Politica
TIVÙ
Rai, Garimberti: «Monti cambi la governance»
Alla commissione di Vigilanza: «Ora gestione impossibile».
di Matteo Forlì
Da un cambiamento della governance alla supervisione sulle licenze editoriali degli artisti, nodo messo in luce dal recente caso di Celentano al festival di Sanremo, ma anche la gestione delle sedi estere e del bilancio che, ha assicurato Lei «chiuderà in pareggio, anzi con qualche milione di utile». Ricca di temi l'audizione dei vertici Rai con la commissione di Vigilanza parlamentare arrivata in un momento delicato per il futuro della tivù pubblica sempre più vittima degli influssi della politica e sempre più possibile oggetto delle attenzioni rinnovatrici dell'esecutivo tecnico. All'incontro nel pomeriggio di mercoledì 29 febbraio erano presenti il presidente Paolo Garimberti e il direttore generale Lorenza Lei.
GARIMBERTI: «RAI INGOVERNABILE». Da Garimberti la richiesta di un cambiamento nei meccanismi di gestione della televisione pubblica: «I miei tre anni alla presidenza sono stati intensi e hanno confermato che con questa governance non si va avanti. L'ho detto a Monti, incontrandolo a Palazzo Chigi».
«L'ingovernabilità della Rai è la sintesi di un concetto molto più vasto che voi non potete non prendere in considerazione - ha proseguito Garimberti -. Il punto non è nel numero dei consiglieri, ma sono i poteri di presidente, il consiglio di amministrazione e il direttore generale e il modo in cui interagiscono tra loro». «Nell'incontro con Monti, in cui c'erano Passera e Grilli, ho spiegato che chiedevo di cambiare governance non per me, ma per chi verrà dopo di me che si ritroverà nella stessa condizione. Il fatto stesso che il cda si debba riunire ogni settimana è una profonda anomalia. Tutto ciò che eccede i 2,5 milioni di euro deve passare dal cda ed oggi questa è una cifra ridicola che costringe il dg a preparare carte su carte da portare in consiglio». «Penso che con la governance attuale, non per i criteri di nomina, ma per la configurazione di poteri e contropoteri dei suoi organi dirigenziali, nel day-by-day la Rai sia impossibile da governare».
«SBAGLIATO DARE TOTALE LIBERTÀ EDITORIALE AGLI ARTISITI». «Il contratto di Adriano Celentano a Sanremo - ha proseguito Garimberti - era sotto il tetto dei 2,5 milioni di euro ed il cda è stato informato a trattativa decisamente avviata, se non conclusa. Ora, quel contratto era economicamente non rilevante per il cda, ma da un punto di vista editoriale sì. Tutti gli artisti vogliono totale libertà editoriale, anche Benigni la vuole, ma è profondamente sbagliato. Persino il ribelle Santoro mandava una scaletta del suo programma, anche se poi faceva quello che voleva. Perché Celentano no?». In merito al cda il presidente ha anche confermato di aver chiesto se l'intervista del direttore ad interim di Rai Vaticano e responsabile delle Relazioni istituzionali, Marco Simeon, al Fatto Quotidiano, «fosse stata autorizzata e se sia compatibile con il ruolo di Simeon. Il dg - ha aggiunto - farà le sue valutazioni».
LEI: «SERMONE DI CELENTANO INOPPORTUNO, ASCOLTI OK». La Lei si è invece soffermata sul caso Sanremo dove gli introiti pubblicitari hanno superato quelli della scorsa edizione per circa 700 mila euro, circa il 7% in più: «C'è una distinzione però tra il valore pubblicitario e quello di servizio pubblico - ha proseguito -. Da un lato c'è il sermone di Celentano inutile e inopportuno, dall'altro ascolti ottimi che hanno portati introiti pubblicitari». «Celentano è stato il primo artista ad accettare l'inserimento della clausola sul codice etico - ha aggiunto la Lei -. Se è stato attivato il Comitato è perché il dg, Mauro Mazza (direttore Rai1, ndr) e Valerio Fiorespino (direttore Risorse tv, ndr) hanno ritenuto che ci siano elementi per farlo.
Mercoledì, 29 Febbraio 2012

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