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Politica 

ELEZIONI

Polonia, sfida a destra

Voto, scontro tra il liberale Tusk e il nazionalista Kaczynski.

di Pierluigi Mennitti

Articolo completo

da Varsavia

Sotto un gazebo elettorale di Piattaforma civica, il partito del premier uscente Donald Tusk, Andrzej si agita come un dannato. Distribuisce volantini, ferma i passanti, dialoga con loro, si accalora, talvolta litiga, prova a convincerli: 30 milioni di polacchi sono chiamati alle urne domenica 9 ottobre per rinnovare parlamento e governo e, a questo punto, ogni voto è importante.
SONDAGGI SUL FILO DI LANA. Fino a una settimana fa, Andrzej se la prendeva piuttosto comoda, svolgendo con svogliata routine l’incarico di giovane attivista. Ma i dirigenti lo hanno strigliato a dovere: gli ultimi sondaggi, infatti, hanno seminato il panico fra i militanti del premier.
Il vantaggio sul partito di Jaroslaw Kaczynski, il gemello dell'ex presidente Lech morto nello schianto dell'aereo di Stato a Smolensk nell'aprile 2010, sembra essersi assottigliata e la vittoria potrebbe sfuggire di mano all'ultimo giro di boa. Dunque, bisogna darsi da fare. Volantinare, parlare con gli elettori, convincerli ad andare a votare.

Il derby delle destre di Tusk e Kaczynski

Da sei anni a questa parte, lo scontro politico in Polonia è diventato un derby privato fra le due destre del Paese. Quella liberale di Piattaforma civica (Po), impersonata dallo stile pacato e placido di Tusk e quella nazionalista di Diritto e giustizia (PiS), guidata con piglio aggressivo e populista da Kaczynski.
Tagliati fuori i socialisti, che non si sono più ripresi dagli scandali che fecero naufragare la lunga stagione di Aleksander Kwasniewski, il potere è diventato una questione di famiglia tra due forze che si richiamano a filoni diversi della lontana e gloriosa epopea di Solidarnosc.
IL POTERE DEI GEMELLI. Nel 2005 prevalse, a sorpresa, la novità dei gemelli Kaczynski. Allora erano ancora in due, Lech e Jaroslaw, il braccio e la mente, il primo più pragmatico e il secondo più ideologico.
Sfruttarono i risentimenti della Polonia profonda per gli effetti della transizione economica e istituzionale del post comunismo, fecero il pieno di voti nella campagna religiosa e tradizionalista e si divisero le cariche pubbliche: Lech alla presidenza e Jaroslaw al governo.
Ne nacque una stagione di forte polarizzazione, di continui scontri interni, frizioni internazionali, tensioni con l'Europa. Ressero un paio d'anni, poi il governo di Jaroslaw entrò in crisi e le elezioni del 2007 posero fine alla breve e tumultuosa avventura.
DONALD E L'EUROPA. Donald Tusk portò con sé al governo un carico di aspettative forse troppo pesante. Ma i suoi quattro anni di regia hanno prodotto almeno due risultati importanti. Sul piano internazionale, la Polonia è tornata nel cuore dell'Europa, assumendo un ruolo sempre più decisivo nei nuovi equilibri di un continente allargato a Est.
Polacco è Jerzy Buzek, presidente del parlamento europeo negli ultimi due anni e mezzo, polacco è il terzo pilastro di un ponte ideale che collega Parigi e Varsavia via Berlino e che, con la crisi dei Paesi mediterranei, regge le sorti dell'Ue.

I nazionalisti di Kaczynski in ripresa

Sul fronte interno, l'economia polacca è l'unica che ha saputo attraversare indenne due crisi, quella finanziaria globale del 2008 e quella attuale dei debiti sovrani: Prodotto interno lordo (Pil) sempre in crescita e benessere sempre più diffuso, seppur in maniera non omogenea.
L'industria si è ristrutturata e modernizzata, molte imprese hanno guadagnato posizioni in settori strategici, l'occupazione è aumentata, l'emigrazione verso gli Eldorado occidentali si è arrestata e, anzi, è iniziato il fenomeno del flusso di rientro in patria.
Eppure, la riconferma che sembrava una pratica scontata è tornata in bilico. I sondaggi in Polonia vanno presi con le molle, non sempre ci azzeccano e i cittadini sono ancora restii a confessare le vere intenzioni di voto.
KACZYNSKI IN RIPRESA. «Ma le tendenze sono affidabili e coloro che si nascondono sono soprattutto gli elettori di Diritto e giustizia, che si vergognano di dichiarare la propria appartenenza politica», fanno sapere i sociologi impegnati negli istituti di opinione. La quota del partito di Kaczynski potrebbe dunque essere sottostimata e la sorpresa nascondersi nel segreto dell'urna. Quel che è certo è che, se solo un mese fa il vantaggio di Tusk era valutato tra i 12 e i 18 punti percentuali, negli ultimi giorni sarebbe sceso tra i 5 e i 9.
Nessun sondaggio mette in dubbio il fatto che Piattaforma civica raccoglierà più consensi di tutti, ma la rimonta dei nazionalisti e qualche sconvolgimento fra i partiti minori potrebbero rendere più problematica la costituzione di un nuovo governo, riportando il Paese nella vecchia spirale dell'instabilità politica.

Campagne e città: economia a due velocità

La Polonia resta una nazione segnata da profonde differenze tra città e campagna. Alla vitalità economica e culturale di Varsavia, Cracovia, Danzica e Poznan fa riscontro l'arretratezza delle campagne, dove prevale una mentalità conservatrice e impermeabile alle novità.
Nei centri urbani si raccolgono i vincitori della transizione, i ceti medi borghesi e imprenditoriali capaci di sfruttare le opportunità del libero mercato e i giovani affascinati dalle suggestioni della vita moderna, nelle campagne prevale una società agraria sempre più in difficoltà e troppo dipendente dai sussidi pubblici di Bruxelles.
IL NODO DI DANZICA. Ma anche laddove la vita scorre frenetica, non mancano divisioni fra emarginati e integrati. A Tusk è toccato sciogliere un nodo doloroso, quello degli storici cantieri di Danzica, anima e cuore degli scioperi che negli Anni 80 prepararono la caduta del regime comunista. Mercati sempre più avari ne hanno decretato un pesante ridimensionamento, le necessità di ristrutturazioni ha mandato a casa migliaia di lavoratori, con il contorno di tensioni sociali e scioperi.
ARTE IN CANTIERE. Al rumore metallico di gru e saldatori si è sostituito il fruscio impercettibile di scarpette da ballo e pennelli. Una vasta area dei cantieri non servirà più e fa gola a gruppi immobiliari che progettano di costruirci moderni quartieri sul porto. Per ora, i capannoni dismessi sono stati occupati da artisti: pittori, ballerini, musicisti ne hanno fatto il laboratorio del riscatto culturale della città. Gli ultimi operai di Solidarnosc convivono sospettosamente con giovani creativi, che poco o nulla sanno delle passioni che proprio in quei luoghi cambiarono la storia dell'Europa. Come spesso accade, la rivoluzione ha divorato i suoi figli e al governo Tusk è toccato raccogliere i cocci.
E poi a governare si scontenta sempre qualcuno. I maghi dei sondaggi sottolineano come un altro bacino di delusi raccolga i giovani delle città che si attendevano più riforme del mercato del lavoro e leggi che spingessero verso una maggiore liberalizzazione dei costumi.
RP, LIBERTARI E ANTI-CLERICALI. Le resistenze dell'ala cattolica di Piattaforma civica all'introduzione di sussidi statali per la fecondazione in vitro o a facilitazioni per le coppie di fatto o dello stesso sesso sta spingendo molti di loro a orientarsi verso un nuovo movimento, creato da un dissidente del partito di Tusk, Janusz Palikot. Libertario e anti-clericale, il Movimento per Palikot (Rp) propone la legalizzazione della marijuana e dell'aborto, i diritti per i gay e l'abolizione dell'obbligatorietà dell'ora di religione nelle scuole. Alcuni sondaggi lo accreditano del 10%: sarebbe un successo clamoroso destinato a complicare i futuri equilibri politici.

Sylwia e la svolta rosa dei populisti

La tensione sale e così i partiti giocano gli ultimi assi che hanno nella manica. I populisti di Giustizia e libertà, per esempio, hanno deciso di osare.  Il super cattolico Kaczynski ha piazzato in lista sette avvenenti ragazze con la speranza di rinfrescare l'immagine di un partito un po' ammuffito.
Una sorta di 'Forza Gnocca' in versione polacca, che non pare averlo danneggiato presso il suo elettorato tradizionalmente conservatore.
LA 23ENNE RAMPANTE. «Vogliamo rompere lo stereotipo secondo il quale nel partito di Kaczynski trovano spazio solo vecchi funzionari», ha ammiccato con furbizia Sylwia Lugowska, una castana 23enne catapultata nel collegio elettorale di Lodz. Le fanno compagnia altre sei bellezze, disseminate un po' in tutto il Paese, da Danzica a Gliwice, fino a Bielsko-Biala. Lo slogan: «Cool and Jazzy come il PiS».
Ma accanto a questa nuova onda rosa, il gemello sopravvissuto non trascura i temi che qualche anno fa lo proiettarono al vertice della politica polacca: un nazionalismo dai toni rozzi e la paura dei vicini di casa.
CONTRO RUSSIA E GERMANIA. A Tusk rimprovera la politica di appeasement verso la Russia di Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev e negli ultimi giorni ha rinfocolato le vecchie accuse ad Angela Merkel di mirare a ricostruire la Grande Germania, riannettendosi i territori che prima della guerra appartenevano al Terzo Reich.
Saranno probabilmente questi ultimi fuochi a risvegliare i delusi di Piattaforma civica e spingerli a votare. Secondo gli esperti, però, la scelta di Kaczynski di drammatizzare le ultime ore di campagna elettorale potrebbe rappresentare un boomerang, risvegliando negli elettori moderati il ricordo delle turbolenze e delle tensioni degli anni passati.
RISCHIO ASTENSIONISMO. Su questo sono tutti concordi: se la partecipazione alle urne sarà bassa, il disincanto avrà prevalso e per la Polonia potrebbe riaprirsi una fase di incertezza politica assai pericolosa in tempi di crisi economica in Europa.
Le sorti di Tusk sono appese alla capacità di attivisti come Andrzej di mobilitare un elettorato d'opinione che aveva dato troppo presto per scontata la riconferma del suo leader.

Sabato, 08 Ottobre 2011


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Donald Tusk e, nei riquadri dall'alto, Jaroslaw Kaczynski,Janusz Palikot e Sylwia Lugowska.

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