Politica
GOVERNO
La crescita può attendere
Perché dopo il decreto sviluppo slitta ancora.
di Fabio Chiusi
Doveva arrivare entro fine settembre. Poi entro il 6 ottobre. Poi entro il 14. Ora la data più probabile per l'approvazione del decreto sviluppo, cui il governo ha demandato il difficile compito di risollevare prospettive di crescita stagnanti da un decennio, è il 20 ottobre, giorno del prossimo Consiglio dei ministri.
Ma c'è già chi ricorre agli auspici (Franco Frattini e Renato Brunetta) o ipotizza esplicitamente che non se ne farà niente fino a «fine ottobre» (Luigi Casero). E perfino lo stesso Silvio Berlusconi, che ha passato gli ultimi due mesi a fissare trionfali scadenze, ha dovuto contenere gli entusiasmi e ammettere che «non ci sono soldi» e che, in ogni caso, è meglio non farsi prendere dalla fretta.
GLI SCONTRI SUL TESTO. Anche se una data dovesse essere fissata, tuttavia, i problemi non sparirebbero di certo. Lo scontro tra il Popolo della libertà e Giulio Tremonti è totale, con il ministro dell'Economia che immagina una serie di misure a costo zero, e il suo partito che lo sconfessa apertamente, chiedendo interventi ben più sostanziosi. Senza contare i continui dissidi con il resto della coalizione, non ultimo quello in atto tra Roberto Maroni e Nitto Palma sulla legge Reale-bis.
Martedì, 18 Ottobre 2011
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Economisti
Ma come possono varare un decreto sviluppo se gli attori sono le menti di studiosi illuminati come Cicchitto, Gasparri, Alfano, La Russa, Bossi, Calderoli ed altri simili pensatori che si incontrano e scambiano tra loro perle di economia e finanza sotto l'attento esame critico del futuro nobel per l'economia Berlusconi.
Mica possono perdere tempo a sentire economisti di vaglia oppure Monti o Draghi.
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