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Politica 

IL DISCORSO

Marine, la falsa moderata

La leader di Fn Le Pen attacca Sarkò.

di Nicola Accardo

Doveva essere la domenica di Marine Le Pen, a Lille, capoluogo della regione che l'ha accolta a braccia aperte e più volte eletta, e dove il 19 febbraio ha pronunciato il discorso di chiusura della convention presidenziale del Front National.
L'OBIETTIVO DI RICONQUISTARE IL POPOLO. Invece l'ingresso in campagna del presidente uscente Nicolas Sarkozy ha offuscato il suo intervento, e il grande meeting del candidato dell'Ump a Marsiglia le ha rubato la scena, in una campagna che già sembrava tutta polarizzata fra l'attuale presidente francese e l'antagonista François Hollande, i due principali candidati. 
Sarkozy e Le Pen hanno parlato contemporaneamente a due folle simili, con l'obiettivo di di riconquistare “il popolo”, rivolgendosi entrambi alla Francia profonda, tradizionale, che ha a cuore i valori come la patria e l'identità nazionale. 
UN “NUOVO” FRONT NATIONAL PIÙ MODERATO. In questo inizio di campagna elettorale Marine Le Pen è il principale nemico di  Sarkozy. E Sarkozy il principale bersaglio della candidata del nuovo Front National: nuovo perché molto più moderato nei toni, volto al sociale e alla lotta contro il liberalismo e la globalizzazione. 
«I francesi non saranno preda di una sindrome di Stoccolma, che li lega a colui che li ha traditi e presi in ostaggio?», ha chiesto ironicamente la candidata ai 2 mila militanti accorsi nel Nord Pas-de-Calais.
LE URLA CONTRO IL PRESIDENTE: «FUORI». Tutti, su sua richiesta, hanno sollevato un cartellino rosso nei confronti del presidente e urlato come si fa sugli spalti di un campo da calcio: «Fuori, fuori, fuori!».
«Definirsi il candidato del popolo», ha esordito Marine Le Pen nel suo discorso, «vuol dire offendere l'intelligenza del popolo stesso».
Sarkozy è il candidato «delle Borse e delle banche», e Marine Le Pen «l'unica alternativa a un sistema che ci farà fare la fine della Grecia, la stessa che domani toccherà in sorte a Portogallo, Spagna e Italia».

«Sarkò, il candidato del popolo degli Champs Elysées»

Sarkozy l'amico dei banchieri e dei ricchi, Sarkozy sullo yacht del magnate Vincent Bolloré, Sarkozy che festeggia la vittoria del 2007 nel ristorante di lusso Fouquet's: «È il candidato del popolo sì, del popolo degli Champs Elysées», ha scherzato il fondatore e presidente onorario del partito Jean-Marie Le Pen. A 83 anni l'ex sfidante di Chirac è più pimpante che mai, dispensa baci alle giovani militanti, siede in mezzo a microfoni e telecamere, autografa bandiere tricolori e cartellini rossi. 
LA REPLICA DI SARKÒ DA MARSIGLIA. Il presidente Sarkozy conosce i suoi errori, e per questo cerca di smarcarsi. «Non sarò il candidato delle élites», ha detto a Marsiglia il presidente, aprendo al sistema proporzionale per le elezioni legislative (in Francia vige un sistema maggioritario che esclude i partiti medi e piccoli, ndr) e alla riduzione del numero dei parlamentari.
Carla Bruni-Sarkozy, inaspettatamente protagonista della campagna elettorale, ha posato a lungo a fianco del marito, leader di un partito a cui non ha mai dato il suo voto. 
I DUE CANDIDATI DELLA GLOBALIZZAZIONE. Per Marine Le Pen, Sarkozy e Hollande, capi del «partito Umps» (Ump e Partito Socialista, ndr), sono i candidati della globalizzazione. Sono quelli che, parafrasando François Mitterrand, «dicono che al liberalismo corrisponde la pace».
Invece per Le Pen a questo modello economico corrisponde la guerra: «Lo abbiamo visto in Serbia, in Iraq, in Afghanistan. Tutte guerre per il petrolio, con la scusa di esportare la democrazia». Il suo discorso era intriso di alter-mondialismo, socialismo, perfino ecologia.
IN SECONDO PIANO LA STIGMATIZZAZIONE DELL'ISLAM. La stigmatizzazione dell'Islam resta in secondo piano, le soluzioni protezionistiche non vengono menzionate. Marine Le Pen vuole cacciare il demone che da decenni mette in cattiva luce il suo partito: «La pace, per noi, è l'alleanza della nazioni libere. Vogliamo una nuova crescita, il commercio equo, la concorrenza organizzata e equilibrata, per lo sviluppo delle nazioni nel rispetto dell'ecologia reale». 
VIA DALL'EURO-FASCISMO CHE HA PORTATO ALLA ROVINA. Non sono parole che scaldano la folla, ma la confortano, perché la strada porta lontano dall'Europa e più vicino al passato: «Andiamo via dall'euro-fascismo che ci ha portato alla rovina, via da quella città così vicina, Bruxelles, diventata una cittadella finanziaria, al servizio delle minoranze che si arricchiscono», ha promesso.
Quindi i toni si infiammano: «Tiranni, scendete nelle vostre bare! Tremate, perché la nostra rabbia sta per travolgervi». 
IL PATRIOTTISMO E LA CARNE HALAL. Il patriottismo, questa volta, non sfocia nel razzismo. Marine Le Pen parla «a tutti i figli della Francia, anche quelli più recenti». A patto che non tocchino le abitudini dei francesi: «Non è accettabile che tutti i mattatoi dell'Ile de France (la regione di Parigi) producano esclusivamente carne halal! Con tutto le sofferenze che gli animali devono subire».
È a quel punto che il popolo del Front National esplode di gioia: operai, classi medie, famiglie, anziani, soprattutto giovani. Thierry, 22 anni, è passato dai giovani dell'Ump a quelli di Fn un anno fa, stanco delle “aberrazioni” della banlieue parigina: «Promettiamo agli immigrati una vita orribile, priva di alloggi e opportunità di lavoro. È un'ingiustizia. Perché ho lasciato l'Ump? Una volta hanno invitato all'Assemblea Nazionale un'associazione culturale di giovani di origine araba, hanno letto un poema che storpiava la Marsigliese, a quel punto non ci ho visto più. Non si può sputare sulla patria, è il nostro unico punto di riferimento». 
IL CALO NEI SONDAGGI CHE FA PAURA. Marine Le Pen è in calo nei sondaggi, che la vedono passare dal 15% al 10%, a beneficio di  Sarkozy. Le 500 firme di sindaci necessarie a presentare la candidatura ancora non ci sono, ne mancano una novantina. In televisione, la si vede poco: «Sul principale canale, TF1, Sarkozy ha il 43% di tempo di parola, Marine Le Pen solo il 3%», spiega un giovanissimo direttore di campagna, il trentenne Florian Philippot.
Ma le regole del Consiglio dell'audiovisivo la riporteranno sulla scena, perché nelle ultime cinque settimane tutti i candidati avranno diritto allo stesso tempo di parola: «La bipolarizzazione della campagna lascerà spazio al confronto leale».

Domenica, 19 Febbraio 2012


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