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Politica 

RETROSCENA

Utopia senza riforme

Il 31 dicembre 1991 la fine dell'Urss di Gorbaciov.

di Stefano Grazioli

Articolo in versione breve

Il 31 dicembre 1991 l’Unione sovietica cessava di esistere. Al suo posto comparivano ufficialmente sullo scacchiere politica 15 repubbliche indipendenti.
L’«Impero del male» di reaganiana memoria aveva ammainato la bandiera con falce e martello qualche giorno prima, la sera di Natale, quando Mikhail Gorbaciov aveva ufficialmente rassegnato le dimissioni sgombrando le stanze del Cremlino. Il suo posto sarebbe stato preso da Boris Eltsin, presidente di una nazione che nel decennio successivo avrebbe sfiorato il baratro tra guerre, colpi di Stato e crolli finanziari.
«La più grande catastrofe geopolitica del XX secolo», come Vladimir Putin un paio d’anni fa definì la dissoluzione dell’Urss, arrivò al termine di un percorso in cui Gorbaciov, osannato in Occidente per glasnost e perestrojka, per i russi non fu altro che il becchino di una superpotenza che dopo 70 anni di comunismo non ebbe la capacità e la forza di riformarsi.

Lunedì, 26 Dicembre 2011


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