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Politica 

Pietro Folena

TERRA DI NESSUNO

Il Pd e le sue 16 (o 17) correnti

Perché questa sinistra frastagliata e autoreferenziale non può governare.

di Pietro Folena

editoriale
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Il deputato del Partito democratico, Giorgio Merlo, commentando la due giorni bolognese organizzata da Pippo Civati e da Debora Serracchiani, ha contato nel partito 16 correnti. Mentre secondo il senatore del Pd, Silvio Sircana, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio di Romano Prodi, le correnti sono 17. Una nuova forse è nata nella notte.
CRISI DI SISTEMA. Qui c'è la rappresentazione plastica della crisi di sistema. Proprio nelle ore in cui il governo vive sulle pensioni il suo momento più difficile, proprio quando Nicolas Sarkozy - rispolverando uno sciovinismo anti-italiano - irride, in compagnia di Angela Merkel l'Italia, e nelle ore in cui Giorgio Napolitano cerca una quasi impossibile via d'uscita, il Partito democratico manifesta un impazzimento interno del quale si capisce una cosa sola: la mancanza di consapevolezza della drammaticità del momento, accompagnata da una fragilità strutturale che nessun partito della Prima Repubblica aveva avuto.
MANCA UN BARICENTRO. Se, all'esterno del Pd proliferano populismi e radicalismi confusi, e se una parte della protesta rischia di riconoscersi nelle frange più violente, è anche perché manca un baricentro. Quella famosa forza capace di orientare l'intera politica e di dare al Paese una speranza.
Non intendo far torto alla legittimità delle posizioni di ognuna delle componenti. Né, avendone vissuto la tragica carenza di democrazia, sono un nostalgico del centralismo democratico. Ma così non si va da nessuna parte.

Il peccato originale dei democratici: il Partito amerikano

C'è un peccato originale nel Pd che è frutto dell'intento illusorio di conciliare il diavolo con l'acquasanta: il partito amerikano che voleva Walter Veltroni (primarie, organizzazione leggera, nessun radicamento sociale) si è realizzato attraverso un patto, una sorta di “caminetto” tra alcune personalità, ciascuna delle quali dotata di una propria organizzazione o fondazione (oltre a Veltroni, Massimo D'Alema, Piero Fassino, Pier Luigi Bersani, e poi, dalla Margherita, Giuseppe Fioroni, Franco Marini, Dario Franceschini, Enrico Letta e Rosy Bindi).
L'AREA DI MARINO. Il congresso che ha eletto Bersani segretario ha visto poi la formazione di un'area attorno al cardiochirurgo Ignazio Marino, distintasi per posizioni chiare sui diritti civili.
Nell'ultimo periodo Arturo Parisi, protagonista dell'iniziativa sul referendum elettorale, si è manifestato in assoluta autonomia, così come Sergio Cofferati - su posizioni molto radicali - e Goffredo Bettini, re del partito romano.
LE NUOVE GENERAZIONI. Poi è cominciata la rivolta generazionale, divisasi successivamente in tre gruppi: Matteo Renzi e i suoi, il nuovo asse Civati-Serracchiani e i T-Q (30-40enni) guidati da Nicola Zingaretti.
Siamo a 16 gruppi e sottogruppi, appunto.
LA GALASSIA DELLE OPPOSIZIONI. Se poi dovessimo aggiungere i gruppi interni a Sinistra ecologia e libertà (ex Prc, ex Ds, ex Verdi), quelli in Italia dei Valori (a partire dalla divaricazione tra Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris), la Federazione della Sinistra (composta da tre o quattro forze), i grillini, le ipotesi di nuovi partiti (quello arancione, dei sindaci recentemente eletti dal centrosinistra, fino al Partito pirata per l'assoluta libertà in Rete), fino alle quattro forze che caratterizzano l'area del centro moderato (Udc, Api, Futuro e Libertà e la forza a cui lavora Luca Cordero di Montezemolo), si arriva a superare quota 30.

Le sinistre offrano all'indignazione le armi della politica

Se alcuni dei massimi dirigenti di provenienza comunista non avevano fatto mistero di puntare (!) alla costruzione di una nuova Democrazia cristiana, c'è da osservare però che la Dc, con molte correnti e sottocorrenti (mai, però, se ne sono contate 16 o 17), attraverso quegli strumenti aumentava il proprio radicamento sociale, e di fronte all'avversario politico mostrava una compattezza invidiabile. L'attuale frantumazione appare invece molto autoreferenziale, spesso volta a promuovere nuove filiere di candidature e di potere.
Mi colpisce, per esempio, il fatto che nessuna delle articolazioni interne al Pd assuma con nettezza la prospettiva di costruire in Italia un grande Partito socialdemocratico di tipo europeo. Tutte portano con sé l'illusione originaria di una forza al contempo di sinistra e moderata.
IMPOSSIBILITÀ DI GOVERNARE. Come uscire da questa Babele incomprensibile? Invitando tutti a fare un passo indietro, e a rendersi conto che se la sinistra sarà presto chiamata a governare non può essere questa sinistra.
Dando la parola ai cittadini rapidamente, prima che la maionese sia da buttare, attraverso primarie vere e ben organizzate, e avendo il coraggio di guardare oltre il proprio cortile o, peggio, balcone.
Fornendo, insomma, all'indignazione le armi della politica e della partecipazione, prima che altri follemente decidano che le armi da prendere sono i bastoni, le molotov e le bombe carta.

Mercoledì, 26 Ottobre 2011


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Pier Luigi Bersani, segretario del Partito democratico.

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Commenti (6)

france 05/nov/2011 | 18:33

Il pd e le correnti
Purtroppo, e mi sa che non mi sbaglio, il Partito Democratico ha imboccato un'autostrada senza più nessuna uscita. Alla fine troverà un cartello con su scritto: "000,01%, con buona pace di tutti i suoi leader, vecchi e nuovi, 40enni o 60enni, che seguiteranno a litigare come se i simpatizzanti e i tesserati fossero contenti di seguire la loro classe dirigente che li sta portando allo sfascio. Rifaranno un altro partito, anzi uno per ogni corrente finché non si riuscirà a mandarli a lavorare questa volta sul serio. Io sono uno che da anni vota turandosi il naso, nel vedere certe sceneggiate di partito ma c'è un limite a tutto.

vito42 26/ott/2011 | 22:55

non i numeri,ma le teste
Da sempre le correntihanno interessato i partiti e tutti nehanno avute tante e nessuno le ha contate.Lo stesso ex compagno Folena apparteneva a una importante se è arrivato a contare nel partito.Poi,le strade hanno preso direzioni diversa.Una cosa i capi corrente devono capire,le coalizioni vivono se i componenti appartengono allo stesso programma,se sono modesti e non devono essere smaniosi di apparire,ma fare solo gli interessi del popolo sapendo che sono ben pagati

ferruccio 26/ott/2011 | 19:12

Se 17 sembran troppe
Il Pd più si avvicina al potere e più si divide. 17 correnti, come gli anni del regno di Berlusconia, Guarda caso.

Kaulon 26/ott/2011 | 11:55

IL DECALOGO DEL BUON POLITICO
 È PRIMA REGOLA DELL’ATTIVITÀ POLITICA ESSERE SINCERO E
ONESTO. PROMETTI POCO E REALIZZA QUEL CHE HAI PROMESSO.
 SE AMI TROPPO IL DENARO, NON FARE ATTIVITÀ POLITICA.
 RIFIUTA OGNI PROPOSTA CHE TENDA ALL’INOSSERVANZA
DELLA LEGGE PER UN PRESUNTO VANTAGGIO POLITICO.
 NON TI CIRCONDARE DI ADULATORI. L’ADULAZIONE FA MALE
ALL’ANIMA, ECCITA LA VANITÀ E ALTERA LA VISIONE
DELLA REALTÀ.
 NON PENSARE DI ESSERE L’UOMO INDISPENSABILE, PERCHÉ
DA QUEL MOMENTO FARAI MOLTI ERRORI.
 È PIÙ FACILE DAL NO ARRIVARE AL SÌ CHE DAL SÌ RETROCEDERE
AL NO. SPESSO IL NO È PIÙ UTILE DEL SÌ.
 LA PAZIENZA DELL’UOMO POLITICO DEVE IMITARE LA PAZIENZA
CHE DIO HA CON GLI UOMINI. NON DISPERARE MAI.
DEI TUOI COLLABORATORI AL GOVERNO FAI, SE POSSIBILE,
DEGLI AMICI, MAI DEI FAVORITI.

NON DISDEGNARE IL PARERE DELLE DONNE CHE SI INTERESSANO
ALLA POLITICA. ESSE VEDONO LE COSE DA PUNTI DI VISTA
CONCRETI, CHE POSSONO SFUGGIRE AGLI UOMINI.
FARE OGNI SERA L’ESAME DI COSCIENZA È BUONA ABITUDINE
ANCHE PER L’UOMO POLITICO.

Fernando 26/ott/2011 | 10:40

LA DEMOCRAZIA E IL PD
Voglio congratularmi sia per l' analisi del sig. Folena ( dissidente esemplare ) che con il sig. Maxbord per la sua risposta puntuale e condivisibile !! Concludo con il motto : TUTTI PER UNO - UNO PER TUTTI .

maxbord 26/ott/2011 | 10:01

I conti della serva.
Una persona dell'esperienza di Folena che si presta a questa operazione aritmetica dimenticando che da sempre ed in ogni formazione politica ci sono state correnti, componenti o come vogliamo chiamarle, fa nascere il sospetto che enumerarle serva più ad ampilficare le diversità di opinione che a ricordare come la diversità di espressione sia il sale della democrazia.
Ben vengano 16, 17 o più espressioni, se tradotte in confronto interno e democratico.
Concordo totalmente su quella mancanza di radicamento nel territorio causa della particellizzazione autoreferenziale frutto velenoso di questa legge elettorale.
Ben vengano, in fine, i T.Q. e che ci rendano pulita la sinistra che gli attuali "Massimi" dirigenti hanno inquinato.

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