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Politica 

MISURE ANTI-CRISI

Liberalizzazioni, carburante della crescita

Monti al lavoro sulle proposte dell'Antitrust, a partire dal caro-benzina. La resistenza delle lobby.

Dopo le parole, i fatti. Venerdì 6 gennaio il premier Mario Monti ha incontrato il presidente francese Nicolas Sarkozy e ha annunciato i provvedimenti del cosiddetto 'Cresci Italia', che saranno messi nero su bianco nei prossimi due mesi. La fase 2 può dunque cominciare, ma non prima di confrontarsi coi principali leader di partito: per sabato 7 gennaio, Monti ha in agenda l'incontro col segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Martedì 10, invece, sarà la volta del leader Pdl, Angelino Alfano.
Sul tavolo la riforma del mercato del lavoro e soprattutto il nodo delle liberalizzazioni.
Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il governo punta proprio ad accelerare i tempi per portare in Consiglio dei ministri un decreto «blindato» per recepire le proposte arrivate dall'Antitrust, che ha formulato un pacchetto di misure di «immediata applicazione» dai taxi, dall'energia ai servizi pubblici locali, dai servizi postali alle farmacie.
L'ANTITRUST: «PUNTO DI SVOLTA STORICO». «Abbiamo cercato di individuare i tappi che frenano l'economia e di gettare le premesse per un lavoro più organico e complessivo». ha affermato il presidente dell' Antitrust, Giovanni Pitruzzella. «Siamo ad un punto storico di svolta. O si cambia oppure si rischia una crisi irreversibile. Le liberalizzazioni sono un presupposto indispensabile per rilanciare l'economia e potrebbero valere fino ad un punto e mezzo di Pil».
Su tutti i provvedimenti, però, c'è da vincere le resistenze di lobby e corporazioni. «Andiamo avanti ma non è facile», ha detto il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, da Parigi.
LA QUESTIONE DEI CARBURANTI. Fra le prime misure concrete, dovrebbe esserci la soluzione del problema-carburanti: il caro benzina, con la verde sempre più verso i due euro a litro, potrebbe avere effetti a catena sul prezzo delle merci che viaggiano su gomma (quasi tutte), con ripercussioni sulla spesa delle famiglie e causando un'ulteriore riduzione dei consumi.
TASSISTI PRONTI A OCCUPARE LE PIAZZE. L'intervento sui taxi è invece ancora da definire. Anche perché i tassisti hanno minacciato: «Siamo pronti a occupare le città», rievocando lo spettro degli scioperi selvaggi proclamati ai tempi del decreto Bersani.
Come dice il Corriere, la lobby delle auto bianche conta fra l'altro sull'appoggio di una parte del centrodestra, come testimoniato dalle dichiarazioni del senatore Maurizio Gasparri: «Non accetteremo attacchi unilaterali al mondo delle professioni e ai taxi».
FARMACISTI E PETROLIERI ANNUNCIANO BATTAGLIA. Anche farmacisti e petrolieri hanno già alzato gli scudi. «Il governo è già intervenuto sulla liberalizzazione dei farmaci», ha detto Annarosa Racca, presidente di Federfarma. «Sui farmaci di fascia C il Parlamento ha già deciso di demandare la questione all'Aifa, che in questi giorni dovrà stilare un elenco dei medicinali che sarà possibile vendere fuori dalle farmacie. La questione è dunque stata già decisa».
Pasquale De Vita, presidente dell'Unione petrolifera, ha invece detto «no» a eventuali misure che possano consentire ai gestori delle pompe di benzina di rifornirsi senza passare attraverso le compagnie cui sono legati. «Gli impianti di distribuzione sono costruiti dalle società petrolifere, la manutenzione viene effettuata dalle società, il marchio è della società e con tutto questo sono dati in uso gratuito al gestore perché venda la benzina della società. Non è pensabile che dopo tutto questo il gestore si vada a comprare la benzina da un'altra parte».

Le lobby dentro la Casta

Le barricate contro le liberalizzazioni del governo Monti sono già partite in parlamento, dove la Casta è pronta a difendere ancora una volta interessi e affari propri o dei suoi amici. «Lobbisti sono gli stessi onorevoli», ha scritto sabato 7 gennaio il quotidiano Repubblica. E c'è da crederci, visto che fra Camera e Senato ci sono 133 avvocati, 90 giornalisti, 53 medici, 20 ingegneri, 23 commercialisti, 13 architetti, quattro farmacisti e quattro notai.  
CONFLITTO D'INTERESSI. Citando una lettera del 16 aprile 2008 firmata dall'allora presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti, Giacomo Leopardi, Repubblica ha spiegato come sia in atto un evidente conflitto d'interessi tra la politica e le professioni, che appunto diventano lobby pronte a tutto pur di salvaguardare i loro privilegi.
Soprattutto nel centro-destra, da Maurizio Gasparri a Francesco Nitto Palma, Maurizio Lupi e Paolo Romani, sono presenti i firmatari della lettera anti-liberalizzazioni. E anche se in parlamento non ci sono tassisti, sostiene Repubblica, è come se ci fossero come per esempio quelli legati al sindaco di Roma Gianni Alemanno, il quale arrivò al Campidoglio anche grazie alle 7.500 auto bianche schierate nel 2008.
Andrea Lulli, democratico in commissione Attività produttive, ha raccontato che «in parlamento si muovono parecchio con i loro uomini Enel ed Eni, seguiti dalle aziende telefoniche e dagli altri gruppi energetici».
Uomini d'azienda, legati a multinazionali, faccendieri che agiscono nell'ombra per i propri interessi, senza che una legge possa impedirglielo.

Sabato, 07 Gennaio 2012


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Nel riquadro, il premier Mario Monti.

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Commenti (1)

cleo09 07/gen/2012 | 07:41

ora il Pdl ......
......può dimostrare che non sta dalla parte degli evasori,vedi Cortina,ma si preoccupa per l'intero Paese.
Ora la palla è nel loro campo dimostrino che non barano,smettano di difendere le categorie,non si puo affondare perchè Gasparri difende i Farmacisti,aveva presentato un disegno di legge per la chiusura delle Parafarmacie,ed Alemanno i tassisti che minacciano ritorsioni bloccando le città.Parlino ai loro 'elettori di riferimento',ma si preoccupino anche della maggioranza dei cittadini ,che attraverso le liberalizzazioni avranno dei giovamenti,dimostrino che sanno cosa significa governare che è assai diverso dal 'regnare'.
Il Pd,che già aveva lanciato una serie di liberalizzazioni non porrà veti,ma basta cincischiare sull'art.18,non è e non deve essere un tabù basta articolarlo in maniera diversa ,più consona ai tempi correnti!Tanti auguri Senatore Monti,da parte degli Italiani che si preoccupano della Nazione e no solo del loro mediocre 'orticello'.

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