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Politica 

POLITICA

Monti, fiducia con riserva

Per la manovra 495 sì. No di Lega e Idv. Critiche da Pd e Pdl.

di Gabriele Perrone

Fiducia con la condizionale per la manovra di Mario Monti. Venerdì 16 dicembre, nell'aula della Camera, le dichiarazioni di voto dei partiti hanno espresso 495 voti favorevoli e 88 contrari al decreto salva-Italia (quattro astenuti). Si tratta della prima fiducia dopo quelle ottenute un mese fa, il 17 novembre al Senato e il giorno successivo alla Camera all'atto di nascita del nuovo esecutivo.
Ma da destra e da sinistra, sono arrivate più critiche che elogi per le decisioni del governo, con il «no» deciso di Italia dei valori e Lega Nord, oltre a qualche riserva da parte di Partito democratico e Popolo delle libertà. Rispetto alla precedente votazione alla Camera (556 sì, 61 no, zero astenuti), la squadra di Monti ha perso consensi soprattutto a causa del parere negativo dell'Idv.
SI ALLARGA IL FRONTE DEL NO. Si è allargato, infatti, il fronte contrario rispetto alla fiducia iniziale al governo, quando solo la Lega alzò le barricate. Anche l'Idv, attraverso un pesante intervento di Antonio di Pietro, ha fatto sapere di considerare la manovra «iniqua» e quindi di essere «costretta a votare no».
DI PIETRO: «LA FIDUCIA È UN RICATTO». Secondo Di Pietro, il cosiddetto decreto salva-Italia «fa pagare ai pensionati anziché far pagare alle lobby finanziarie». Questo è dovuto al fatto che il governo è stato «troppo arrendevole». E ha accusato: «Con la fiducia che avete posto ci avete messo sotto ricatto».
Inoltre si sono ampliate le divisioni fra le antiche coalizioni, perché Pdl e Lega si sono messe su due piani opposti, così come Pd e Idv si sono rinfacciati a vicenda le rispettive colpe.
IL VOTO FINALE RISCHIA DI SLITTARE. In aula è previsto un intervento di Monti alle 19 prima delle dichiarzioni di voto finali sulla manovra. Secondo fonti di Lettera43.it, il procedimento rischia però di slittare a causa dell'ostruzionismo da parte della Lega. 
Proprio il Carroccio, insieme all'Idv, ha presentato un ordine del giorno per l'annullamento dell'assegnazione gratuita delle frequenze tivù. Il governo lo ha accolto e ha indetto un'asta «a titolo oneroso».
ASSENTI TREMONTI, ROMANI E BRAMBILLA. Non hanno votato 23 deputati del Pdl, tre di Fli e due del Pd, più cinque del Gruppo misto e due di Popolo e Territorio. I quattro astenuti sono tutti del Pdl, sei i parlamentari in missione. Tra gli assenti spiccano i nomi degli ex ministri Giulio Tremonti, Paolo Romani e Michela Brambilla.
STRACQUADANIO VOTA CONTRO. Da registrare alcuni 'mal di pancia interni' ai partiti. Due esponenti del Pdl hanno votato no: si tratta di Alessandra Mussolini e Giorgio Stracquadanio. Nell'Idv solo Renato Cambursano ha votato sì. Compatto invece il gruppo della Lega Nord: tutti presenti, per 59 no. Hanno negato la fiducia al governo anche Noi Sud e le Minoranze linguistiche.

Deputata leghista vestita da operaia

Anche la Lega ha votato «no», con un colpo di scena: Emanuela Munerato, esponente del Carroccio, nel corso del suo intervento si è vestita da operaia, indossando una divisa arancione e una cuffia bianca per i capelli. «Mi spoglio dei panni di deputato e indosso la divisa di lavoro che portavo con dignità prima di entrare alla Camera». Fra gli applausi del suo partito, Munerato ha espresso il «disgusto della Lega questa manovra», in quanto vuole solo «fare cassa sulle pensioni».
Poi ha aggiunto: «Siete bravi a scrivere riforme da una cattedra dell'università, ma sarebbe più difficile farlo in mezzo alla gente che lavora per 1000 euro al mese». I membri del governo sono «rappresentanti dei poteri forti» e la Lega «non voterà la fiducia».
«MIA MAMMA HA PIANTO QUANDO MI HA VISTA». Il 'deputato-operaio' ha poi fatto sapere: «Non avevo avvertito nessuno del mio intervento, neanche mio marito. È stata una mia idea. Mia madre è riuscita a vedermi in tivù e ha pianto».
Munerato in precedenza lavorava presso alcune aziende tessili. I colleghi del Carroccio hanno continuato a congratularsi con lei anche fuori dell'Aula. Gianluca Pini, il parlamentare che ha gridato «cialtrone» a Gianfranco Fini, l'ha abbracciata e baciata.

Franceschini alla Lega: «Al governo eravate soldatini ubbidienti»

Da Pd e Pdl, come previsto, è arrivato il sì alla fiducia ma entrambi non hanno risparmiato frecciatine a Monti e agli altri partiti. Dario Franceschini (Pd) ha criticato «i deputati della Lega che sembrano scesi dalla Luna». E li ha accusati: «Siete stati attaccati alla poltrona per anni, quando eravate al governo non sembravate guerrieri padani, ma soldatini ubbidienti».
In risposta, i leghisti hanno intonato i cori «scemo, scemo» e «venduto».
Franceschini ne ha avute anche per Di Pietro: «Sapendo quante siano le differenze fra noi e il Pdl, abbiamo comunque fatto una scelta per il bene del Paese, a differenza dell'Italia dei valori che ha solo voluto cavalcare il disagio».
Infine Franceschini ha confermato la fiducia del Pd al governo Monti «anche se avremmo voluto di più. Il cammino per la crescita inizia ora».
IL PDL DÀ LA FIDUCIA. Fabrizio Cicchitto (Pdl) invece ha puntato il dito sulle liberalizzazioni che «non possono concentrarsi nell'eliminazione con metodi stalinisti di ordini professionali, farmacisti e tassisti per favorire altri interessi». E ha aggiunto: «Il governo deve avere un rapporto positivo con i partiti in un'ottica europea».
Cicchitto, accanto al quale sedeva l'ex premier Silvio Berlusconi, ha concluso: «Per senso di responsabilità votiamo questo decreto, ma serve una seconda fase con nuovi interventi futuri».
IL TERZO POLO DICE SÌ. Anche il Terzo Polo ha dato voto favorevole alla manovra. Benedetto Della Vedova, capogruppo di Futuro e Libertà, ha fatto notare: «Crescono le tasse, forse era inevitabile, ma la pressione fiscale ha raggiunto un livello insostenibile. Servono strumenti economici più efficaci per intervenire. Ma non possiamo permetterci egoismo e rigidità ideologiche. Dobbiamo salvare l'euro da una recessione che sarebbe durissima».
Gian Luca Galletti dell'Udc ha affermato: «Chi vota la fiducia scommette su questa manovra. Non guardiamo al nostro interesse elettorale ma al futuro del Paese e dei nostri giovani». E ha aggiunto: «Questa manovra non deve piacere a nessuno, perché nessuno deve poter dire 'l'ho scampata anche stavolta'».
La fiducia è arrivata anche da parte di Api e Popolo e Territorio, pur con qualche mugugno dei rispettivi portavoce, Bruno Tabacci e Vincenzo D'Anna, su alcuni mancati emendamenti.

Venerdì, 16 Dicembre 2011


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Mario Monti, presidente del Consiglio.

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Commenti (2)

gio.ca 16/dic/2011 | 15:57

UN CARROZZONE DI PAGLIACCI....
da quelle figure vecchie che adesso solo perchè stanno all'opposizione vogliono difendere la gente. I nuovi non ne parliamo proprio, dire emeriti incompetenti e trattarli umanamente non come hanno fatto loro con la gente. Dove hanno buttato fuoco a non finire in questa manovra addosso alla gente, senza risolvere un bel niente. E di poco la notizia che S&P mette sotto pressione le borse europee, indicando l'anno prossimo nell'eurozona la recessione ancora più profonda. Come ho detto in precedenza non c'è manovra che tenga, e questo pazzo dell'attuale Premier ancora a rincorrere che le tasse aggiustino le cose. Non ha capito che stiamo sotto il fuoco americano e dell'accoppiata Merkel-Sarkozy dove non ci stanno capendo niente anche loro. In questo scenario il pareggio di bilancio in tempi brevi non lo si può mai avere. Serve più tempo per diluire questo raggiungimento. ma le dobbiamo dire noi queste cose, dove non abbiamo calcato aule di note università. Questo è lo squallore di questo Paese, che semplici cittadini devono dare indicazioni. Se non vanno via questi signori si andrà alla bancarotta più completa. perchè la loro visione e che tassando la massa rientrano. Niente è raggiungibile tramite queste manovre, anzi, si arriverà allo stagnamento completo. Fermato quel consumo tramite la mancanza del potere d'acquisto è paralisi. Professore si vuole svegliare da questa amnesia, che cosa le hanno iniettato. Lei ci sta facendo fare la fine del topo rimasto intrappolato sulla colla, che ancora vivo si dimezza.

stachanov 16/dic/2011 | 14:40

Le motivazioni degli assenti...
Tra gli assenti spiccano i nomi degli ex ministri Giulio Tremonti, Paolo Romani e Michela Brambilla:
Tremonti: sta studiando la manovra chiedendosi come mai non ci aveva pensato lui prima!
Romani: deve ancora capire cosa è successo, poichè non aveva ancora realizzato che era diventato ministro e alcuni provvedimento doveva deciderli lui...
Brambilla: non è arrivata la solita email con su scritto cosa votare, per cui per non sbagliare è rimasta a casa con l'influenza, porterà lunedì la giustificazione!

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