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Politica 

CRESCI-ITALIA

Liberalizzazioni, tassisti in rivolta

La promessa di Passera: «Un decreto al mese». Protestano Uritaxi e Confesercenti.

Tassisti sul piede di guerra e grido d'allarme dei commercianti sul fronte liberalizzazioni. I primi si dicono pronti a dare battaglia nel caso che il governo ritorni a mettere mano alle regole del loro settore, i secondi lanciano un vero e proprio grido di allarme sulle conseguenze che la deregulation potrebbe avere in termini occupazionali. Anche a seguito dell'intervista del ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera al Corriere della Sera, in cui ha promesso un decreto al mese per le liberalizzazioni.
I primi in ordine di tempo a protestare sono i tassisti: «Poche settimane fa», afferma in una nota Loreno Bittarelli, presidente nazionale Uritaxi, «in fase di approvazione del cosiddetto decreto salva-Italia, il governo Monti e il parlamento hanno assunto un impegno solenne nei confronti della nostra categoria, escludendola dalle liberalizzazioni. Nella giornata di ieri 6 gennaio, abbiamo anche chiesto un incontro al ministro Passera e al sottosegretario Catricalà e siamo in attesa di risposta. Noi confidiamo che tale impegno venga rispettato, perché i tassisti hanno mantenuto la loro parola, ma se dovessero essere traditi, senza prima neanche aver avuto modo di poter illustrare le loro proposte e le loro ragioni, si sentiranno liberi di intraprendere ogni iniziativa a tutela della dignità e della sopravvivenza loro lavoro».
URITAXI ANNUNCIA LOTTA A OLTRANZA. Secondo Bittarelli «se si dovesse cedere alle pressioni» che vengono da più parti «e il collo di bottiglia da far saltare dovesse essere il nostro, in favore dei poteri forti e degli squali della finanza che vorrebbero impossessarsi di interi settori economici, ci uniremo a tutte le categorie ingiustamente colpite da questo governo e lotteremo duramente e a oltranza».

Bittarelli: «Se aumentano le licenze aumentano anche le tariffe»

Bittarelli è categorico: «Non siamo una lobby, una corporazione o una categoria di privilegiati, come ci dipingono alcuni organi di stampa».
Non solo. «L'esperienza di altri Paesi dimostra che ovunque si è liberalizzato il servizio si è puntualmente verificato un accaparramento delle licenze da parte di chi ha maggiori disponibilità di capitali, creando così una sorta di oligopolio che ha condizionato il mercato, e non liberalizzato».
In questi casi «si sono poi puntualmente verificati un aumento delle tariffe e uno stato di sfruttamento degli operatori, spesso costretti a lavorare in assenza delle minime tutele di carattere sociale, con il conseguente degrado della qualità del servizio». Liberalizzare i taxi - secondo Uritaxi - vuol dire quindi «minore concorrenza, peggioramento del lavoro per i tassisti, maggiori costi e peggior servizio per l'utenza».
Per questo - prosegue Bittarelli - «non condividiamo neanche la riforma proposta dall'Antitrust di concedere a ogni tassista una nuova licenza, perché i margini economici della nostra attività sono molto ridotti. Se raddoppiassimo il numero delle licenze in circolazione otterremmo un dimezzamento del numero di corse pro-capite per ogni tassista. Conseguentemente, per coprire i costi di gestione dell'attività, in assenza di contributi pubblici, si renderebbe inevitabile incrementare le tariffe, a danno stesso degli utenti». Ciò non vuol dire «che restiamo chiusi al miglioramento. Al contrario, noi proponiamo una vera riforma del servizio, per renderlo più moderno ed efficace, così come lo vorrebbero i nostri utenti».
I TASSISTI AI COMUNI: MIGLIORARE TRASPORTO PUBBLICO. Un servizio «basato su qualità e innovazione, sostenibile dal punto di vista ambientale e soprattutto accessibile a ogni fascia di utenza». Per fare ciò, conclude, «è necessario poter contare su un vero supporto da parte delle istituzioni, in modo particolare dei Comuni, che assicurino politiche volte al raggiungimento di una maggiore fluidità di circolazione dei mezzi pubblici. Questa l'unica riforma attualmente percorribile e che noi chiediamo, per ottenere maggiori opportunità per tutti gli operatori del servizio e un reale abbassamento dei costi per l'utente».

Confesercenti, a rischio 240 mila posti di lavoro

Un vero e proprio grido d'allarme, nel contempo, è arrivato dai commercianti di Confesercenti.
Dopo che il presidente della confederazione Marco Venturi aveva parlato di «101.163 negozi in meno», come saldo tra nuove imprese e quelle che hanno chiuso i battenti negli ultimi sei anni, di un calo medio delle vendite dal 2006 al 2011 del 18% e di una perdita di oltre 300 mila posti di lavoro, dall'associazione arrivano anche oggi numeri preoccupanti.
Per effetto delle liberalizzazioni e della crisi nei prossimi tre anni «chiuderanno 80 mila esercizi commerciali e si perderanno 240 mila posti di lavoro».
VENTURI: FAVORIREBBE LA GRANDE DISTRIBUZIONE. L'organizzazione dei negozi medio piccoli è contraria a un'ulteriore liberalizzazione del settore perché «sarebbe un vantaggio solo per la grande distribuzione e non darebbe alcun beneficio ai cittadini».

Dai carburanti alle Poste: tutti i settori nel mirino di Monti

Andiamo a vedere, nel dettaglio, tutti i settori che potrebbero vedere un'apertura alla concorrenza con il decreto cresci-Italia.

CARBURANTI. Si tratta, secondo molte indiscrezioni, del comparto che verrà aggredito per primo, anche perché la riforma è sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico da anni. Nei giorni scorsi il dossier è stato seguito dal sottosegretario Claudio De Vincenti che ha visto alcune associazioni, e altri incontri potrebbero essere in agenda la prossima settimana fino a una riunione complessiva con tutti gli attori coinvolti. Sul tavolo, in particolare, l'eliminazione dell'esclusiva, che però sembra non convincere nessuno, né i gestori e nemmeno i petrolieri.

SERVIZI PUBBLICI LOCALI. L'Antitrust ha invitato a liberalizzare e privatizzare, sottolineando in particolare la necessità di prevedere l'obbligo per gli enti locali di verificare la possibilità di una gestione concorrenziale con procedure aperte di manifestazione di interesse degli operatori del settore.

FARMACIE. L'apertura delle parafarmacie fu uno degli elementi più forti delle 'lenzuolate Bersani': adesso l'Antitrust chiede di andare oltre, con la liberalizzazione della fascia C e l'aumento del numero delle farmacie. Andrebbe inoltre ampliata la possibilità della multi-titolarità in capo a un unico titolare, aumentando il numero massimo da 4 a 8.

TAXI. Pitruzzella suggerisce di aprire il mercato procedendo con licenze 'compensative', dando la possibilità agli attuali titolari delle licenze di vedersene assegnata un'altra gratuitamente: ma i tassisti promettono battaglia.

BANCHE E ASSICURAZIONI. La richiesta dell'Autorità di vietare la vendita di polizze abbinate ai mutui potrebbe essere subito soddisfatta.

ENERGIA E TRASPORTI. Qui l'intervento dovrebbe essere più strutturale e, quindi, rinviato a un secondo momento, in particolare per l'eventuale separazione della Snam dall'Eni.

SERVIZI POSTALI. L'Antitrust vorrebbe scorporare il Banco Posta e delimitare il perimetro del servizio universale limitandolo esclusivamente a servizi 'veramente' essenziali. Chiede inoltre che sia ridotta la durata dell'affidamento del servizio a Poste (ora a 15 anni).

Sabato, 07 Gennaio 2012


File multimediali correlati a questo articolo

Un momento dello sciopero dei taxi a Roma indetto da alcune sigle sindacali, 7 giugno 2011.

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Commenti (3)

Davide1 08/gen/2012 | 11:26

Che la smettessero questi tassinari. Quando sono state liberalizzate le licenze commerciali nessuno si lamentò, e quando si liberalizzarono le licenze dei trasporti idem, ora arrivano loro e piantano grane.

feltrin 08/gen/2012 | 10:39

Ne mancano molte altre.......
PROSTITUZIONE, CASINO', NOTAI....................................
BUON LAVORO!

BallaCoiLupi 08/gen/2012 | 09:39

... ecco che le lobbies tirano fuori la testa dalle fogne ...

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