Politica
POLITICA
Il Porcellum non si butta via
Consulta: no al referendum.

(© ANSA) Il palazzo della Consulta a Roma, sede della Corte Costituzionale, in una foto di archivio.
La Consulta ha detto no al referendum sulla legge elettorale. La decisione della camera di consiglio e dei quindici giudici, presieduti da Alfonso Quaranta, prevista inizialmente per mercoledì 11 gennaio ma slittata a giovedì 12, ha marchiato con due 'no' entrambi i quesiti presentati dal comitato promotore del referendum.
Antonio Di Pietro, ha parlato di una «sentenza politica, per fare un piacere al Capo dello Stato», e dal Quirinale è arrivata una pronta replica: «Un'insinuazione volgare, e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale». Ma Giorgio Napolitano ha poi espresso la propria «convinzione che tocchi alle forze politiche e alle Camere assumere rapidamente iniziative di confronto concreto sui temi da affrontare e sulle soluzioni da concertare. Spetta ai partiti e al parlamento assumere il compito di proporre e adottare modifiche della vigente legge elettorale secondo esigenze largamente avvertite dall'opinione pubblica».
«Ora la parola definitiva spetta alle Camere che dovranno tenere conto dell'esigenza dei cittadini di poter scegliere da protagonisti i propri eletti», gli ha fatto eco il presidente del Senato, Renato Schifani.
INAMMISSIBILI LE DUE RICHIESTE. L'abolizione totale (n. 156) e per parti (n. 157) del Porcellum sono come state dichiarati inammissibili, come da più parti ampiamente ipotizzato nei giorni precedenti, dalla Corte costituzionale che ha bocciato le due richieste di referendum abrogativo riguardanti la legge 21 2005 numero 270 (modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica).
Discriminante, secondo il consiglio, la mancanza di «aspetti di merito rilevanti» nei due quesiti di illegittimità proposti dal comitato elettorale per abrogare la legge elettorale: questo il motivo della loro inammissibilità. Ma la legge Calderoli però secondo i giudici andrebbe comunque cambiata. Nelle motivazioni destinata a essere depositata enntro il prossimo 10 febbraio, la Corte Costituzionale solleciterebbe comunque il parlamento a cambiare il Porcellum.
Nonostante la brutta notizia, Andrea Morrone, presidente del Comitato promotore, ha chiarito l'intenzione di proseguire la battaglia: «Questa non è la prima né sarà l'ultima iniziativa referendaria che si conclude con una bocciatura della Consulta ma la nostra battaglia per il sistema maggioritario e per la democrazia in Italia continuerà e non si ferma di certo adesso».
Di Pietro: «Sentenza per far piacere al capo dello Stato»
La reazione sulla bocciatura del referendum del leader dell'Idv è stata del resto molto decisa: «L'Italia si sta avviando lentamente verso una rischiosa deriva antidemocratica: manca solo l'olio di ricino». La decisione, ha spiegato, «non ha nulla di giuridico, di costituzionale ma è politica, per fare un piacere al Capo dello Stato, alle forze politiche e alla maggioranza trasversale e inciucista del Parlamento». Per Di Pietro l'attuale sistema, salvato dalla Consulta, è «una volgarità che rischia di trasformarci a breve in un regime, se non viene fermato dal popolo al più presto con le elezioni».
«SIAMO IN UNA REPUBBLICA DI FATTO PRESIDENZIALE». Dopo la bocciatura del referendum elettorale da parte della Consulta, «qualunque soluzione la politica adotti non può che essere pessima, perché senza una indicazione ben precisa da parte del popolo per il bipolarismo, o la riforma in Parlamento non si farà o si farà, ma peggiorerà la situazione, perché andrà verso un proporzionale che ci riporterà alla prima Repubblica», ha proseguito Di Pietro. «È umiliante assistere a questa coalizione inedita costituita da Pd, Pdl e Terzo polo che si fa chiamare nuova maggioranza. Siamo in una Repubblica di fatto presidenziale con il capo dello Stato che fa e disfa. In questo gioco a non disturbarsi tra manovratori, ci rimette la democrazia».
Casini: «Servono riforme istituzionali»
Mentre il leader Udc Pier Ferdinando Casini ha invitato le altre forze politiche a riformare il 'Porcellum', ma al termine di un cammino di riforme istituzionali che prevedano, tra l'altro, la riduzione graduale dei parlamentari e il superamento del bicameralismo, Roberto Maroni ha predicato una decisa svolta in merito: «Mi aspettavo la decisione della Consulta. Ma ora la legge elettorale va cambiata altrimenti si offenderebbe il sentimento democratico dei cittadini».
Bersani: «Dispiaciuti, ma ora il parlamento agisca»
Tutt'altro che intenzionato a gettare la spugna anche Pier Luigi Bersani: «Chi come noi ha dato un aiuto decisivo alla raccolta di firme, non può certo gioire per la decisione della Consulta ma la rispettiamo. Adesso tocca al Parlamento agire e noi da domani siamo impegnatissimi a cambiare il Porcellum. Il Pd ha già depositato la sua proposta di riforma e a partire da lì, naturalmente aperti al confronto, vogliamo discutere con tutte le forze politiche e il dialogo con la società». Per il segretario del Pd, «certo è che noi non possiamo tenerci questa legge perché in una situazione già molto grave, finiremmo per vedere accresciuto il distacco tra cittadini e istituzioni».
BRUNETTA: «RIFORME IMPROCRASTINABILI». Identica lunghezza d'onda per Renato Brunetta «Quale che sia l'opinione sulla sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato inammissibili i referendum sulla legge elettorale, nessuno può disconoscere un oggettivo effetto politico. Il parlamento non ha più alibi, è su di esso che grava intera la responsabilità di quelle riforme che tutti dicono improcrastinabili».
FRATTINI: «ORA SI SVILUPPI UN ACCORDO». L'impressione diffusa è che la connotazione della decisione presa sia politica. Di questa opinione Franco Frattini del Pdl: «Prendiamo atto con rispetto della sentenza della Consulta. La sostanza del problema è politica e certo non tecnica». «Il messaggio che la politica deve raccogliere e sviluppare è un accordo solido e trasparente per una nuova legge elettorale rispettosa del diritto di scelta dei cittadini dei propri rappresentanti e del rapporto tra cittadini ed eletti. Bisogna lavorare affinché la politica non perda questa occasione per mostrare credibilità e serietà».
SEGNI: «UN GIORNO TRISTE». Anche per Mario Segni la Corte ha subito pressioni politiche: «Questa è una sentenza politica e non giuridica. È un giorno triste», ha proseguito Segni, «sono addolorato. L'Italia ha perso l'occasione per sbarazzarsi di una delle sue peggiori leggi. Tra qualche giorno tutti parleranno di altro e la legge elettorale verrà rimandata all'anno prossimo prima delle elezioni».
LUPI: «PRENDO ATTO DELLA SCELTA». «Prendo atto della decisione, leggeremo le motivazioni. Io penso che ora si debba procedere con la modifica della legge elettorale su iniziativa parlamentare», la posizione di Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera.
Berlusconi: «Buona legge, ma può essere migliorata»
L'ex premier Silvio Berlusconi, conversando con i cronisti in Transatlantico ha affermato: «Io ho sempre ritenuto che l'attuale legge, sia una buona legge che mira alla governabilità del Paese e può essere migliorata per quanto riguarda il premio di maggioranza in Senato». Parlando proprio del premio di maggioranza a Palazzo Madama, il Cavaliere ha aggiunto: «È stato attributo pro-quota alle Regioni finendo quindi di essere una garanzia di governabilità. Io credo», ha sottolineato ancora, «che il Parlamento debba fare un intervento per portare, anche per quanto riguarda anche il Senato, il premio di maggioranza a premio nazionale».
BOSSI: «RESPONSO ATTESO, SENZA LEGGE NIENTE VOTO». Per leader della Lega Bossi la decisione è stata logica e prevedibile: «Immaginavo che la Consulta avrebbe detto di no ai referendum, altrimenti non ci sarebbe stata più una legge elettorale con cui andare al voto».
BINDI: «PATTO PDL-LEGA PER BLINDARE PORCELLUM». La lettura di Rosy Bindi, che dalle tesi partorisce una sintesi, ha ipotizzato l'esistenza di un «patto» di reciproca convenienza per conservare l'attuale legge elettorale. «Ora si tratta di salvaguardare i principi di un maturo bipolarismo e il diritto dei cittadini di scegliere chi mandare in parlamento. Un'impresa difficile», ha proseguito, «anche alla luce del voto di oggi (giovedì 11 gennaio) su Cosentino, che ha visto la Lega tornare a casa mostrando la propria subalternità a Berlusconi, come sempre sulle questioni meno nobili. L'uso distorto dei problemi della giustizia resta il vero ingombro di questa legislatura e di questa stagione politica. Ma stavolta il patto tra Bossi e Berlusconi - basta guardare le loro dichiarazioni - riguarda anche la conservazione di questa pessima legge elettorale, cucita su misura per tutelare le convenienze di Pdl e Lega».
Giovedì, 12 Gennaio 2012
(8)
Ora tocca alla politica
Ovvero ora tocca ai "porcelli", (plurale in latino di porcellum).
Se torniamo a votare vuol dire che ce li meritiamo!
il peggior male dell'Italia è Berlusconi verrà ricordato per le schifezze fatte e fatte fare!!
Spero in Dio che se lo prejda il più presto possibile accompagnato dal suo fedele servo Bossi, Dio ascolta la nostra preghiera, siamo un povero popolo ormai distrutto dalla Mafia, Indrangheta, Santacorona unita, Camorra, e da un Parlamento di ladri. Dio Ascotaci, almeno quei due per cominciare; GRAZIE
Presidente Napolitano!!!!! ti sei addormentato??????
Spero in una epidemia di Peste o Vaiolo o meglio se Febbre Gialla, qui se non fa pulizia Dio con questi cani rognosi chi può salvarci? LA RIVOLUZIONE, ma siamo troppo smidollati per crederci veramente! Tanto non ci caga nessuno, e poi con i nostri bei telefonini per le seghe mentali, la bella macchina per la farfallina ci distolgono dai veri problemi, Ma quando la merda ci avrà quasi sepolto spero che qualcuno abbia qualche buona idea per pulire a fondo il nostro Parlamento fatto da essere non degni di esserre chiamati Porci, sono talmente vigliacchi che votano con il voto segreto per l'arresto di un camorrista amico di Berlusconi il più grande ladro della storia moderna.
ha ragione palmaroalta
Napolitano un Presidente senza coscienza !
Rimarrà nella storia della Repubblica Italiana come il più infame dei cospiratori della Repubblica. . e . . vero cuoco del Patto della crostata ! La definizione sintetica di questo provvedimento giuridico è : < Colpo di Stato > con la complicità della Consulta che con questa sentenza si sono sbugiardati e fatto inorridire i Padri Storici della Costituzione come De Gasperi, Einaudi, Giolitti e La Pira !
Ho messo la mia firma per il referendum, quindi mi dispiace molto, ma bisogna rispettare la decisione della Suprema Corte; altrimenti facciamo come il Berlusca, che li definiva "comunisti" e che forse ora avrà qualche ripensamento...
MAI PIU' A VOTARE!
Concordo pienamente con "palmaroalta" ed invito tutti quelli col voltastomaco come me a non andare più a votare almeno fino a quando il parlamento sarà pieno di pregiuducati delinquenti già condannati! Questi si autoeleggono, si autofinanziano, si proteggono a vicenda, e il popolo? Che muoia!
E' una vergogna inaccettabile, altro che democrazia, questo è un regime bello e buono! Ancora non ci sparano addosso perchè al momento non serve tanto ci controllano agevolmente con la televisione, le leggi a persona,ecc. quando si avvicina il tracollo che loro hanno causato, basta rubare la pensione a chi gli spetta oppure licenziare liberamente chi non stà alle loro regole ecc. ecc. Non esiste una via d'uscita indolore purtroppo! Se finirà tutto questo sarà drasticamente e con molti lutti!
uno scandalo
Ancora una volta si è verificata una sospensione della democrazia in Italia, fatto gravissimo, se non bastano un milione e duecento mila firme.........mi chiedo quanto contiamo in questo paese come cittadini..........a malinquore e ragionando solo di pancia, l'unica cosa che mi viene in mente è quella di non andare mai più a votare..........per avere finalmente la coscienza pulita : A DECIDERE PER ME NON CI METTO PIU' NESSUNO!!!!!!!!
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