Lega Nord la maggioranza dei seggi, almeno stando ai sondaggi attuali. E di sicuro il premier non darà alcun avallo al tentativo di un governo tecnico.
L'unica sicurezza: «Non ci sarà stabilità politica»
Più generale, è stato il commento di Paul Kreiner sul Tagesspiegel, che si distacca dalla cronaca politica e offre un’analisi di respiro più ampio sulla situazione italiana. «Molti ritengono che il ribelle Fini non riuscirà a far dimettere Berlusconi. Quest’ultimo, tuttavia, è talmente malconcio che non potrà essere salvato neppure da un rimpasto del suo esecutivo. In Parlamento ha perduto la maggioranza. Andare avanti non può, smettere non vuole né vuol dimostrare debolezza. Che succede allora?».
Kreiner sembra saperla lunga, e ha centrato il punto con precisione: «L’Italia non si è infilata semplicemente in una crisi di governo. Non si va avanti né indietro, circolano più domande che risposte, solo su una cosa concordano tutti, non ci sarà stabilità politica».
Emerge la paralisi come dato fondamentale. Fini non vuole andare al voto, il suo carisma non è paragonabile a quello di Berlusconi, soprattutto in un’eventuale campagna elettorale, specialità nella quale il premier eccelle.
Ancor meno stabilità è lecito attendersi dall’opposizione, alla ricerca della propria identità, priva di un programma definito, di un leader e di una squadra di governo riconoscibile. Alla fine Kreiner ha arrischiato qualche speculazione: potrà anche accadere che l’Italia resti ancora per molto tempo nelle mani di Berlusconi, soprattutto se Fini accettasse di addolcire la sua richiesta di dimissioni con l’accordo per la presidenza della Repubblica nel 2013.
Certo, ha osservato l’autore, sarebbe un paradosso che proprio Fini, che oggi si ribella contro Berlusconi in nome della moralità e della legalità, gli concedesse il via libera per il Quirinale. «Ma», ha concluso con perfidia, «se gli torna utile, Fini è anche capace di grandi cambiamenti».
Lunedì, 15 Novembre 2010

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