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Politica 

NEW HAMPSHIRE

Tutti contro Romney

Primarie, repubblicani coalizzati contro il favorito.

Due dibattiti in poche ore. Dopo la partenza a sopresa in Iowa, si fa rovente la corsa repubblicana per conquistare la nomination per la Casa Bianca. Nel secondo confronto televisivo in New Hampshire, dove si vota martedì 10 gennaio, i candidati domenica 8 si sono compattati all'attacco del superfavorito Mitt Romney.
L'ex governatore del Massachusettes s'è dovuto difendere da accuse di ogni tipo, tanto da incappare in qualche gaffe. Per esempio quando è incespicato sulla propria ricchezza sostenendo praticamente che solo i ricchi possono scendere in politica.

L'accusa: non è un vero conservatore, più vicino a Kenndy che a Reagan

Prima Newt Gingrich, poi a lungo Rick Santorum e Ron Paul hanno messo Romney in difficoltà mostrandone i punti deboli. Santorum ha sentenzionato:  l'America ha bisogno di «un nuovo Reagan, non di un altro Kennedy». E lui s'è difeso, battendo sempre sullo stesso punto: «Io non sono un politicante come tanti. Voglio andare a Washington per dare il mio contributo. Ma la mia carriera non è la politica. Sono un uomo d'affari di successo, e la mia passione è la mia famiglia».
Poi, è arrivato il vecchio Gingrich ad accusarlo di non essere un vero conservatore. E infine persino gli spettatori si sono scatenati, mandando via Facebook domande difficili. 
NO AI MATRIMONI OMOSEX. In primis sul tema dei gay:  moderato, Romney è destinato a deludere l'elettorato più tradizionalista. «Non ho nulla contro i gay. Uno della mia giunta in Massachusetts era gay. Solo non appoggio il matrimonio tra omosessuali».
Ed è stata dura anche tenere la barra dritta sulla riforma sanitaria voluta da Barack Obama, che molti hanno giudicato non troppo lontana da quella che lui stesso volle in Massachusetts.
Romney è stato costretto a concedere qualcosa alla destra estrema: «Se sarò eletto abolirò questa riforma. Così risparmieremo 95 miliardi di dollari». Ma a stretto giro l'organizzazione bipartisan Politifactorg, che  verifica la veridicità dei numeri citati dai candidati, ha fatto sapere via twitter che la cifra è assolutamente spropositata.
La riforma di Obama costa infatti alle casse dello stato 16 miliardi, nel periodo che va dal 2010 il 2016.

La politica è cosa da ricchi. E Obama attacca

Ma è sul rapporto tra soldi e politica che Romney ne ha fatta una delle sue. Tempo fa, in molti si scandalizzarono per il fatto che, sempre in diretta tv, lanciò una scommessa mettendo sul piatto 10 mila dollari: il gesto segnalò a molti che per lui quella cifra era un'inezia. E oggi è caduto su una gaffe simile.
Parlando della morale in politica, Romney ha citato un consiglio del padre, ex governatore del Michigan: «Caro Mitt, non scendere mai in politica se devi vincere un'elezione per pagarti il mutuo della casa».
Nelle intenzioni del supercandidato doveva essere la dimostrazione che non avrebbe usato la propria carica per far soldi. Ma qualcuno ha dato una lettura diversa: «Per Romney la politica è una cosa per ricchi» è stato uno dei titoli più diffusi su blog e magazine.
D'altra parte,  la stragrande maggioranza degli americani ha un mutuo. E proprio Obama, che si sta allenando a trarre vantaggio dalle divisioni dei suoi avversari, lo ha pizzicato sempre su questo punto. «Ieri sera Romney ha detto che vuole aiutare la classe media. Ma non è vero, il suo piano fiscale non fa niente per il ceto medio, mentre prevede enormi benifici per i più ricchi».

Domenica, 08 Gennaio 2012


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Mitt Romney, candidato alle primarie repubblicane Usa.

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