Politica
DENTRO IL PALAZZO
Il futuro di Pdl e Pd si decide a Palermo
Deboli nel partito, pressati dai grancoalizionisti su Monti, Alfano e Bersani potrebbero lasciare in caso di sconfitta alle Comunali.
di Tommaso Labate
Il dibattito sull’articolo 18 porta agli scricchiolii.
La tornata di elezioni amministrative – e soprattutto il test di Palermo – potrebbe provocare il terremoto.
Lo stesso terremoto che è destinato a ridefinire Pdl e Pd stabilendo quale dei due partiti crollerà per primo aprendo la strada alle speranze dei grancoalizionisti, che puntano a ripetere l’esperienza del governo Monti anche nella prossima legislatura.
Walter Veltroni, che nelle ultime ventiquattr’ore ha duellato con il bersaniano Stefano Fassina sulle modifiche allo statuto dei lavoratori, l’ha detto chiaramente: «Il problema non è l'articolo18, sul quale ho detto molto meno di quanto detto mille volte da Bersani. Il problema è il giudizio su Monti».
CASINI: «CAMBIARE LA POLITICA CON MONTI». Una tesi, questa, condivisa anche da chi, almeno sulla carta, sta ancora nella maggioranza bersaniana del partito (da Enrico Letta a Marco Follini).
Ancor più esplicito è stato Pier Ferdinando Casini, che tesse la tela grancoalizionista senza nascondersi. «Io lavoro per stabilizzare il quadro politico che si è determinato con il governo Monti. E per stabilizzarlo bisogna prendere atto che la politica è indispensabile. E poiché è indispensabile, bisogna cambiare profondamente la politica», ha ammesso candidamente il leader dell’Udc. Aggiungendo che «se altri ritengono che vada tutto bene così, auguri: vuol dire che sono sicuri di sé».
Ma, ha concluso l’ex presidente della Camera, «io credo che ci sono troppi elementi di scricchiolio a destra e a sinistra per far finta di non vedere».
Casini non li ha citati espressamente. Ma è a due personalità che si riferisce: una è Angelino Alfano, l’altra è Pier Luigi Bersani.
Al leader centrista è perfettamente chiaro che, se il Pdl perde il capoluogo siciliano, per la segreteria di Angelino – già ammaccata dallo scandalo delle tessere false al congresso - sarebbe il canto del cigno.
ALFANO E BERSANI, FUTURO A RISCHIO. D’altronde è stato proprio l’ex Guardasigilli a bussare alla sua porta una settimana fa. Chiedendogli, senza troppi giri di parole, «caro Pier, dammi una mano tu perché in Sicilia per me si sta mettendo molto male».
Rispetto ad Alfano, forse, Bersani rischia meno. Certo, il segretario del Pd ha l’obbligo morale di superare senza intoppi la prova delle primarie (lui sostiene Rita Borsellino). E, soprattutto, è consapevole che sarebbe difficile per i suoi avversari interni mettergli in conto la sconfitta in una città da anni amministrata dal centrodestra.
Ma una cosa è certa: se il centrosinistra non prende Palermo a causa della mancata alleanza col Terzo Polo, l’attuale gruppo dirigente dovrebbe per forza passare attraverso le forche caudine di un congresso anticipato.
In cui Bersani (insieme ai suoi e a Rosi Bindi) si misurerebbe contro il tandem Veltroni-Letta attorno su una domanda semplice semplice: alle elezioni andiamo alleati solo con Idv e Sel (il candidato premier sarebbe scelto con le primarie di coalizione, ma il segretario del Pd partirebbe favorito) oppure col Terzo Polo (in questo caso, super Mario potrebbe essere in campo)? Ed eccolo qua, il terremoto. A cui mancano meno di tre mesi.
Lunedì, 20 Febbraio 2012

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