Politica
GERMANIA
Berlino, lo spettro ellenico
La stampa tedesca sul referendum indetto da Papandreou.
di Pierluigi Mennitti
da Berlino
Pagine di quotidiani online come bollettini di guerra. Tutti al fronte a seguire la battaglia sui mercati finanziari, inseguire i ministri economici, carpire le decisioni dei leader.
Quando le giornate sono convulse, come quella di martedì 1 novembre, è la Rete con la sua tempestività a conquistarsi il dominio dell'informazione, affermando una tendenza ormai già consolidata anche nel mondo dei media tedeschi.
Il live ticker del Financial Times Deutschland ha informato i lettori minuto per minuto, come se si trattasse di una partita di calcio, su quel che stava accadendo nelle Borse europee dopo la decisione del primo ministro greco George Papandreou di sottoporre a referendum le misure restrittive con le quali il Paese dovrebbe risanare i suoi conti pubblici, salvare l'euro e rilanciare l'economia.
ATTENZIONE AL PRE-VERTICE DI CANNES. Sulla pagina del giornale online si sono avvicendati i numeri sempre più negativi delle Piazze finanziarie, gli allarmi del mondo politico berlinese, le telefonate intercorse fra la cancelleria e il palazzo del governo di Atene, i dati catastrofici provenienti dall'Italia, fino alle notizie sul vertice straordinario che Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, protagonisti finora non troppo fortunati della gestione della crisi, hanno indetto per il 2 novembre a Cannes con lo stesso Papandreou e i vertici di Unione europea, Banca centrale europea (Bce) e Fondo monetario internazionale (Fmi), proprio alla vigilia del summit del G20.
FRANCOFORTE GIÙ DEL 6%. «Un vertice di crisi, l'ennesimo, nel quale si discuteranno tutte le misure necessarie per facilitare l'introduzione da parte del governo greco delle misure concordate nell'accordo di Bruxelles del 27 ottobre», ha scritto il Fdt, riprendendo il comunicato ufficiale emanato da Berlino.
Una dichiarazione che non ha detto molto, utile soltanto per prendere un po' di tempo e cercare di calmierare i mercati roventi, in attesa di capire meglio cosa sia passato per la mente di Papandreou.
Sulle Piazze finanziarie ha avuto infatti l'effetto di una brezza effimera e, dopo una temporanea ripresa, le borse sono tornate a perdere nel pomeriggio. Anche il Dax di Francoforte ha perso più del 6%.
Il referendum greco dimostra la strategia concreta di Papandreou
Il problema è che la scelta del premier greco ha spiazzato tutti, ma all'interno del parlamento tedesco non sono stati pochi i deputati e le forze politiche che hanno mostrato una qualche comprensione: «Spd e Linke, in particolare, hanno espresso soddisfazione per la decisione di coinvolgere il popolo greco nell'approvazione delle drastiche misure di risparmio», ha riportato ancora il Financial Times Deutschland, «ma anche da alcuni settori della Cdu sono giunte approvazioni, sebbene gli esperti economici del partito della cancelliera abbiano avanzato dubbi su futuri nuovi aiuti da mandare alla Grecia. Peter Altmaier, capogruppo dei cristiano-democratici, ha dichiarato che proprio l'idea di indire il referendum dimostri quanto Papandreou faccia sul serio con le sue politiche di risparmio e di riforme, mentre per il suo vice Michael Fuchs è evidente che fino a quando non ci sarà l'approvazione da parte degli elettori greci le tranche previste dal programma di salvataggio non potranno essere erogate. Solo i liberali hanno fatto la voce grossa, auspicando senza troppe diplomazie un'uscita della Grecia dalla moneta unica europea».
GRECIA, STATO COMMISSARIATO DALLA TROIKA. Una posizione, quella dei parlamentari, decisamente più articolata rispetto all'irritazione che il governo tedesco ha fatto trapelare per tutta la giornata. Ma che ha trovato qualche eco anche su altri giornali, come lo Spiegel, che in un commento dal titolo «Bravo Herr Papandreou» ha osservato: «I greci dovrebbero decidere da soli su cosa fare del loro Stato e di se stessi, ma finora non ne hanno avuto la possibilità, perché da almeno un anno e mezzo sono di fatto commissariati e non sono più uno Stato sovrano. La troika detta le regole e al governo non spetta altro che mettere in pratica quei diktat attraverso il voto parlamentare. Senza i soldi delle istituzioni internazionali, la Grecia sarebbe già in bancarotta. Ma questa condizione fa ammalare l'anima, rende collerici e provoca disperazione».
VERSO IL VOTO DI FIDUCIA IL 4 NOVEMBRE. Il referendum potrebbe cambiare la prospettiva: «A prescindere da quello che sarà l'esito finale, saranno i greci stessi a decidere se il proprio Paese vorrà rimanere nell'Eurozona o dovrà lasciare l'unione monetaria. Il governo potrebbe porre ai cittadini una domanda diretta: volete ancora pagare con l'euro o preferite tornare alla dracma? Certo, c'è il rischio che un voto contrario dei greci trascini l'Europa ancor più nella crisi, Papandreou si gioca il tutto per tutto, ma la sua decisione resta giusta».
Sempre che al referendum ci si arrivi. Perché l'Handelsblatt, nella sua corrispondenza da Atene, ha rilanciato le voci su una possibile crisi del governo di Papandreou: «Molti osservatori la ritengono un'opzione probabile, dal momento che venerdì 4 novembre l'esecutivo deve superare un voto di fiducia in parlamento dove la maggioranza si è assottigliata a soli due seggi e non sono escluse ulteriori defezioni nelle prossime ore».
Mercoledì, 02 Novembre 2011

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