Spagna, cinguettii popolari

País: il congresso dei conservatori di Rajoy nel nome di Twitter.

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07 Ottobre 2011

Il leader del Partido Popular, Mariano Rajoy.

(© Getty Images) Il leader del Partido Popular, Mariano Rajoy.

A Malaga, la città spagnola affacciata sullo stretto di Gibilterra, il 6 ottobre è entrata nel vivo la convention del Partito popolare. L’appuntamento era atteso soprattutto per la presentazione - che forse sarà posticipata a causa di contenziosi all'interno del partito - del programma elettorale ufficiale. Tra i temi in agenda, uno dei più cari all'elettorato conservatore, è l'aborto.
Il candidato del Pp Mariano Rajoy, ha scritto El País, è stato incalzato da un gruppo di antiabortisti che chiedevano una posizione comune sul tema.
DIBATTITO SULL'ABORTO. Su questo, i vertici dei popolari tentennano, divisi tra chi preferisce aspettare la sentenza della Corte costituzionale, in risposta al ricorso presentato dagli stessi popolari contro la legge socialista approvata a febbraio, e chi invece, l’ala più radicale vicina alla Chiesa cattolica, propone una nuova legge rigida che limiti fortemente il numero di interruzioni volontarie di gravidanza..
La legge attuale è stata approvata dal Senato con solo sette voti di scarto ed è tuttora motivo di scontro in Spagna, soprattutto perché autorizza le minorenni a decidere in autonomia, con il solo obbligo di avvisare uno dei genitori o il proprio tutore.
Naturale, dunque, che la questione dell’aborto sia  tra le priorità dell’agenda di Baudilio Tomè, il responsabile del Pp per il programma elettorale.

La polemica per la richiesta di cedere profili Twitter

Mariano Rajoy.

Mariano Rajoy.

La giornata di giovedì è stata segnata anche da un altro tema che ha innescato un rapido tam tam sulla Rete e non solo tra i simpatizzanti del Partito popolare. «Il Pp ha chiesto ai suoi iscritti», ha raccontato El País, «di cedere i propri profili di Twitter durante i giorni della convention di Malaga, con l’obiettivo di moltiplicare i messaggi lanciati dal partito. I simpatizzanti dovranno lanciare 10 tweet al giorno nel nome del Pp».
Subito è partita l’ironia sul web e l’hashtag - la parola che su Twitter indica tutti imessaggi legati a uno stesso tema - assegnato alle contestazioni per la proposta dei popolari era #Prostituit, proprio per denunciare la “prostituzione” di Twitter davanti  alla richiesta del Pp. E in poche ore il tema è diventato uno dei più commentati in Spagna. 
In difesa dell’iniziativa, ha sottolineato il quotidiano di Madrid, il segretario della comunicazione del Pp Carlos Floriano ha spiegato che «non saranno invasi i profili di nessuno, ovviamente non abbiamo accesso alle password e ognuno potrà continuare a utilizzare il social come meglio crede».
IL PRECEDENTE DI AL GORE. L’idea dei popolari non è nuova. È stato l’ex vicepresidente americano Al Gore, lo scorso 14 settembre, a chiedere agli utenti di tutto il mondo di cedere il proprio account per 24 ore, in nome della sua campagna contro il cambiamento climatico. Ovviamente i socialisti elogiavano Al Gore», ha commentato polemico Floriano, «mentre noi siamo criticati».
Decine di migliaia di tweet sono stati dedicati all’iniziativa del Pp. Dalle critiche ragionate, come quella di @anderinaki: «Non sarebbe stato molto più utile, invece che ripetere cose dette da altri, offrire sulla Rete la propria visione della convention?». Fino a quelle più sarcastiche, come @aberron, che ha scritto: «Dopo che ti hanno tolto il lavoro, la pensione, e pure il medico, che cosa ti costa cedere il tuo profilo sulla Rete?».
L'ATTIVISMO IN RETE. Interpellato da El País, l’analista di comunicazione politica Antonio Gutiérrez Rubí ha spiegato che «l’attivismo digitale può essere autonomo o automatico. L’attivismo politico invece dovrebbe essere critico e dinamico, e non chiuso e automatico».
«Ciò che sta facendo il Partito popolare», ha concluso Gutiérrez Rubí, «può avere una base ideologica o meno però si allontana dalla libertà di internet e trasforma gli internauti in slogan pubblicitari»

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