Politica
IL CASO
Lega, purga emiliana
Modena: espulsioni e faide nel Carroccio in vista dei congressi.
di Massimiliano Papasso
Tutti giù dal Carroccio. La Lega Nord a Modena sembra aver inaugurato una insolita stagione di «purghe» di staliniana memoria tra espulsioni, declassamenti, sospensioni e scomuniche.
Il tutto in vista dei congressi locali di marzo che, se in teoria avrebbero potuto e dovuto ridisegnare la mappa del potere leghista in città e in provincia, adesso corrono seriamente il rischio di essere relegati a una semplice rimpatriata tra fedelissimi, chiamati a sottoscrivere passivamente lo status quo dell'attuale dirigenza.
I CARTELLINI ROSSI. A sollevare il dubbio che nella città emiliana la Lega sia poco disposta al confronto interno, ci sono le tre espulsioni decise dal partito nel giro di pochi giorni che hanno colpito due consiglieri comunali, Walter Bianchini e Nicola Rossi, e l'ex segretario delle camicie verdi di Sassuolo Mauro Guandalini.
Tutti e tre sono stati buttati giù dal Carroccio con l'accusa di aver attentato alla lesa maestà del partito: i maroniani Rossi e Bianchini sfiduciando il loro capogruppo in Consiglio comunale, Stefano Barberini, (criticato per i suoi show, come quando si presentò davanti all'assemblea calzando degli sci) e Guandalini per le troppe e ingiustificate critiche al sindaco di Sassuolo Luca Caselli, che il Comune lo amministra proprio con la Lega in giunta.
L'addio di Manfredini e l'epurazione dei suoi fedelissimi
Ma le tre espulsioni sono solo gli ultimi tasselli di un mosaico che i vertici della Lega della Ghirlandina stanno cercando di smontare ormai da tempo, e che ha portato nell'ultimo anno all'isolamento di forze e uomini che avevano fatto la storia del partito.
IL CASUS BELLI. In cima alla lista c'è proprio l'attuale consigliere regionale Mauro Manfredini, che riuscì nel 2009 a raccogliere come candidato sindaco 11.327 voti (pari al 11,02%, quasi il triplo di quanto raccolto dalla Lega nel 2004), ma al quale fu chiesto di scegliere tra lo scranno dell'assemblea comunale e quello della Regione. Lui, non senza qualche mal di pancia, scelse Bologna lasciando in casa via libera ai giovani del partito che scalpitavano, ma di fatto da quel momento cominciò una violenta lotta per il potere.
EPURATI E ALLONTANATI. A farne le spese, nel giro di qualche mese, furono proprio i fedelissimi di Manfredini e chi aveva osato mettere in discussione la leadership del partito.
A Modena, dopo le dimissioni per incompatibilità con il partito del consigliere Sandro Bellei, le espulsioni riguardarono Andrea Galli e Gigi Taddei (transfughi del Pdl subito dopo rimandati al mittente), mentre in provincia la scure leghista colpì i storici militanti Adriano Dal Fiume, Giorgio Barbieri e Gabriele Nizzi, tra espulsioni, scomuniche e sospensioni varie.
Con il risultato che oggi in Consiglio comunale il gruppo della Lega Nord è formato da una sola persona (ovviamente il capogruppo Stefano Barberini) contro i quattro vinti nelle elezioni del 2009, diventati sei dopo l'accoglienza (forse un po' frettolosa) dei delusi del Pdl.
I MILITANTI DECLASSATI DI FANANO. Singolare poi il caso di Fanano, piccolo paese dell'Appennino modenese, dove lo scorso anno 13 militanti locali furono improvvisamente declassati a semplici «sostenitori», perdendo così di fatto il diritto di voto nei congressi. Soprattutto in quello che pochi giorni dopo doveva scegliere il segretario leghista della maxi-circoscrizione del Frignano. Poltrona che andò a Loredano Ballantini, padre di Stefania, la responsabile organizzativa della segreteria nazionale Emilia e consigliere a Lama Mocogno. Ma soprattutto compagna dell'attuale segretario provinciale della Lega Riad Ghelfi, vero deus ex machina del Carroccio a Modena.
Via libera alla doppia leadership Ghelfi-Bellei
E proprio Ghelfi, insieme con Stefano Bellei (segretario cittadino, da non confondersi con l''eretico' Sandro Bellei), dopo le ultime epurazioni, sembrano viaggiare a vele spiegate verso i congressi di marzo che dovranno scegliere i futuri segretari. Difficile non pensare a una loro riconferma visto anche il particolare meccanismo che regola il diritto di voto all'interno del Carroccio.
LA FEDELTÀ ALLA CAMICIA. Secondo lo statuto chi vuole iscriversi al partito non acquista direttamente il diritto di voto ma diventa un semplice sostenitore. Solo dopo un anno, se ha dimostrato particolare attaccamento alla camicia verde, può fare richiesta di passare a militante. Richiesta che però deve essere vagliata e avallata dalla segreteria provinciale e da quella cittadina. Solo a quel punto il novello leghista potrà esprimere il proprio parere.
NESSUNO SFIDANTE. Ma a quel punto quante possibilità ci sono che i militanti non appoggino i segretari che hanno deciso la loro promozione (o che hanno potere sul loro declassamento, come successe a Fanano)?
Poche, anzi pochissime. Soprattutto se si considera che, a quattro mesi dai congressi, non è emerso ancora nessun altro sfidante alla doppia leadership di Ghelfi e Bellei. Facile prevedere, dunque, che loro sul Carroccio ci resteranno ancora per un po'.
Venerdì, 25 Novembre 2011

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