Politica
CENTROSINISTRA
Le stelle cadenti del Pd
Da Serracchiani a Chiamparino: i dimenticati.
di Gabriella Colarusso
Tanti voti, tanto onore, si diceva quando ancora in politica contava il consenso e non la cooptazione. Ma con il sistema elettorale del Porcellum e il parlamento dei nominati tutto è cambiato. E succedono strane cose. Soprattutto nel Partito democratico (Pd) - «il primo del Paese», come ha rivendicato il suo segretario, Pier Luigi Bersani, il 16 dicembre - che sembra aver dimenticato molti dei suoi più noti esponenti. Noti non solo per la tivù o i social media ma proprio per i cittadini che li hanno eletti.
La lista dei democratici stravotati e poi dimenticati, infatti, di quelli che pur avendo raccolto consensi come amministratori restano ai margini del partito, si arricchisce ogni giorno di nomi nuovi.
Chiamparino e Serracchiani ai margini del partito
Il caso più eclatante è quello di Sergio Chiamparino. Eletto sindaco di Torino, per la prima volta, nel 2001, con il 52,8% dei voti, il Chiampa è stato poi riconfermato alla guida della città nel 2006 con il 66,6% dei consensi, un quasi plebiscito. Per due anni è stato nella top ten dei sindaci più amati d'Italia, proprio come Matteo Renzi, ha accompagnato Walter Veltroni nel lancio del progetto del Lingotto nel 2007, ha conquistato consensi come amministratore e dimostrato di conoscere meglio di altri la questione settentrionale (per lungo tempo Massimo Cacciari, prima di uscire dal partito, ha insisito perché fosse Chiamparino a guidare il progetto di un Pd del Nord) eppure a lui il segretario non ha mai affidato incarichi di rilievo, pur avendolo promesso ad aprile 2010.
Ora Chiamparino continua a stare ai margini del Pd. Guardato persino con maggior sospetto anche a causa della sua partecipazione al Big Bang di Renzi, se non un endorsement per il giovane democratico fiorentino, quasi.
SORU DIMENTICATO. Stessa sorte per un altro ex big del partito, quel Renato Soru che, alle elezioni regionali della Sardegna nel 2004, era riuscito a strappare la presidenza della Regione agli avversari dopo cinque anni di governo di centrodestra. Che fine ha fatto Soru? Dopo la sconfitta alle regionali del 2009, vinte dal pidiellino Ugo Cappellacci - main sponsor Silvio Berlusconi - l'ex governatore è sparito dalle scene.
Si sente parlare di lui per le grane che gli si sono rovesciate addosso dopo l'acquisto de l'Unità, ma nel partito sembra ormai del tutto accantonato.
Eppure fu proprio Soru a lanciare per primo quella tassa sul lusso, all'epoca contestata da tutti, anche da molti esponenti democratici, che oggi è stata fatta propria dal governo Monti e che Bersani ha ben applaudito.
Altra stravotata e dimenticata è Debora Serracchiani, la giovane promessa di Youtube, la sconosciuta avvocatessa di Udine divenuta famosa il 21 marzo del 2009 grazie a un applauditissimo intervento all'assemblea del Pd nel quale criticava, neanche troppo duramente, le decisioni della dirigenza. Squilli di trombe: sembrava nata una nuova stella. Dario Franceschini le propose la candidatura in Europa, lei accettò e fu un successo: 73.910 preferenze nel solo Friuli Venezia Giulia, la persona più votata della regione, anche più di Silvio Berlusconi, ed eletta nell'Europarlamento in totale con 144.558 preferenze.
Che fine ha fatto Serracchiani? Ha fatto rete con Pippo Civati, ma non sembra influire poi così tanto nel dibattito interno al Pd dell'era Monti.
Boeri ed Emiliano, tanti voti per nulla
Lo stesso dicasi per l'archistar Stefano Boeri: 13 mila preferenze alle elezioni comunali di Milano, il secondo più votato dopo Berlusconi. L'assessore alla Cultura della giunta di Giuliano Pisapia ha provato ad aprire una discussione all'interno del suo partito, almeno a Milano, ma è rimasto in buona parte - se non del tutto - inascoltato. E quando i contrasti con il sindaco Pisapia sembravano portarlo verso le dimissioni, nel partito a Milano in molti, come racconta una fonte che preferisce rimanere anonima, «hanno gioito perché speravano di prendere il suo posto».
L'EX PM CHE CONQUISTÒ BARI. Più a sud le cose non vanno meglio. Quando Michele Emiliano, l'ex magistrato che ha regalato al centrosinistra la città di Bari, dopo un decennio di governo di centrodestra, vinse le elezioni comunali del 2004 con il 53,8% dei consensi al primo turno e poi ancora nel 2009, sembrò che una nuova stella fosse nata sotto il cielo caotico del centrosinistra italiano, invece la storia è andata diversamente.
Emiliano doveva essere eletto presidente dell'Anci, ma il suo stesso partito l'ha 'abbandonato' all'ultimo momento per Graziano Delrio, altro amministratore democratico vincente ma nella rossa Toscana.
Molto critico sulla manovra Monti («Sembra quasi si tratti di una manovra che sopravviene dal governo Berlusconi e che Monti sta subendo, il Pd si svegli», ha spiegato dopo la presentazione del provvedimento), le sue idee però non hanno mai appassionato i dem più di tanto e sulla politica economica le posizioni del sindaco sceriffo non sembra abbiano suscitato più di tanto interesse.
Renzi, Fassina e i voti del condominio
C'è poi il caso di Matteo Renzi. Nel 2008 il giovane ex democristaiano ha vinto le primarie democratiche per il candidato sindaco di Firenze, con mezzo partito contro, ottenendo il 40,52% dei voti. Poi, nel 2009, ha stracciato lo sfidante di centrodestra Giovanni Galli, con il 59,96% dei voti, e si è conquistato lo scranno più alto del Comune.
TUTTI CONTRO RENZI. Eppure, Renzi nel Pd è più osteggiato che apprezzato. Quando parla, e ha parlato tanto durante il suo Big Bang, sembra faccia incazzare tutti in via del Nazareno. Rosi Bindi lo detesta, Massimo D'Alema lo snobba, Bersani cerca di tenerlo a bada, Veltroni l'appoggia ma sempre sotto traccia, quasi che a schierarsi in suo favore si perdano voti invece che conquistarli.
Le sue idee 'liberali' sono state bollate come «vecchie, anni '80», copyright Pierluigi Bersani, mai discusse come invece accade con una certa intensità, da qualche tempo a questa parte, con quelle di un suo coetaneo, il 'giovane' democratico Stefano Fassina.
Il segretario del Pd ha rischiato di mettersi contro mezzo partito e una folta schiera di intellettuali più o meno 'amici' pur di difendere la linea del responsabile economia («Le idee di Fassina sono quelle del Pd», ha detto) dopo che il sindaco di Firenze, dalla Leopolda, aveva criticato così l'asse Bersani-Fassina: «Bisogna abbandonare l'idea che il programma del Pd nasca da un tizio che sta chiuso a Largo del Nazareno e detta il programma, per esempio, di politica economica». E ancora: «Un tizio che magari non è mai stato nominato nemmeno nel condominio». Insomma, se nel Pd prendi voti non piaci.
Lunedì, 19 Dicembre 2011
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Il PD è morto
Bersani e i suoi compari di partito hanno firmato(insieme alla manovra) la loro estinzione. Il PD non doveva assolutamente far massacrare la classe medio-bassa. Fanno schifo. E non è vero che i sonfaggi lo danno in crescita. Era in crescita ( di poco),ma dopo l'avallo della manovra ammazzapopoli il vantaggio si è ridimensionato. I giovani del partito sono emarginati perché in Italia la logica del sostenere i giovani non esiste in nessun contesto socio-politico-lavorativo. A me Renzi(il Berlusconi dei poveri) non piace,ma parlo in generale. Tutti i giovani del PD dovrebbero abbandonare il PD e confluire nelle fila di SEL o MOV. 5 stelle e dare un calcio al vecchio modo di fare politica!
nomenclatura nel PD
non so se gli emergenti citati siano il nuovo nel PD ( a me personalmente piacciono e, vivendo a Firenze e conoscendo il Sindaco Renzi e soprattutto il suo operare, convincono molto) di certo c'è che i "vecchi" riciclati non rappresentano certo il partito, ma semmai la sua definitiva fine!
granelli di sabbia e tanta rabbia
Sono d'accordo con france.
Hanno perso vari treni ed il loro distacco dalla realtà li porterà alla polvere.
Non sono poi così sicura che i sondaggi dicano il vero: non dimentichiamoci che al di là del cainano e dei legaioli della cippa, il disastro in cui siamo caduti è anche opera loro, della loro ignavia, della loro stupidità e totale disprezzo delle persone che li hanno votati.
Stelle cadenti
Io lo sostengo da tempo, questo era il più grande partito della sinistra italiana, tralasciando le vecchie ideologie dello scomparso P.C.I.. Ora ci ritroviamo che quelli che vorrebbero fare i liberali democratici, sono gli stessi che hanno fatto la scuola di partito 40 anni fa. L'unica loro preoccupazione, è quella di tenere ben salde le poltrone, scannandosi a vicenda, magari preferendo alleanze con i vecchi democristiani piuttosto che con i giovani che lavorano dentro al partito.Purtroppo, quando saranno riusciti a distruggere tutto quello che c'è a disposizione, elettorato compreso, sarà troppo tardi ma sicuramente il vitalizio da parlamentare ce l'ho avranno in tasca. Poco importa che attualmente i sondaggi diano il PD in crescita, se vanno al Governo, non sanno che cazzo fare e nel giro di pochi mesi, litigando come sempre, ritorneranno all'opposizione, dove faranno la fine di Diliberto e altri compagni trombati.
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