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Politica 

Nico Arse

CAFFÈ AMARO

La manovra delle lacrime fa ridere solo i tassisti

La categoria esclusa dalle liberalizzazioni di Monti al via dal 2012.

di Nico Arse

editoriale
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Aspettando la manovra di Mario Monti, si è già conclusa quella dei tassisti. E alla grande. Per loro naturalmente. Il governo dei bocconiani liberisti si è fatto infinocchiare da Radio Taxi: «Liberalizzazioni subito al via, i taxi restano fuori dal pacchetto» (Il Sole 24Ore).
La lobby dei tassinari, più forte di ciellini e massoni messi insieme, ce l’ha fatta a non liberalizzare le licenze duramente passate di padre in figlio o vendute da altri tassisti. Ce lo segnala anche Fabrizio Forquet sempre su Il Sole 24Ore: «Il Paese delle corporazioni prima o poi doveva far sentire il suo peso. Ed ecco che il governo dei tecnici deve fare i conti con le pressioni delle lobby in parlamento».
Il Giornale sfotte giustamente: «Per loro, la manovra continuerà a essere soltanto una banalissima mansione del lavoro quotidiano: freccia, retro, parcheggio. Quella di Monti, che sta seminando lacrime e depressione in tutte le categorie sociali, non li riguarda già più» (Gatti, pag. 4).
ORDINI, NIENTE DISORDINI
E sempre in tema di finte liberalizzazioni, il giornale di Confindustria ci rassicura che, malgrado i progetti, le caste professionali possono stare tranquille: «Ordini, si allontana il rischio abolizione» (Il Sole 24Ore, pag. 13).
Pronto un emendamento di Partito democratico e Popolo della libertà (partiti pieni zeppi di avvocati, farmacisti, medici, notai e giornalisti) che rinvia le scadenze per adattare le tariffe minime e altri obblighi contenuti nella manovra. Rinviarle all’infinito, si intende.
UN FISCO PER AMICO
Monti è davvero sceso da un altro pianeta. Ha trovato la formula pubblicitaria per la sua manovra che alza le tasse, ci fa spiare ogni paghetta dall’agenzia delle entrate e ci sfonda con l’Imu: «Il Fisco dev’essere un amico».
Amico? Basta che non sia sempre un nostro amico, ma pure di qualche evasore. Giusto, professore?
NON RUBARE LE UOVA
«Il Pil sì. Legare al Pil lo stipendio dei parlamentari. È l’uovo di Colombo!» esclama Franco Bechis (Libero, pag. 1). Sì, ma è l’uovo di un altro.
Il vice di Maurizio Belpietro non dice che è la stessa proposta fatta da Marco Cobianchi di Panorama, e già pubblicata su Italia Oggi, giornale già diretto dallo stesso Bechis. L’avrà vista lì e poi si è scordato di citarla? Ma è l’uovo di Colombo!
UN FRANCO TIRATORE
Massimo Franco, un notista molto franco, si gioca la chance di andare a dirigere il Tg1 e si permette di rilevare che la vittoria delle corporazioni e il ricorso alla fiducia sulla manovra sottolineano la fragilità dell’esecutivo (Corriere della Sera pag. 11).
Per ora «nessuno pensa a una caduta di Monti in una fase così drammatica, Ma dopo l’approvazione della manovra, prevista prima di Natale, lo sfondo potrebbe cambiare». Chapeau.
L’APPOGGIO DEI CALABRESI
Sorpresa: il Corriere sembra aver voltato le spalle al governo dei Monti e dei Colli. Non solo Franco, ma anche l’editoriale affidato ad Antonio Polito non lecca i governanti: «Se per un attimo vi siete illusi che sarebbe bastato un manipolo di tecnici a scacciare i mercanti dal tempio di Montecitorio ricredetevi. La manovra ha già assunto la più classica delle movenze da palombaro della politica italiana, immergendosi in una trattativa talmente caotica che perfino un governo con una schiacciante maggioranza parlamentare dovrà forse ricorrere al voto di fiducia».
Anche su La Repubblica il bocconiano Alessandro De Nicola dice che i suoi colleghi di facoltà stanno «annacquando l’impostazione originale», cioè stanno vivendo a patti con i partiti (pag. 1).
Povero Monti, può contare solo su La Stampa del fido Mario Calabresi, sempre solerte. Oggi manda in avanscoperta Stefano Lepri che ci rassicura: «Adesso è più equa», la manovra. Sì, come no.
SMACCHIARE IL LEOPARDO
Pier Luigi Bersani si è deciso a fare la voce grossa e ha lanciato un ultimatum di quelli da brivido a Monti: «D’ora in poi concertazione» (La Repubblica, pag. 6). Ormai ha superato Maurizio Crozza.
CHI FA LA SPIA NON È FIGLIO DI MARIA
«Il capo della forestale guadagna di più». I parlamentari si comportano come i bambini e per salvarsi dal taglio (una sciocchezzuola poi) dello stipendio fanno la spia su quello più birichino di loro.
Il Messaggero (pag. 11) racconta l’ultima degli onorevoli: hanno raccolto su un foglietto tutti gli stipendi con le retribuzioni degli altri statali di lusso: dirigenti di Camera e Senato, generali dell’esercito, capo della polizia, e non solo. Guida la pattuglia degli spioni Nino Lo Presti, onorevole di Futuro e libertà: «(Monti) Se la prende con noi, ma prendiamo molto meno di un direttore generale di un ministero o di un capo di gabinetto».
Vuoi vedere che riescono a salvarsi lo stipendio pure stavolta?

Mercoledì, 14 Dicembre 2011


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