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Politica 

IL CASO

Irlanda, unità che divide

Dublino vuole un referendum nel 2016, Londra e Belfast si oppongono.

di Lorenzo Berardi

Un'Irlanda unita a partire dal 2016. È questo il sogno di alcuni politici di Belfast e Dublino che vorrebbero arrivare al voto per chiedere ai cittadini di Eire e Irlanda del Nord il proprio parere su un'eventuale unificazione dell'Isola di smeraldo.
L'ispirazione deriva dal referendum indipendentista scozzese concesso a Edimburgo dal governo centrale di Londra e previsto entro l'autunno del 2014. E, a sorpresa, il maggiore sostenitore di un'Irlanda unita è l'attuale vicepremier del governo nordirlandese, Martin McGuinness, spalleggiato fra Belfast e Dublino soprattutto dal Sinn Féin il partito indipendentista di centrosinistra.
REFERENDUM PROPOSTO PER IL 2016. La data proposta per indire il referendum sull'unificazione, il 2016, non è casuale. Fra quattro anni, infatti, cade il centenario della storica Rivolta di Pasqua che nel 1916 cercò, senza successo, di rovesciare il dominio inglese sull'Irlanda ottenendo l'indipendenza dal Regno Unito. Una sovranità da Londra che Dublino e l'Eire riuscirono a raggiungere formalmente cinque anni dopo, nel 1921 anche se solo dal 1949 con la denominazione di Repubblica d'Irlanda.
ANNESSIONE DEL NORD DEL PAESE. Diverso il caso del Nord del Paese. La città di Belfast e di sei delle 32 contee irlandesi sono stati separati dal resto dell'Isola nel 1920 per effetto del Government of Ireland act e restano tuttora parte del Regno Unito pur contando un proprio governo e parlamento. Qualora il progetto di riunificazione dovesse andare avanti, il destino di 1,8 milioni di nordirlandesi che vivono nell'area nordorientale dell'Isola potrebbe cambiare. Londra e Dublino permettendo.

Proposta lanciata da McGuinness

L'idea di arrivare a un referendum sull'unificazione dell'Irlanda è stata presentata alla fine di gennaio da McGuinness, vicepremier del governo di coalizione nordirlandese, in una serie di interventi pubblici che hanno riscosso una vasta eco sulla stampa dell'Irlanda del Nord, ma scarsa considerazione nel resto delle isole britanniche.
Ex militante dell'Ira nei turbolenti Anni 70, McGuinness è oggi un politico di spicco del Sinn Féin nonché un grande sostenitore del concetto di unità nazionale irlandese. Basti pensare che si era candidato ufficialmente alle elezioni presidenziali irlandesi a ottobre 2011 pur essendo tecnicamente ineleggibile in quanto non residente nell'Eire e cittadino dell'Irlanda del Nord. Un ostacolo che non ha impedito a McGuinness di ottenere il 13,7% delle preferenze alle spalle del laburista Michael Higgins e dell'indipendentista Séan Gallagher.
LA PREOCCUPAZIONE È LA CRISI. A frenare gli entusiasmi di McGuinness ci ha pensato il conservatore Owen Paterson, segretario per il Nord Irlanda del governo di David Cameron. Intervistato martedì 7 febbraio sulle colonne del Financial Times, Paterson ha dichiarato che, a suo avviso, le prospettive di un'Irlanda unita per voto referendario restano minime. «Per i nordirlandesi la vera preoccupazione del momento è l'andamento dell'economia del Paese. E credo che ci sia assai meno interesse in temi costituzionali come l'unificazione rispetto alle questioni economiche del quotidiano». A differenza di quanto accaduto per la Scozia, inoltre, la coalizione di governo britannica non pare avere alcun interesse a sostenere la causa di un referendum nazionale irlandese. Una visione dei fatti confermata da un sondaggio condotto nel 2011 nell'Irlanda del Nord e in cui il 73% della popolazione aveva dichiarato di volere continuare a fare parte del Regno Unito. Una maggoranza di contrari riscontrata sia fra la popolazione protestante nordirlandese, di origine perlopiù scozzese o inglese, sia fra quella cattolica, in teoria più favorevole al concetto di un'Irlanda unita e indipendente.
LONTANO IL BOOM ECONOMICO. Quello che i numeri non raccontano, tuttavia, è la scelta dei tempi nell'interpellare la popolazione circa le prospettive di una riunificazione irlandese. Appare evidente come il concetto di un'eventuale Irlanda apparisse di assai poco conto e persino controproducente per i cittadini dell'Ulster o dell'Eire un anno fa, nel pieno del dissesto economico di Dublino e ad appena due mesi dal bailout di salvataggio economico da 67,5 miliardi di euro promosso da Ue e Fmi.
Oggi i tempi del boom economico irlandese a cavallo fra la fine degli Anni 90 e l'inizio del nuovo millennio restano lontanissimi. Tuttavia il nuovo governo insediatosi tre mesi fa a Dublino e un lento riassestamento dell'economia irlandese anche grazie agli aiuti economici internazionali potrebbero riaccendere l'interesse dei cittadini dell'Eire verso la proposta del nordirlandese McGuinness e del Sinn Féin.

Stampa scettica sull'unificazione del Paese

Tuttavia la stampa irlandese guarda ancora con un misto di scetticismo e sarcasmo alla prospettiva di un'unica Irlanda sancita da un voto referendario. Come riportato dall'Irish Independent, per esempio, «indire un voto sull'unificazione nel 2016 oppure nel 2021-22 proposta dal Sinn Féin pare arrivare nei tempi giusti, ma resta in realtà estremamente legata agli esiti del voto di indipendenza scozzese ottenuto da Alex Salmond».
Nel caso in cui i cittadini di Glasgow ed Edimburgo dovessero votare «no» a una separazione da Londra oppure non raggiungere il quorum alle urne, anche gli entusiasmi dei fautori di un futuro voto di unificazione irlandese ne uscirebbero molto ridimensionati. Il quotidiano dublinese ha inoltre attaccato personalmente il vice premier del governo di Belfast e principale promotore del referendum per un'Irlanda unita, ricordando come «lo Scottish national party ha ottenuto il risultato di un voto sull'independenza seguendo la strada della persuasione non violenta, mentre le nostre aspirazioni di unificazione sono macchiate dai massacri compiuti da McGuinness e soci in Nord Irlanda nelle ultime due generazioni».
LONDRA IN DUBBIO SULLA SCELTA. E proprio la mancanza di un supporto convinto alla causa dell'unificazione da parte della stampa e della politica tanto nordirlandese quanto dell'Eire, potrebbe bloccare sul nascere il sogno di un'Irlanda unita di McGuinness e del Sinn Féin. Senza contare che a Londra paiono tutt'altro che convinti a concedere agli irlandesi l'ultima parola in materia di unificazione nazionale.
Già il 13 gennaio scorso il Guardian metteva in guardia circa le possibili ripercussioni sul futuro del Regno Unito portate dalla decisione di concedere alla Scozia un referendum d'indipendenza. Il timore di gallesi e nordirlandesi, infatti, è che un'eventuale uscita di Edimburgo dalla Gran Bretagna sancita dal voto popolare potrebbe modificare gli equilibri territoriali di un parlamento di Westminster che diverrebbe a maggioranza inglese.
APPELLO CONTRO LA DIVISIONE DELLA SCOZIA. Preoccupazioni sufficienti a spingere il primo ministro di Belfast, Peter Robinson «a lanciare un appassionato appello affinché la Scozia resti nel Regno Unito».
Un parere che pare in netto contrasto con le posizioni antibritanniche tenute dal vice di Robinson, McGuinness e che dimostra come per il governo nordirlandese sia giunto il momento di trovare un accordo comune su un eventuale affrancamento da Londra. Finché questa intesa non può essere raggiunta anche la battaglia per ottenere un referendum pro-unificazione irlandese è destinato a restare nel cassetto dei leader di Belfast e Dublino. 

Martedì, 07 Febbraio 2012


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Martin McGuinness, vicepremier del governo nordirlandese.

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