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Politica 

Unomattina

Sacconi, licenziamenti? «Regole troppo rigide»

Il ministro del Welfare: «Siamo l'unico paese al mondo ad averle».

«La lettera è stata frutto di un lavoro collegiale, come è doveroso che fosse, e non poteva che essere il presidente del Consiglio a firmarla, d'accordo con il ministro dell'Economia», così il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ospite di Uno Mattina ha commentato le riforme presentate in Europa. «La lettera la doveva firmare il presidente del Consiglio», ha sottolineato Sacconi respingendo «il solito gioco sui presunti dissapori interni».
«Qualcuno dismetta l'abito ideologico. Mi riferisco ai licenziamenti: siamo l'unico paese al mondo che ha regole così rigide». Ha affermato il ministro del Welfare, riferendosi alle misure contenute nella lettera all'Ue.
Sacconi replica anche al giudizio negativo sulle misure espresso dalla Cgil ma anche dalla Cisl. «Questa è una espressione, 'no', che abbiamo sentito più volte di fronte ai cambiamenti che poi alla fine, come fu per la legge Biagi, sono stati accolti, accettati e utilizzati. Io confido che questo possa accadere ancora, che le riforme pur faticosamente si facciano e alla fine, una volta che qualcuno si è preso la responsabilità di farle, vengano unanimemente accettate», dice il ministro.
CREARE MERCATO DEL LAVORO PIÙ DINAMICO. «Io mi auguro che quando entreremo nel merito, e il dialogo con le parti sociali sarà un passaggio decisivo e importante, ci potrà essere un atteggiamento responsabile, magari di controproposta, in modo che il percorso sia costruttivo, perché», ha sostenuto Sacconi, «con i 'no' in questo tempo non facciamo sviluppo, non facciamo occupazione». Rispetto, in particolare, al tema dei «licenziamenti facili, questo in realtà va letto come maggiore capacità delle nostre imprese di avere la propensione ad assumere. Lo scopo è fare più occupazione, non meno occupazione», aggiunge Sacconi rilevando la necessità, su sollecitazione dell'Ue, di «creare un mercato del lavoro più dinamico, in cui le imprese si sentano maggiormente incoraggiate ad assumere anche se le prospettive sono incerte. E le prospettive incerte sono la caratteristica del nostro tempo e, temo, destinate a durare».

Pensioni: «percorso graduale»

 Per l'innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni «ci sarà un percorso graduale, determinato soprattutto da un collegamento automatico tra l'età di pensione e l'aspettativa di vita», ha sottolineato il ministro del Welfare, evidenziando che questo non determina «un conflitto» tra adulti e giovani nel mercato del lavoro.
«L'allungamento progressivo dell'età di pensione, su cui abbiamo 15 anni per raggiungerlo, consentirà», ha afferma il ministro, «anche di allungare l'età lavorativa. Abbiamo bisogno di garantire ai nostri giovani un percorso lavorativo più lungo anche ai fini di una adeguata prestazione previdenziale. I mercati del lavoro efficienti sanno occupare insieme gli adulti e i giovani. Non c'è un conflitto. L'obiettivo che ci proponiamo è di realizzare anche in Italia un mercato del lavoro che sia più aperto agli uni e agli altri alzando, in proporzione alla crescita economica, la propensione a fare posti di lavoro», ha spiegato il titolare del Lavoro.

«L'obiettivo non è licenziare è assumere»

Ma Sacconi non si è accontentato dell'apparizione tivù e ha scritto anche una nota per precisare: «L'obiettivo del Governo è spingere le aziende a assumere, non a licenziare». «Licenziamenti facili è un titolo che serve solo a spaventare una società già insicura ma che non rappresenta le misure suggerite dall'Europa ed accolte dall'Italia». E sulle reazioni della società civile e dei lavoratori ha affermato: «Apriremo presto un tavolo di confronto con le parti sociali che invitiamo ad approfondire il merito senza pregiudizi. Così come l'opposizione ha l'opportunità di dimostrare la propria modernità accettando il confronto su una linea europea».
STRUMENTI PER SUD, DONNE, GIOVANI. «L'Italia si è peraltro impegnata», ha aggiunto il ministro, «a rendere ancora più efficienti i propri tradizionali strumenti di sostegno al reddito integrandoli anche con quelli dei datori di lavoro. Perché nessuno sia lasciato solo nella difficile transizione ad un altro lavoro». Nella stessa lettera l'Italia ha ribadito di voler promuovere in particolare l'occupazione giovanile e femminile, soprattutto nel Mezzogiorno, ha ricordato Sacconi.  Che ha elencato gli strumenti citati nella lettera: dall'incentivazione dell'apprendistato, ai i contratti agevolati di inserimento per le donne, fino al credito di imposta per le nuove assunzioni nelle aree svantaggiate.

Giovedì, 27 Ottobre 2011


Commenti (4)

cleo09 27/ott/2011 | 14:56

che ministro! tutti giganti in questo esecutivo
Certo chi come lui non ha mai provato il dolore e l'estraniamento che si provano a perdere il posto di lavoro può una simile affermazione : "libertà di licenziare per maggiori assunzioni" ci fa o c'è?
Per tanti anni,troppi, e stato sottosegretario al tesoro,ha fatto parte di compagini di governo e ancora non conosce il welfare dei nostri amici europei ed american!i.lì se perdi il posto hai un aiuto reale,concreto, no come da noi,perciò a lui la scelta o è in malafede o cretino,o peggio menefreghista!!!

brunick 27/ott/2011 | 09:25

@Karolus: infatti non siamo un paese civile...
siamo in una dittatura mascarata... è come il peccato, apparente libertà di fare, che è una schiavitù umiliante della persona...

Picabo48 27/ott/2011 | 09:20

Scegliendo i petali fior da fiore.
Sacconi non può guardare fuori dei nostri confini con gli occhi da strabico.
Ci catechizza dicendo che queste norme le abbiamo solo noi; bene discutiamo pure l'art. 18, ma solo e soltanto un minuto dpo avere approvato un sistema di welfare come quello nord europeo, as esempio la Danimarca.
Le sue parole sono chiacchiere piuttosto stucchevoli che ci dimostrano una volta di più, soprattutto per chi ancora non lo avesse capito, che siamo di fronte ad un ministro, non solo incapace, ma addirittura pericoloso per il paese perchè animato da furia iconoclasta nei confronti di quelli che non la pensano come lui, che non gli controfirmano tutte le sue sciocchezze, che continuano a pensare con la loro testa.
Persanaggi in cerca d'autore che non sono in grado di regegrsi da soli, come questo ministro dannoso per il paese, aiutano l'Italia a percorre il corridoio, a svoltare in fondo a destra e finire molto rapidamente nel baratro del disastro.

Karolus 27/ott/2011 | 08:58

Nessun paese civile ha un welfare così scassato come il nostro...al di là delle Alpi ci sono sussidi NON da fame e quindi là il licenziamento non è un dramma...è una verità elementare ma per questo farabutto non conta...

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